Vela e Trekking in Sardegna, 26/09 – 02/10 2012. Una vera settimana multipassione in policromia

13/10/2012

Corso sperimentale

BLU – VERDE – ROSA – BIANCO:
Ascesa a Punta Cannone – Tavolara


Quattro colori dominanti hanno caratterizzato la settimana trascorsa da un gruppo di levantini al corso sperimentale di vela + escursionismo terrestre: il blu del mare, il verde della macchia e dei boschi, il rosa dei graniti e il bianco del calcare di Tavolara. L’aggiunta di un’esplosione di fioriture dovute alle piogge di fine estate ha reso il quadro sempre più somigliante a una tavolozza impressionista.
Il suggestivo mix di colori di questa stagione ha accompagnato il mix intenso di attività che il gruppo ha realizzato: non solo navigazione ed escursionismo, ma anche cultura, approfondimenti naturalistici e di storia locale e, ovviamente, enogastronomia con porcettu e cannonau, zuppa gallurese, pesce…

Uscite vela su Stark – equipaggio


La novità: il trekking
Andiamo con ordine: il programma prevedeva un’alternanza di uscite in barca, sugli Stark, e di escursioni a piedi, alcune impegnative con l’assistenza di una guida, altre più facili e turistiche senza guida. Ne è uscito un “corso” vario, molto apprezzato dai partecipanti, di grande interesse e fascino grazie anche alla presenza di Massimo Putzu, la nostra guida, grande conoscitore del territorio, della cultura e della storia sarda, naturalista e guida escursionistica professionale (http://www.tramontanaescursioni.ea29.com/ ).
Qui voglio parlare soprattutto della parte escursionistica del corso, la vera novità tra le nostre proposte sportive; le uscite su Stark, di esplorazione dell’arcipelago, hanno fatto da contrappunto, per completare anche l’angolo di visuale, all’esplorazione via terra dei dintorni; le uscite, assai gradite, sono state condotte con didattica da iniziazione visto che alcuni partecipanti erano alla prima esperienza nautica.

S. Pantaleo e le torri granitiche
La prima escursione è stata alle Torri granitiche di San Pantaleo, a circa 25 km dalla base. San Pantaleo è un piccolo borgo autentico, contornato da un massiccio granitico, con altezza massima di 800 mt. che lo separa dalla Costa Smeralda e dal golfo di Canniggione.

S. Pantaleo – Torri Granitiche


Questa separazione anche fisica dalla costa più famosa della Sardegna l’ha preservato praticamente intatto, senza gli eccessi edilizi delle località vicine, mantenendo un fascino antico e rurale. Quella mattina sulla piazza della chiesa si svolgeva il mercato settimanale, in un tripudio di colori e profumi di Sardegna. Appena fuori dal paese inizia il sentiero che conduce ai torrioni granitici: il programma prevedeva il giro alla base delle torri, con un percorso facile e senza grandi dislivelli di circa 5 ore; buona parte del sentiero si sviluppa sotto boschi e macchie di leccio, ginepro, erica arborea, olivastro.

S. Pantaleo – Torri Granitiche


Bello! Molto bello, però … Poco a poco le guglie granitiche che intravediamo sopra di noi tra le fronde esercitano un’irresistibile attrazione: “Non si può salire in cima e vedere il panorama dall’alto?” (Costa Smeralda da un lato, piana di Arzachena dall’altro). Massimo non se lo fa ripetere, ruota di 90° e comincia a inerpicarsi in un vallone detritico incuneato tra costoni e pareti a picco; tira fuori dallo zaino delle cesoie e, dove serve, si apre il varco tra rovi e cespugli. Man mano che si sale il percorso diventa un po’ più alpinistico, non difficile in realtà, con alcuni passaggi un po’ esposti che superiamo brillantemente (con qualche aiutino di Massimo). Siamo circondati da un paesaggio aspro, lunare: enormi rocce levigate dal vento strapiombano verso il bosco ormai lontano; in alto le creste erose dal salmastro sono disegnate di fantastici merletti, con figure che accendono la fantasia. Una è la testa di una cane, l’altra sembra un vecchio con la barba, quella è il rostro dell’aquila!
In circa un’ora e mezza di salita arriviamo alla cresta (a circa 700 mt di altezza) e vediamo dall’alto la Costa Smeralda e le isole di Mortorio: peccato solo il cielo velato e la visibilità non ottima. La discesa sull’altro versante segue un sentiero ben tracciato che progressivamente rientra nella macchia dove, all’ombra di un boschetto di lecci, facciamo una meritata merenda.

S. Pantaleo – Torri Granitiche


La variante alla cresta ha caratterizzato l’escursione come EE (escursionista esperto) e ha ovviamente allungato il percorso previsto: in tutto 7 ore.

S. Pantaleo – Torri Granitiche


Note a margine: abbiamo raccolto circa 2 kg di porcini reali, finiti in uno splendido risotto alla sera; di questi uno era veramente da esposizione: più di sette etti e sanissimo. (porcini in Sardegna??!??). Inaspettato incontro con tre testuggini marginate, una assai vecchia e di ragguardevoli dimensioni (50 cm. di carapace) e con due splendidi e isolati esemplari arborei: un maestoso Ginepro, probabilmente vecchio anche di 1.000 anni e un Leccio di almeno 5 secoli. Vetuste presenze sfuggite quasi miracolosamente al disboscamento intensivo operato nei due secoli scorsi, quando la Sardegna forniva traversine e carbone vegetale per lo sviluppo ferroviario del Regno di Sardegna (Piemonte) prima e del Regno d’Italia poi: storie di ordinario sfruttamento coloniale che ci racconteremo un’altra volta.

Un po’ di vela per godersi il mare di Sardegna

Capo Ceraso e il Parco fluviale di Padrongianus
Il tempo incerto e un po’ piovoso dei giorni successivi ci ha fatto rinviare l’escursione a Tavolara, permettendoci però di fare passeggiate meno impegnative nei pressi della base; alcune già praticate quest’estate quali la salita all’osservatorio antincendio sul monte Maladrummì (fantastico panorama sul golfo di Olbia e su quello di Porto Istana) o il giro delle spiagge delle Tre Sorelle, del Dottore, di Porto Legnaiolo, con splendidi bagni in acque smeraldine, o il giro della baia di Porto Istana fino alla costa Corallina.

Capo Ceraso e Parco fluviale di Padrongianus


E altri di nuovi: Capo Ceraso, lungo la costa nord del promontorio fino alla torretta militare sulla punta che fronteggia il profilo tozzo di Tavolara, con vista a 180° da Capo Figari a Punta Coda Cavallo; ma anche il parco fluviale del Padrongianus, il fiume che sfocia alle Saline nel lato sud del golfo di Olbia, con salita alla collinetta che separa la valle dalla piana dell’aeroporto sulla quale si trovano i resti di un nuraghe.

Parco fluviale di Padrongianus – resti Nuraghe


Per scoprire che nel 1.500 a.C. esisteva un sistema di torri nuragiche lungo la costa, poste a difesa, ma anche indispensabili per la navigazione e per l’entrata nei porti attraverso precisi allineamenti dati dai fuochi accesi sui tetti. (Ma come? Non si diceva che gli antichi popoli sardi non erano navigatori? Altro luogo comune, ci spiegherà poi Massimo, sfatato dalle più recenti ricerche archeologiche).

Parco fluviale di Padrongianus – Torretta di Capo Ceraso


Sardegna – vela e trekking – Spiaggia raggiungibile con breve escursione dalla Base Levante


Tavolara
E finalmente, l’ultimo giorno, l’escursione più attesa: ascesa a Punta Cannone, cima più alta di Tavolara, 564 mt. Sull’isola arriviamo con il capiente gommone di Axinella, condotto da Gian Mario che ci apre il bungalow dell’info point per attrezzarci (imbrago, moschettoni, caschetto) e lasciare il bagaglio superfluo.

Vela e trekking in Sardegna – Spiaggia raggiungibile dalla Base Levante con breve escursione


La salita è classificata EEA (escursionista esperto attrezzato), perchè l’ultimo tratto è su roccia esposta attrezzata con corda fissa, mentre la discesa si fa con una calata in corda doppia. Sull’isola però ci sono anche percorsi turistici per chi non se la sente di arrivare alla cima: il giro di Spalmatore di terra e la passeggiata fino a Punta la Mandria.

Passeggiata verso Punta Mandria


Il percorso inizia proprio da qui: un facile sentiero, quasi una stradina che sale lungo la costa sud ovest, dove si trovano i resti dei forni di produzione della calce, attività fiorente fino alla metà del secolo scorso.
Poi il percorso procede in massima pendenza lungo ripidi ghiaioni di roccia bianca, quasi abbacinante nel sole, e sfasciumi calcarei che ci fanno capire l’origine geologica dell’isola: una piattaforma di sedimento calcareo su un basamento più antico di granito.

Ascesa a Punta Cannone – Tavolara


La salita, pur faticosa, è accompagnata dalla continua vista del mare, che pare appena sotto di noi, quasi a portata di tuffo; il paesaggio è grandioso: si vede al di là di Punta Coda Cavallo fino a San Teodoro e la spiaggia della Cinta;

Ascesa a Punta Cannone – Tavolara


le isole dell’arcipelago risaltano nettamente sullo sfondo blu cobalto del mare, pare di toccarle; e più in là Porto Istana e Capo Ceraso. Si arriva dopo un passaggio in roccia a una cengia erbosa da cui parte il tratto finale alpinistico.

Ascesa a Punta Cannone – Tavolara


Alcuni si fermano, gli altri affrontano l’ultima fatica assicurandosi con corda e moschettoni e arrivano alla cima,

Tratto alpinistico – Ascesa a Punta Cannone


dove viene sventolata la bandiera CNL!
Eolo però ci gioca lo scherzo: il tempo, variabile per tutta la salita, alternando sprazzi di sole terso e luminoso a veloci passaggi nuvolosi, si mette al brutto e un violento acquazzone sorprende i nostri prodi bagnandoli completamente e complicando non poco la discesa.
Ci si asciugherà all’arrivo, al ristorante di Tonino mangiando panini davanti a un caffè bollente. Complessivamente cinque ore di escursione.
Note a margine: abbiamo incrociato storie (non tanto antiche) di tremenda fatica sul lavoro nei forni di calce, quando cavatori di pietra e boscaioli portavano le pietre estratte dalle rocce e il legname da combustione ai forni posti lungo la costa; e il trasporto poi, talvolta su improbabili barche a remi, della calce viva o delle stesse pietre verso il porto di Olbia (10 miglia) con la paura che montasse il maestrale a mandare tutti indietro o a fondo.
Da approfondire: la complessa struttura geologica dell’isola, in pratica una montagna dolomitica appoggiata su una piattaforma di granito quasi tutto sommerso tranne per alcuni costa nord: unica formazione calcarea di rilievo di tutta la Gallura; la flora, rigogliosa e fiorita dopo le recenti piogge; l’incontro con l’animale più noto dell’isola, la capra dai denti d’oro (colorazione dovuta alle particolari erbe che costituiscono la sua dieta) e il desiderio di vedere l’aquila, che ha dei nidi sulle cime e ogni tanto viene avvistata. E poi, la dolcezza, in contrasto con l’asprezza verticale della montagna subito incombente, dello Spalmatore, lingua di terra e sabbia che si allunga nel mare e vi si perde. Qui tenaci specie alofile difendono la duna dal vento e dal mare, qui in un minuscolo cimitero quasi a livello del mare riposano i re di Tavolara. Già, abbiamo anche conosciuto Tonino Bertoleoni, l’ultimo re di Tavolara. (perchè non lo sapevate che Tavolara era un regno? Il più piccolo del mondo, dicono).

Su Punta Cannone sventolano le vele Levante

Work in progress
L’esperienza è stata assai positiva e andrà sicuramente riproposta; molte altre sono le mete non molto distanti dalla base da scoprire: il Monte Nieddu, alle spalle di san Teodoro o Capo Figari con la casa di Guglielmo Marconi che da qui sperimentava le prime trasmissioni radio con il continente; e perchè no? Tiscali alla scoperta del villaggio nuragico completamente racchiusa all’interno di una gigantesca dolina carsica.
Senza dimenticare il mare e la vela: perchè da qui partiamo, dallo spirito di avventura e dalla curiosità verso il mondo che sono propri dei marinai; approdati su coste sconosciute a esplorare terre nuove.

(Tiz)

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Barca e figli: a Porto Istana si può!

29/06/2012

IN BARCA IN FAMIGLIA A PORTO ISTANA
Quattro domande a istruttori Levante con figli

Anna Torre:
1 figlia (7 anni)
istruttore dal 2008
inquadrato fino al 2010

Gian Marco De Maria:
2 figli (8 e 6 anni)
istruttore dal 1988
inquadrato fino al 2000

Marco Sciannimanico:
2 figli (5 e 3 anni)
istruttore dal 1996
inquadrato fino al 2007

Alessia Salerno:
due figli (7 e 5 anni)
istruttrice dal 1993
inquadrato fino al 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le domande

1)  Cosa pensi dell’idea dei Levante di invitarti a inquadrare in un corso, portando in base tuo figlio? 

2)  Ci sarà un tuo figlio iscritto a un corso, durante la tua permanenza? Non corre il rischio di un trattamento diverso dagli altri bambini che vengono senza genitori?

3) Se vieni senza iscrivere tuo figlio a un corso, sarà accompagnato da qualcuno che rimane a terra? Ci saranno problemi di “integrazione” con gli altri in base?

4)  Cosa ti aspetti da questa esperienza? Prevedi difficoltà organizzative o logistiche?

Sono istruttori Levante con famiglia e figli. In buona parte per questo nelle ultime stagioni hanno rallentato la loro presenza in base.
A tutti l’idea di tornare e di portare con sé i figli è piaciuta.
«Inquadrare in un corso mentre mio figlio ne frequenta un altro, dice Marco, dà la possibilità ad entrambi di fare qualcosa di interessante e di creare un filo conduttore tra due percorsi separati» e Anna, entusiasta dell’idea, fa subito un passo più in là: «A me piacerebbe proporla addirittura a mamme-non-istruttrici con figli: molte mamme portano i figli in vacanza senza il papà. Poterlo fare a Porto Istana sarebbe bello: mamma, bimbo 5 anni, bimbo 8 anni. Quello di 8 anni è iscritto a un corso. La mamma sta con il piccolo». Anche ad Alessia piace molto la proposta: «Tra l’altro il mio caso è particolare, perché viene l’intera famiglia. Anche Stefano, padre dei miei figli è istruttore: potremo inquadrare alternativamente tutti e due ed uno starà con il figlio più piccolo (gli mancano 2 anni all’età canonica). Mi piace inquadrare, cosa a cui tengo molto, e mi piace la possibilità di coinvolgere i miei figli in una realtà che spero sentiranno presto loro».
Gian Marco si spinge oltre, proponendo un’interpretazione di taglio… freudiano: «La risposta si porta dentro un pezzo della nostra vecchia vita. Credo che per molti di noi, dai tempi di San Clemente, i Levante abbiano significato, senza troppe metafore e lacrimucce, sia un porto che un mare in tempesta; anzi a volte, come direbbe uno dei vecchi istruttori, è stato anche centro di smistamento per casi umani». Ahi! Allora siamo alla nostalgia e alla giovinezza perduta? «Non credo e comunque vedremo: Porto Istana è un posto sconosciuto anche per me, da esplorare. Anche se, tra me e i miei figli, i veri esploratori adesso sono loro. Io, tutt’al più, posso essere solo quello che scrive un timido e minuto diario di bordo».
Anna non verrà: «Non voglio forzare mia figlia. In più mio marito non partecipa: non lo trascinerò mai nelle nostre vacanze famigliari in base. Quindi mi troverei nella situazione di “single” con figlia. Avevo anche pensato di portarmi amici in campeggio cui affidare la bimba (a Porto Pozzo l’ho fatto quando lei aveva 4 anni, per il corso di formazione istruttori: ma sinceramente il mare di Porto Pozzo non è una meraviglia). Porto Istana è invece tutta un’altra cosa! Ecco perché è importante prevedere una sorta di “ospiti” magari con tenda: allargherebbe il passa parola».
Anche Marco ritiene prematuro venire, e attende che siano più grandi: «Cercherei di spingere i miei figli a frequentare un corso e a vivere attivamente la base». Non lo spaventano problemi di integrazione, sebbene riconosca che «il rischio esiste, ma sta al genitore rendersene conto ed evitarlo: quando vedo i miei piccoli relazionarsi e giocare con i loro coetanei faccio volentieri un passo indietro. Conosco la professionalità degli istruttori Levante e il passo indietro non mi costerebbe: pur avendo insegnato ai Levante per oltre un decennio, cercherei di interferire il meno possibile con le esperienze dei miei figli».
Verrà invece Gian Marco e suo figlio frequenterà un corso Junior, come la figlia di Alessia. Entrambi non temono che la loro presenza in base costituirà un problema. «Stefano e io teniamo che Caterina impari e segua le regole che le verranno insegnate a prescindere dalla nostra presenza» dice Alessia«Avrà nuovi riferimenti, l’istruttore, il cambusiere, i compagni. E mi piace che ci veda come parte attiva di quel mondo, che sappia che ne condividiamo le regole». «D’altra parte»aggiunge Gian Marco «i figli passano molto tempo senza di noi, penso quindi che possa essere importante che si impari reciprocamente ad osservarsi quando si condivide una stessa esperienza. Mi sembra, tutt’al più, che questo “sguardo di ritorno” possa fare più paura ai genitori».
Anche Gian Marco verrà con la famiglia e il figlio più piccolo sarà affidato alla moglie che, dice, è una mamma molto disponibile, e «…spero innanzitutto che l’esperienza giovi a me! I figli sono ancora piccoli, mi auguro soprattutto che si divertano, non posso e non voglio aspettarmi subito grandi risposte».
Per Alessia «la base è molto bella e la situazione piena di stimoli interessanti. Il figlio che starà con il genitore che non inquadra imparerà i ritmi della base, a rispettare spazi e funzioni di corsi e corsisti e troverà altre cose che lo distraggano: il prato è pieno di insetti! E potremo comunque alimentare la sua curiosità verso la barca con qualche “assaggino”. Mi aspetto che ci si diverta tutti. Si tratterà di organizzarsi un po’ e di prendere le misure. Il rispetto di persone, ruoli e situazioni renderà le cose più facili. E per la Cate, mia figlia che fa il corso, sarò felice se non mi dirà che dall’anno prossimo preferisce giocare a tennis».
Una punta di nostalgia continua a non mancare in Gian Marco, che conclude: «Le difficoltà logistiche saranno inevitabili, con lo spostamento di sede; mi fa tuttavia molto piacere tornare proprio quest’anno perché nel corso del tempo sono sempre stato presente ai cambi di base. E poi nei traslochi si trova sempre qualcosa di cui non ci si ricordava più».


La scuola media Goltieri di Asti inaugura la nuova base: i commenti del Capocorso e del Preside

11/06/2012

Ci siamo: la base di Porto Istana è ufficialmente aperta.
Non c’è stata la cerimonia del taglio inaugurale del nastro, non c’era né banda né fanfara, mancava anche il nostro presidente (peraltro rimasto lì fino al giorno prima ad aiutare affinchè tutto fosse pronto), ma c’erano le persone davvero più importanti: gli allievi della scuola media di Goltieri, con professori e preside in testa. Sono stati loro a inaugurare in un colpo solo la base e la stagione dei corsi di vela.

Stark con allievi Goltieri e Simone Maffi, istruttore Levante


Il Capo corso Roberto Ruggerici ha inviato il seguente commento.
«Sono orgoglioso che il caso abbia fatto sì che sia stato io ad essere il primo capo-corso della nuova base. Cosa posso dire? Bellissima settimana sugli Stark con i simpaticissimi allievi della scuola Goltieri di Asti. Tutto è andato bene, nemmeno un graffio e tutti, istruttori compresi ovviamente, ci siamo divertiti. Ottimo quello che sarà il perimetro di navigazione per derive e kat. Quanto ai cabinati c’è ancora molto da scoprire, un paio di spiaggette paradisiache per fare il bagno ci sono e noi le abbiamo già “battezzate” , ora sono lì che vi aspettano, invito chi mi legge, allievi ed istruttori, ad andarci. Ne vale proprio la pena !
Ventitrè anni di militanza levantina non sono poca cosa! Di gente ne ho vista passare non so quanta; di basi ne ho viste succedersi tre (Torre Guaceto, Porto Pozzo e da ultimo Porto Istana).
La nuova base mi ha colpito per le tante analogie che presenta con Torre Guaceto – la prima base – in un contesto paesaggistico che ricorda molto, in meglio, la seconda, Porto Pozzo.
Porto Istana risulta pertanto essere l’ideale fusione tra un contesto di terra ed un ambiente marino che hanno come comune denominatore l’incontaminazione.
La base è decisamente bella, i lavori, ben eseguiti con soluzioni tecniche eco-sostenibili, lasciano intendere che questo luogo, ricco di potenzialità, non sarà solo un passaggio, ma potrà rappresentare addirittura una svolta, se saremo capaci di gestirlo nel migliore dei modi. I presupposti mi pare ci siano tutti».

I ragazzi della scuola hanno tenuto un simpatico BLOG  che fa un ampio resoconto della loro settimana azzurra.

Di particolare interesse una dichiarazione del preside, prof. Alberto Bianchino, pubblicata dai ragazzi. Il preside, oltre a essere persona autorevole per il ruolo che ricopre, è uomo di specifica competenza, in quanto laureato in Scienze forestali. E’ per questi due aspetti che ci sembra interessante riportare la sua dichiarazione, che si sofferma in particolare sul raffronto Porto Pozzo-Porto Istana.

Spiaggetta a Porto Istana, la natura incontaminata

«Porto Pozzo era molto interessante dal punto di vista paesaggistico, collocato tra zone paludose e peschiere con all’orizzonte la spiaggia di Liscia raggiungibile con un’escursione di mezza giornata a piedi. Il posto era sicuramente affascinante, ma Porto Istana offre di più: la chiusura dell’orizzonte marino dato dalla Tavolara e dall’isola piana, la punta di Capo Ceraso con una vegetazione selvaggia, ricca e profumata dal vento.
La base con le varie costruzioni in muratura annegate nel verde che sarà sempre più curato e fiorito, la terrazza della biblioteca, la possibilità di salire con pochi passi in cima alla collina e poi scendere costeggiando il monte Maladroni fino alla spiaggia selvaggia di porto Legnarolo, venti minuti dalla base a piedi, aggiungono fascino alla nuova collocazione.
Il perimetro di navigazione, più completo di Porto Pozzo, permetterà alla base e ai Levante di continuare a crescere.
Suggerisco la costruzione di un itinerario botanico all’interno della base, con il supporto di studenti e l’aiuto di internet per una fruizione e conoscenza anche da parte degli adulti, vista la ricchezza e la tipicità della vegetazione.
I ragazzihanno apprezzato le spiagge, il campo da calcetto, la tipologia dei natanti e l’insegnamento ricevuto dagli istruttori, oltre alla cucina e alla sistemazione nelle camerate riparate da eventuali intemperie – il tutto in un contesto assolutamente ecosostenibile – e già al ritorno sul traghetto hanno manifestato il desiderio di rinnovare l’esperienza al più presto!»

A commento del suggerimento possiamo solo dire… già fatto: nel senso che sono già previsti interventi di esperti educatori ambientali durante i corsi Junior e settimane di vela e scoperta dell’ambiente naturale anche per adulti, nel prossimo autunno.


AREA MARINA PROTETTA di TAVOLARA, luogo di conservazione della biodiversità: dove navigare significa rispetto per l’ambiente a 360°

31/05/2012

Ci sono cose che magari sappiamo, o intuiamo, perché in fondo non sono appannaggio di grandi scienziati, ma che nella quotidianità tendiamo a relegare nel dimenticatoio.

Posidonia

Per esempio, bisogna andare a pescare nella memoria di qualche servizio naturalistico in tv per ricordarci che la posidonia non è un’alga (vedi foto), che le sue praterie producono salutare ossigeno (qualcuno ricorderà quando nell’Adriatico pompavano aria ossigenata per bonificare dalla mucillagine), che proteggono le coste da fenomeni di erosione e danno rifugio e nutrimento a circa mille specie animali…
Se andate a Porto Istana, tutto questo e molto altro lo riscoprite grazie agli agili pieghevoli dell’ente gestore dell’Area Marina Protetta (AMP) Tavolara e Capo Coda Cavallo.
La base dei Levante è dentro l’AMP, nella zona C  (vedi foto) che, delle tre: A, B e C, è la più vasta e con restrizioni meno rigide. Tuttavia con la posidonia farete i conti, perché la salvaguardia di queste praterie è uno dei punti fissi di tutta l’area. Sulle praterie è richiesto di non ancorare, per non correre il rischio di danneggiare l’intreccio delle loro radici. Che poi un marinaio ben sappia come anche la miglior àncora sulle posidonie non tenga, è cosa nostra, che ci diciamo tra noi… Come ci diciamo che sulla roccia è tanto peggio, perché lì corriamo il rischio addirittura di perderla. Non ci diciamo, invece, ma è un nostro limite e a Istana dovremo superarlo, che anche la roccia è un elemento prezioso da salvaguardare, perché ricettacolo di una microfauna (coralli, madrepore, ecc) che garantisce l’equilibrio della biodiversità.

cartina Area Marina Protetta di Tavolara

Se metteremo bene a fuoco, facendo snorkeling, la vedremo, questa ricchissima e inaspettata vita: a due bracciate dalla riva e ancora meglio nella fascia di mare in zona B che si estende verso est a partire da poco più in là di dove siamo noi. E tutto questo ci fa comprendere perché l’acqua di quella zona e di quelle baiette sia così trasparente e dai riflessi incantati…
Per chi è abituato a usare il litorale in maniera consumistica o, peggio, a sfruttarlo con insensati insediamenti residenziali, le “regole” di un’area marina protetta sono vincoli da combattere. Per noi, invece, sono la garanzia di una vacanza unica, di un luogo da godere nella sua bellezza naturale e non contaminata. E’ per questo che i Levante abbracciano queste regole e anzi, si impegnano a collaborare con l’Ente gestore per diffonderle. Dice l’Ente: ” Gli importanti valori naturalistici, arricchiti da un paesaggio spettacolare rendono questa area di rilevanza internazionale per la conservazione e per questo sono necessarie azioni di tutela guidate da una nuova filosofia che affianca alla cura e alla difesa del territorio, l’idea di una fruizione sostenibile nel lungo periodo. In quest’ottica il Consorzio di Gestione ha previsto, contestualmente alle attività di monitoraggio e ricerca scientifica, azioni con importanti risvolti di comunicazione ed educazione rivolti ai potenziali fruitori. L’ A.M.P. si propone come un interlocutore privilegiato sia della comunità locale sia per i numerosi visitatori, nella consapevolezza che solo se la responsabilità condivisa e la costruzione di scenari di gestione e tutela del territorio veramente partecipati, potranno avere una ricaduta duratura”.
Ci sono altri esempi di come questa tutela si applica in una vita di comunità: il primo, e ne abbiamo già parlato in un precedente articolo, è la raccolta differenziata dei rifiuti, come azione terminale di un nuovo approccio al problema: prima di raccogliere, bisogna ridurre la produzione. Ed ecco che nella nostra base l’uso dei contenitori di plastica e il consumo incontrollato dell’acqua saranno ridotti al minimo indispensabile. La filosofia dell’ AMP si sposa perfettamente con lo stile di vita di un marinaio: in barca non ci sono docce da fare tutto il tempo e tanto meno inceneritori… Ci si lava con l’acqua di mare e con il sapone biodegradabile adatto e si cura che i rifiuti siano contenuti. Da sempre consideriamo che la base CNL è il primo allenamento per affrontare la vita in mare, in sostanza una grande barca.
Ed ecco altre azioni, sempre in sé minimali, ma di grande significato. Le dune, per esempio. Le radici delle piante della duna, anche le più piccole, sono molto lunghe e servono a trattenere la sabbia: calpestarle o peggio sradicarle vuol dire contribuire al loro disfacimento. Oppure i mozziconi di sigaretta, che “nascosti” sotto la sabbia, al momento non si vedono, ma hanno bisogno di numerosi anni per degradarsi (per non parlare dei sacchi di plastica e di tutti i prodotti di derivazione petrolifera). Per non parlare delle aree di terra ferma, dove nidifica una fauna unica e indifesa: avvicinarsi alle zone di riproduzione delle specie animali costituisce un grave motivo di disturbo e dobbiamo evitare di farlo.
La mancanza di attenzione a questi gesti quotidiani, moltiplicata per tutti i singoli utenti del litorale, danneggia irreparabilmente le caratteristiche naturali per le quali noi apprezziamo il sito, modifica o inquina un habitat in cui l’obbiettivo della conservazione della biodiversità è lo scopo primario. Impoverisce quella ricchezza naturale proprio per la quale noi oggi diciamo che navighiamo in un…”paradiso”.

E, tanto per passare dalle parole ai fatti, quest’anno l’AMP collaborerà con noi in INTERVENTI FORMATIVI SULLO STAFF che segue i Junior, oltre a proporci interventi diretti sia con i ragazzi che con gli adulti. Non solo: a cominciare da settembre sarà possibile sperimentare corsi di vela integrati da attività legate alla scoperta e conoscenza naturalistica del sito (snorkeling, diving, trekking), in collaborazione con l’AMP e altri operatori da essa accreditati.


Porto Ístana, verso una BASE A IMPATTO ZERO

25/05/2012

La bellezza naturale della nuova Base del Centro Nautico di Levante, a Porto Ístana, esige che la nostra presenza a terra abbia il minor impatto possibile.
La Base, intesa come insieme degli edifici e delle aree scoperte di nostra diretta pertinenza, si trova all’interno di un più vasto compendio recintato e non abitato che, un tempo organizzato a vialetti, giardini e spazi verdi con una decisa azione antropica, si va ora rapidamente rinaturalizzando. Esso sta quindi riacquistando le caratteristiche di wildness che troviamo proprio oltre i confini della recinzione.
Il nostro “compendio” infatti è l’ultimo insediamento umano prima del promontorio che termina con Capo Ceraso, di fronte a Tavolara e che è caratterizzato dalla presenza di aree a uliveto o, nella maggior parte, di macchia mediterranea, una zona con poche strade bianche, pochissime case e coste intatte talvolta inaccessibili. Il tutto è compreso nell’ Area Marina Protetta di Tavolara e Punta Coda Cavallo, il ché ci conferma una volta di più quanto quest’area sia pregiata e da salvaguardare.

Per i Levante il rispetto e la salvaguardia dell’ambiente costituiscono parte integrante delle proposte didattiche, oltre a essere connaturate al nostro stile di vita e al nostro modo di fare scuola di vela e di mare.
A Venezia abbiamo imparato che l’equilibrio della laguna è così delicato e spesso riservato a occhi esperti, che solo con la velocità del remo o una barca a fondo piatto è possibile coglierlo e salvaguardarlo.
A Torre Guaceto abbiamo imparato che l’acqua è un bene prezioso (proprio come in barca…) e che va tenuta sotto controllo la produzione dei rifiuti e il loro smaltimento.
A Porto Pozzo abbiamo imparato, a nostre spese, pur non essendo noi responsabili, che un territorio già dichiarato a rischio ambientale (inondazioni, smottamenti e mancato deflusso delle acque) non può essere abbandonato all’incuria e all’assenza di opere specifiche di bonifica, pena il rischio delle tragedie che tutti abbiamo vissuto e condiviso con la Liguria, la Calabria, il Piemonte.

Per noi, quindi, è del tutto “normale” guardare al “compendio” e alla penisola in cui esso è inserito come a un oggetto da vivere e tenere in vita, ma non da consumare e mettere a rischio con una presenza irresponsabile.
Come è del tutto “normale” lavorare per portare l’impatto della nostra presenza il più vicino possibile allo zero.
Ecco allora il lancio dello slogan “Base a impatto zero”, con l’intento di indicare la tendenza verso cui ci stiamo dirigendo e le pratiche ecologiche che metteremo in atto:

  • un contenimento e risparmio nell’uso dell’acqua e delle fonti energetiche non rinnovabili
  • la fornitura di acqua calda attraverso pannelli solari
  • l’utilizzo di saponi e detersivi interamente biodegradabili (probabilmente già da quest’anno anche i saponi personali saranno forniti in base)
  • minor produzione di rifiuti: eliminazione pressochè totale di piatti, stoviglie, bottiglie e contenitori di plastica
  • il riciclo dei rifiuti biodegradabili attraverso sistemi di compostaggio
  • la delimitazione e il segnalamento e il controllo di “aree smoking” attrezzate



Queste pratiche ecologiche si affiancano al nostro tradizionale impegno per la protezione della duna e della spiaggia, per l’utilizzo dei camminamenti esistenti a salvaguardia della macchia mediterranea e al divieto assoluto di accendere fuochi e di fumare al di fuori delle “aree smoking”.
Se le guardiamo singolarmente, sono pratiche non particolarmente impegnative e in larga misura entrate nell’uso quotidiano del vivere civile. Applicarle tutte insieme, in un contesto di comunità, è oggettivamente più difficile: sarà un lavoro di auto-educazione a cui sono chiamati tutti i partecipanti, dagli istruttori agli allievi.

Grazie a questo lavoro arriveremo davvero a una base a impatto ambientale zero.


Solo donne a fare la CAMBUSIERA?

10/05/2012

Ritorna un ruolo storico importantissimo nella vita dei corsi

La cambusiera, un ruolo unicamente femminile ai Levante? Ma come… Istruttori maschi e cambusiere femmine: da noi si fanno ancora distinzioni di genere? Che delusione!

No, non è una scelta voluta, tant’è che ci sono cambusieri maschi, anche se per ora in minoranza.
E’ un’eredità che ci viene dai Glénans e che noi abbiamo travasato praticamente pari-pari.

L’idea è che ci sia una persona, già pratica del funzionamento della base (quindi con una minima “anzianità” di corso) che gestisca la cambusa e coordini la comandata.>

Per dire, in Francia la chiamano maitresse de maison (intraducibile: capo-casa?), ma anche, dopo il femminismo, maître de logis , tanto per mettere i generi alla pari. Noi ne abbiamo arricchito la funzione, dato che il compito più importante è di gestire, oltre a “quel che c’è”, soprattutto “quel che ci deve essere” nella cambusa. Di fatto, poiché anche qui si tratta di un lavoro volontario, si sono rese disponibili più donne che uomini, forse perché queste hanno una maggiore competenza personale specifica.
Fare il cambusiere non è facile e non ci si improvvisa, per questo il Centro Nautico di Levante richiede che venga seguito un breve corso di formazione e prevede in cambio del servizio che per circa mezza giornata si possa continuare a navigare.

in sintesi, chi è il CAMBUSIERE LEVANTE?

  • conosce il nostro stile di vita (ha una minima “anzianità” di corso)
  • gestisce la cambusa, coordina e controlla la comandata, collabora con lo staff.
  • è inquadrato come “istruttore a terra”, matura bonus e rimborsi
  • è occupato per circa mezza giornata, e per il resto può continuare ad andare in barca.

Il ruolo costituisce un’importante interfaccia tra gli istruttori e lo staff della base, in particolare il cuoco e il cambusiere centrale (che da noi viene da sempre appellato supercambusiere) ed è inquadrato come “istruttore a terra”, tant’è che partecipa alle riunioni organizzative con gli istruttori del corso e contribuisce alla valutazione finale degli allievi, fornendo utili elementi sull’attitudine di ciascuno alla vita in collettività e alla disponibilità al servizio.
Se ragioniamo con il metro tanto in voga oggi della “visibilità”, beh, il cambusiere, maschio o femmina che sia, fa piuttosto un lavoro dietro le quinte, meno appariscente e quindi, se volete, meno immediatamente gratificante.
Ma l’esperienza di moltissime persone passate per anni da questo ruolo è stata importante sia per la loro crescita personale che come primo gradino del percorso formativo che le ha portate a diventare istruttori.
A Porto Istana i Levante ancora una volta si rinnovano (…pur nel solco della tradizione, come usa e abusa dire altrove). La vita a terra sarà molto più convergente sulla base, non disporremo del bar del campeggio, né della “balera”, avremo un modo più attento di produrre e smaltire rifiuti, l’acqua dolce dovrà essere usata con parsimonia.

Tutti elementi che troveranno un punto d’incrocio nel cambusiere che tornerà ad essere, quindi, uno snodo centrale nella loro gestione.


A Porto Istana UN PERIMETRO DA SCOPRIRE per corsi di ogni livello sui cabinati

07/05/2012


La carta nautica parla chiaro: o sapete navigare in acque ristrette, oppure meglio non prendersi il rischio. Quale migliore occasione, quindi, di imparare in una “situazione di scuola”?
Se a Porto Pozzo tiravi magari un bordo unico fino a Spargi, magari aggrappato alla falchetta per reggere lo sbandamento e poi tornavi, magari con un altro bordo dritto-dritto di spi, qui a Porto Istana niente di tutto questo.
E’ scuola, ragazzi: lo farete una sola volta nella vita, ma potrete dire di averlo fatto. Se non volete andare a scogli dovete imparare a leggere i minimi particolari della carta nautica. Dovete imparare a seguire una rotta precisa senza tanta bussola: a occhio. Ma attenzione qui a occhio non vuol dire “circa”, “pressappoco”, vuol dire aver occhio su un allineamento: una meda e la caduta di un’isola, uno scoglio e un punto cospicuo (ci sarà qualche vecchio istruttore ancora depositario della tecnica della cimetta?). E poi, per complicare le cose, gli allineamenti diventeranno due, come i triangoli che tengono le palle da biliardo. A dritta un allineamento: oltre quello si tocca; a sinistra un altro allineamento, anch’esso al limite. E voi che dovete tirar bordi dentro questo triangolo, perché la meta è il suo vertice. Volete aumentare la complicazione? Bene, mettetevi in poppa, tirate fuori lo spi e fate slalom tra scogli e isole, magari aiutandovi con un altro triangolo: un allineamento in prua e l’altro in poppa (eh sì: ci si gira indietro a traguardare l’allineamento, però senza perdere lo spi, altrimenti dov’è il bello dell’esercizio?).
Tutto questo ci dice la carta nautica. Ci offre la potenzialità di opzioni didattiche diversificate e progressive, che possono completare le esperienze necessarie a formare un membro di equipaggio. Non a caso qui usiamo il termine membro di equipaggio al posto di velista. Su una deriva, su un catamarano si possono raggiungere i massimi vertici, essere quindi degli ottimi velisti (o ottimi surfisti con il wind-surf). Il membro di equipaggio, sottinteso di crociera, aggiunge all’esperienza del velista un ulteriore bagaglio di conoscenze e pratiche che gli permettono di andar per mare nella massima sicurezza. In una parola: di navigare. Il navigare è nell’esperienza storica, nel dna del Centro Nautico di Levante (per esempio: vent’anni fa c’erano barche di 7 metri, senza motore –navigavano in flotta e una sola aveva un f.b., che andavano su e giù per l’Istria e Dalmazia, oppure c’era un 8,30 che si faceva bellamente la Grecia delle Cicladi, nei mesi di meltemi). Un dna costruito su un corso-base: allora come oggi chiamato Scuola di mare.

Porto Istana offre ai cabinati un perimetro ideale per i corsi di Scuola di mare e Precrociera, e unisce alle caratteristiche sopra accennate l’abbondanza di ridossi, anche a nord di Olbia, verso Golfo Aranci, che permetterà la navigazione con qualsiasi tempo e la sperimentazione del nuovo corso avventura “Stark explorer”: uscite di due giorni o più sugli stark, con pernottamento a bordo (4 cuccette) o in campeggio nautico (lo stark pesca 90 cm.) alla scoperta delle baiette più isolate e delle spiagge meno frequentate dal turismo di massa.

Elan 31 e crociereSe poi zoomiamo indietro sulla carta nautica, scopriamo tutta la costa orientale della Sardegna che, meno intasata dal turismo nautico d’élite, offre spunti interessanti anche per i corsi Crociera sugli Elan. Chi volesse misurarsi con le Bocche, le ha a mezza giornata di navigazione. Ma se il meteo dice due giorni di maestralata forte, lungo la costa orientale in poco più di 24 ore di navigazione puoi arrivare a Capo Carbonara (Villasimius) tutto di spi, pronto per essere, d’un balzo, a comprare pesce fresco al famoso mercato di Cagliari (absit iniuria verbis: a visitare la famosa Cittadella dei musei… che, scherzi a parte, davvero merita una sosta).