03/10/2013 – AGGIORNAMENTO RS500 Lago di Como

23/10/2013

Sul lago di Como faceva freddo. Io arrivavo dalla Sardegna dunque ho sentito particolarmente lo sbalzo, ma anche gli altri si sono presentati belli vestiti.

garda mondiali rs 500 rs eurocup day
Molti di noi (compreso chi sta leggendo) conoscevano già l’RS500 avendolo usato sul lago di Garda e a Porto Pozzo: a chi non piace? È intrigante senza essere troppo complicato, veloce e scattante, manovriero, abbastanza robusto… Ma dall’essere divertente al saperlo portare al 100% delle sue possibilità, e sapervi condurre un corso completo di terzo/quarto livello, ce ne passa… Ce ne siamo accorti lì, a Bellano, dove era ospitato il mondiale classe rs100 ( bel giocattolino!!) e nazionale classe rs500. Ci ha accolto Michele Giorgini della rs Academy, gran professionista, il quale con calma ci ha armato da zero un 500, mostrandoci la regolazione e la tensione delle sartie, trapezio, circuito gennaker e forma dello scafo.
Dopo un panino e una birretta, ci siamo infilati quante più mute potevamo sopportare e a turno abbiamo provato la barca.

Ale e Giulia mentre provano la barca
Prima impressione: non è così instabile come ci si aspetterebbe, ma non stai un secondo fermo.
Seconda impressione: stare al trapezio è molto più comodo, quasi naturale (lo schiacciamento alle parti molli comunque è sempre quello…doloroso… 😉 )
Terza impressione: che strano essere in barca con un altro a cazziarti dal gommone!!
La faccio breve: la barca ci piace, non solo come divertimento ma anche come prospettiva di crescita della scuola: averla sarebbe un’occasione per innalzare il livello del corso avanzato deriva e degli istruttori.


Ora invito tutti, chi c’era e chi non c’era, a intervenire in riunione istruttori per parlarne, per ragionare sull’opportunità o meno di prenderne due e per programmare un’eventuale formazione istruttori dedicata.
E chissà che non si finisca tutti a planare tra l’isola Piana e le Tre Sorelle, quest’estate, al sole della Sardegna…
A presto e… Buon vento!!

Pietro

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Vela e Trekking in Sardegna, 26/09 – 02/10 2012. Una vera settimana multipassione in policromia

13/10/2012

Corso sperimentale

BLU – VERDE – ROSA – BIANCO:
Ascesa a Punta Cannone – Tavolara


Quattro colori dominanti hanno caratterizzato la settimana trascorsa da un gruppo di levantini al corso sperimentale di vela + escursionismo terrestre: il blu del mare, il verde della macchia e dei boschi, il rosa dei graniti e il bianco del calcare di Tavolara. L’aggiunta di un’esplosione di fioriture dovute alle piogge di fine estate ha reso il quadro sempre più somigliante a una tavolozza impressionista.
Il suggestivo mix di colori di questa stagione ha accompagnato il mix intenso di attività che il gruppo ha realizzato: non solo navigazione ed escursionismo, ma anche cultura, approfondimenti naturalistici e di storia locale e, ovviamente, enogastronomia con porcettu e cannonau, zuppa gallurese, pesce…

Uscite vela su Stark – equipaggio


La novità: il trekking
Andiamo con ordine: il programma prevedeva un’alternanza di uscite in barca, sugli Stark, e di escursioni a piedi, alcune impegnative con l’assistenza di una guida, altre più facili e turistiche senza guida. Ne è uscito un “corso” vario, molto apprezzato dai partecipanti, di grande interesse e fascino grazie anche alla presenza di Massimo Putzu, la nostra guida, grande conoscitore del territorio, della cultura e della storia sarda, naturalista e guida escursionistica professionale (http://www.tramontanaescursioni.ea29.com/ ).
Qui voglio parlare soprattutto della parte escursionistica del corso, la vera novità tra le nostre proposte sportive; le uscite su Stark, di esplorazione dell’arcipelago, hanno fatto da contrappunto, per completare anche l’angolo di visuale, all’esplorazione via terra dei dintorni; le uscite, assai gradite, sono state condotte con didattica da iniziazione visto che alcuni partecipanti erano alla prima esperienza nautica.

S. Pantaleo e le torri granitiche
La prima escursione è stata alle Torri granitiche di San Pantaleo, a circa 25 km dalla base. San Pantaleo è un piccolo borgo autentico, contornato da un massiccio granitico, con altezza massima di 800 mt. che lo separa dalla Costa Smeralda e dal golfo di Canniggione.

S. Pantaleo – Torri Granitiche


Questa separazione anche fisica dalla costa più famosa della Sardegna l’ha preservato praticamente intatto, senza gli eccessi edilizi delle località vicine, mantenendo un fascino antico e rurale. Quella mattina sulla piazza della chiesa si svolgeva il mercato settimanale, in un tripudio di colori e profumi di Sardegna. Appena fuori dal paese inizia il sentiero che conduce ai torrioni granitici: il programma prevedeva il giro alla base delle torri, con un percorso facile e senza grandi dislivelli di circa 5 ore; buona parte del sentiero si sviluppa sotto boschi e macchie di leccio, ginepro, erica arborea, olivastro.

S. Pantaleo – Torri Granitiche


Bello! Molto bello, però … Poco a poco le guglie granitiche che intravediamo sopra di noi tra le fronde esercitano un’irresistibile attrazione: “Non si può salire in cima e vedere il panorama dall’alto?” (Costa Smeralda da un lato, piana di Arzachena dall’altro). Massimo non se lo fa ripetere, ruota di 90° e comincia a inerpicarsi in un vallone detritico incuneato tra costoni e pareti a picco; tira fuori dallo zaino delle cesoie e, dove serve, si apre il varco tra rovi e cespugli. Man mano che si sale il percorso diventa un po’ più alpinistico, non difficile in realtà, con alcuni passaggi un po’ esposti che superiamo brillantemente (con qualche aiutino di Massimo). Siamo circondati da un paesaggio aspro, lunare: enormi rocce levigate dal vento strapiombano verso il bosco ormai lontano; in alto le creste erose dal salmastro sono disegnate di fantastici merletti, con figure che accendono la fantasia. Una è la testa di una cane, l’altra sembra un vecchio con la barba, quella è il rostro dell’aquila!
In circa un’ora e mezza di salita arriviamo alla cresta (a circa 700 mt di altezza) e vediamo dall’alto la Costa Smeralda e le isole di Mortorio: peccato solo il cielo velato e la visibilità non ottima. La discesa sull’altro versante segue un sentiero ben tracciato che progressivamente rientra nella macchia dove, all’ombra di un boschetto di lecci, facciamo una meritata merenda.

S. Pantaleo – Torri Granitiche


La variante alla cresta ha caratterizzato l’escursione come EE (escursionista esperto) e ha ovviamente allungato il percorso previsto: in tutto 7 ore.

S. Pantaleo – Torri Granitiche


Note a margine: abbiamo raccolto circa 2 kg di porcini reali, finiti in uno splendido risotto alla sera; di questi uno era veramente da esposizione: più di sette etti e sanissimo. (porcini in Sardegna??!??). Inaspettato incontro con tre testuggini marginate, una assai vecchia e di ragguardevoli dimensioni (50 cm. di carapace) e con due splendidi e isolati esemplari arborei: un maestoso Ginepro, probabilmente vecchio anche di 1.000 anni e un Leccio di almeno 5 secoli. Vetuste presenze sfuggite quasi miracolosamente al disboscamento intensivo operato nei due secoli scorsi, quando la Sardegna forniva traversine e carbone vegetale per lo sviluppo ferroviario del Regno di Sardegna (Piemonte) prima e del Regno d’Italia poi: storie di ordinario sfruttamento coloniale che ci racconteremo un’altra volta.

Un po’ di vela per godersi il mare di Sardegna

Capo Ceraso e il Parco fluviale di Padrongianus
Il tempo incerto e un po’ piovoso dei giorni successivi ci ha fatto rinviare l’escursione a Tavolara, permettendoci però di fare passeggiate meno impegnative nei pressi della base; alcune già praticate quest’estate quali la salita all’osservatorio antincendio sul monte Maladrummì (fantastico panorama sul golfo di Olbia e su quello di Porto Istana) o il giro delle spiagge delle Tre Sorelle, del Dottore, di Porto Legnaiolo, con splendidi bagni in acque smeraldine, o il giro della baia di Porto Istana fino alla costa Corallina.

Capo Ceraso e Parco fluviale di Padrongianus


E altri di nuovi: Capo Ceraso, lungo la costa nord del promontorio fino alla torretta militare sulla punta che fronteggia il profilo tozzo di Tavolara, con vista a 180° da Capo Figari a Punta Coda Cavallo; ma anche il parco fluviale del Padrongianus, il fiume che sfocia alle Saline nel lato sud del golfo di Olbia, con salita alla collinetta che separa la valle dalla piana dell’aeroporto sulla quale si trovano i resti di un nuraghe.

Parco fluviale di Padrongianus – resti Nuraghe


Per scoprire che nel 1.500 a.C. esisteva un sistema di torri nuragiche lungo la costa, poste a difesa, ma anche indispensabili per la navigazione e per l’entrata nei porti attraverso precisi allineamenti dati dai fuochi accesi sui tetti. (Ma come? Non si diceva che gli antichi popoli sardi non erano navigatori? Altro luogo comune, ci spiegherà poi Massimo, sfatato dalle più recenti ricerche archeologiche).

Parco fluviale di Padrongianus – Torretta di Capo Ceraso


Sardegna – vela e trekking – Spiaggia raggiungibile con breve escursione dalla Base Levante


Tavolara
E finalmente, l’ultimo giorno, l’escursione più attesa: ascesa a Punta Cannone, cima più alta di Tavolara, 564 mt. Sull’isola arriviamo con il capiente gommone di Axinella, condotto da Gian Mario che ci apre il bungalow dell’info point per attrezzarci (imbrago, moschettoni, caschetto) e lasciare il bagaglio superfluo.

Vela e trekking in Sardegna – Spiaggia raggiungibile dalla Base Levante con breve escursione


La salita è classificata EEA (escursionista esperto attrezzato), perchè l’ultimo tratto è su roccia esposta attrezzata con corda fissa, mentre la discesa si fa con una calata in corda doppia. Sull’isola però ci sono anche percorsi turistici per chi non se la sente di arrivare alla cima: il giro di Spalmatore di terra e la passeggiata fino a Punta la Mandria.

Passeggiata verso Punta Mandria


Il percorso inizia proprio da qui: un facile sentiero, quasi una stradina che sale lungo la costa sud ovest, dove si trovano i resti dei forni di produzione della calce, attività fiorente fino alla metà del secolo scorso.
Poi il percorso procede in massima pendenza lungo ripidi ghiaioni di roccia bianca, quasi abbacinante nel sole, e sfasciumi calcarei che ci fanno capire l’origine geologica dell’isola: una piattaforma di sedimento calcareo su un basamento più antico di granito.

Ascesa a Punta Cannone – Tavolara


La salita, pur faticosa, è accompagnata dalla continua vista del mare, che pare appena sotto di noi, quasi a portata di tuffo; il paesaggio è grandioso: si vede al di là di Punta Coda Cavallo fino a San Teodoro e la spiaggia della Cinta;

Ascesa a Punta Cannone – Tavolara


le isole dell’arcipelago risaltano nettamente sullo sfondo blu cobalto del mare, pare di toccarle; e più in là Porto Istana e Capo Ceraso. Si arriva dopo un passaggio in roccia a una cengia erbosa da cui parte il tratto finale alpinistico.

Ascesa a Punta Cannone – Tavolara


Alcuni si fermano, gli altri affrontano l’ultima fatica assicurandosi con corda e moschettoni e arrivano alla cima,

Tratto alpinistico – Ascesa a Punta Cannone


dove viene sventolata la bandiera CNL!
Eolo però ci gioca lo scherzo: il tempo, variabile per tutta la salita, alternando sprazzi di sole terso e luminoso a veloci passaggi nuvolosi, si mette al brutto e un violento acquazzone sorprende i nostri prodi bagnandoli completamente e complicando non poco la discesa.
Ci si asciugherà all’arrivo, al ristorante di Tonino mangiando panini davanti a un caffè bollente. Complessivamente cinque ore di escursione.
Note a margine: abbiamo incrociato storie (non tanto antiche) di tremenda fatica sul lavoro nei forni di calce, quando cavatori di pietra e boscaioli portavano le pietre estratte dalle rocce e il legname da combustione ai forni posti lungo la costa; e il trasporto poi, talvolta su improbabili barche a remi, della calce viva o delle stesse pietre verso il porto di Olbia (10 miglia) con la paura che montasse il maestrale a mandare tutti indietro o a fondo.
Da approfondire: la complessa struttura geologica dell’isola, in pratica una montagna dolomitica appoggiata su una piattaforma di granito quasi tutto sommerso tranne per alcuni costa nord: unica formazione calcarea di rilievo di tutta la Gallura; la flora, rigogliosa e fiorita dopo le recenti piogge; l’incontro con l’animale più noto dell’isola, la capra dai denti d’oro (colorazione dovuta alle particolari erbe che costituiscono la sua dieta) e il desiderio di vedere l’aquila, che ha dei nidi sulle cime e ogni tanto viene avvistata. E poi, la dolcezza, in contrasto con l’asprezza verticale della montagna subito incombente, dello Spalmatore, lingua di terra e sabbia che si allunga nel mare e vi si perde. Qui tenaci specie alofile difendono la duna dal vento e dal mare, qui in un minuscolo cimitero quasi a livello del mare riposano i re di Tavolara. Già, abbiamo anche conosciuto Tonino Bertoleoni, l’ultimo re di Tavolara. (perchè non lo sapevate che Tavolara era un regno? Il più piccolo del mondo, dicono).

Su Punta Cannone sventolano le vele Levante

Work in progress
L’esperienza è stata assai positiva e andrà sicuramente riproposta; molte altre sono le mete non molto distanti dalla base da scoprire: il Monte Nieddu, alle spalle di san Teodoro o Capo Figari con la casa di Guglielmo Marconi che da qui sperimentava le prime trasmissioni radio con il continente; e perchè no? Tiscali alla scoperta del villaggio nuragico completamente racchiusa all’interno di una gigantesca dolina carsica.
Senza dimenticare il mare e la vela: perchè da qui partiamo, dallo spirito di avventura e dalla curiosità verso il mondo che sono propri dei marinai; approdati su coste sconosciute a esplorare terre nuove.

(Tiz)


Three Sheets to the Wind

13/07/2012

Gooood Morning, Port!

Strolling along the harbour under the hot sun of the Italian Riviera, we were met by

our friendly instructor, Enzo.

Three sheets to the wind.

We stepped cautiously onto the boat as we took to the sea for the very first time.  Butterflies flapping in my stomach, I was unsure if it was due to nerves or the sea—sickness starting to kick in already.

As we left the port behind us and sailed freely out into the Tyrrhenian sea it was clear that my grandfather’s sailor instincts were in my blood too.  It felt so natural and free to be out at sea, and when we switched off the engine there was a moment of silence as we appreciated the lapping of the waves and the sounds of nature.

Learning to sail was like learning a new language, a language reserved for those with the patience and drive to learn it.  ‘Sheet in’, Sheet out’, ‘port’, ‘starboard’ watch the ‘bow’Words that at first seem strange but that with repetition became more familiar to us.

Relaxing on the boat.

The desire to jump off the stern of the boat was starting to mount as we made our way further out to sea.  Finally, under the exhausting heat of the mid-day sun, we splashed into the water for a refreshing swim. The five of us were joined by some unexpected tourists in the form of Jellyfish, it was at that point that we decided to retreat to the safety of the boat and take a well earned lunch break.

A refreshing dip in the sea!

The afternoon was spent tackling various manoeuvres and learning how to handle the boat while getting to know her and her rhythm.  We finally docked at about 7pm and were free to reflect on our day’s adventure while recharging with showers and aperitifs.

Romantic sunset at Porto Venere


Barca e figli: a Porto Istana si può!

29/06/2012

IN BARCA IN FAMIGLIA A PORTO ISTANA
Quattro domande a istruttori Levante con figli

Anna Torre:
1 figlia (7 anni)
istruttore dal 2008
inquadrato fino al 2010

Gian Marco De Maria:
2 figli (8 e 6 anni)
istruttore dal 1988
inquadrato fino al 2000

Marco Sciannimanico:
2 figli (5 e 3 anni)
istruttore dal 1996
inquadrato fino al 2007

Alessia Salerno:
due figli (7 e 5 anni)
istruttrice dal 1993
inquadrato fino al 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le domande

1)  Cosa pensi dell’idea dei Levante di invitarti a inquadrare in un corso, portando in base tuo figlio? 

2)  Ci sarà un tuo figlio iscritto a un corso, durante la tua permanenza? Non corre il rischio di un trattamento diverso dagli altri bambini che vengono senza genitori?

3) Se vieni senza iscrivere tuo figlio a un corso, sarà accompagnato da qualcuno che rimane a terra? Ci saranno problemi di “integrazione” con gli altri in base?

4)  Cosa ti aspetti da questa esperienza? Prevedi difficoltà organizzative o logistiche?

Sono istruttori Levante con famiglia e figli. In buona parte per questo nelle ultime stagioni hanno rallentato la loro presenza in base.
A tutti l’idea di tornare e di portare con sé i figli è piaciuta.
«Inquadrare in un corso mentre mio figlio ne frequenta un altro, dice Marco, dà la possibilità ad entrambi di fare qualcosa di interessante e di creare un filo conduttore tra due percorsi separati» e Anna, entusiasta dell’idea, fa subito un passo più in là: «A me piacerebbe proporla addirittura a mamme-non-istruttrici con figli: molte mamme portano i figli in vacanza senza il papà. Poterlo fare a Porto Istana sarebbe bello: mamma, bimbo 5 anni, bimbo 8 anni. Quello di 8 anni è iscritto a un corso. La mamma sta con il piccolo». Anche ad Alessia piace molto la proposta: «Tra l’altro il mio caso è particolare, perché viene l’intera famiglia. Anche Stefano, padre dei miei figli è istruttore: potremo inquadrare alternativamente tutti e due ed uno starà con il figlio più piccolo (gli mancano 2 anni all’età canonica). Mi piace inquadrare, cosa a cui tengo molto, e mi piace la possibilità di coinvolgere i miei figli in una realtà che spero sentiranno presto loro».
Gian Marco si spinge oltre, proponendo un’interpretazione di taglio… freudiano: «La risposta si porta dentro un pezzo della nostra vecchia vita. Credo che per molti di noi, dai tempi di San Clemente, i Levante abbiano significato, senza troppe metafore e lacrimucce, sia un porto che un mare in tempesta; anzi a volte, come direbbe uno dei vecchi istruttori, è stato anche centro di smistamento per casi umani». Ahi! Allora siamo alla nostalgia e alla giovinezza perduta? «Non credo e comunque vedremo: Porto Istana è un posto sconosciuto anche per me, da esplorare. Anche se, tra me e i miei figli, i veri esploratori adesso sono loro. Io, tutt’al più, posso essere solo quello che scrive un timido e minuto diario di bordo».
Anna non verrà: «Non voglio forzare mia figlia. In più mio marito non partecipa: non lo trascinerò mai nelle nostre vacanze famigliari in base. Quindi mi troverei nella situazione di “single” con figlia. Avevo anche pensato di portarmi amici in campeggio cui affidare la bimba (a Porto Pozzo l’ho fatto quando lei aveva 4 anni, per il corso di formazione istruttori: ma sinceramente il mare di Porto Pozzo non è una meraviglia). Porto Istana è invece tutta un’altra cosa! Ecco perché è importante prevedere una sorta di “ospiti” magari con tenda: allargherebbe il passa parola».
Anche Marco ritiene prematuro venire, e attende che siano più grandi: «Cercherei di spingere i miei figli a frequentare un corso e a vivere attivamente la base». Non lo spaventano problemi di integrazione, sebbene riconosca che «il rischio esiste, ma sta al genitore rendersene conto ed evitarlo: quando vedo i miei piccoli relazionarsi e giocare con i loro coetanei faccio volentieri un passo indietro. Conosco la professionalità degli istruttori Levante e il passo indietro non mi costerebbe: pur avendo insegnato ai Levante per oltre un decennio, cercherei di interferire il meno possibile con le esperienze dei miei figli».
Verrà invece Gian Marco e suo figlio frequenterà un corso Junior, come la figlia di Alessia. Entrambi non temono che la loro presenza in base costituirà un problema. «Stefano e io teniamo che Caterina impari e segua le regole che le verranno insegnate a prescindere dalla nostra presenza» dice Alessia«Avrà nuovi riferimenti, l’istruttore, il cambusiere, i compagni. E mi piace che ci veda come parte attiva di quel mondo, che sappia che ne condividiamo le regole». «D’altra parte»aggiunge Gian Marco «i figli passano molto tempo senza di noi, penso quindi che possa essere importante che si impari reciprocamente ad osservarsi quando si condivide una stessa esperienza. Mi sembra, tutt’al più, che questo “sguardo di ritorno” possa fare più paura ai genitori».
Anche Gian Marco verrà con la famiglia e il figlio più piccolo sarà affidato alla moglie che, dice, è una mamma molto disponibile, e «…spero innanzitutto che l’esperienza giovi a me! I figli sono ancora piccoli, mi auguro soprattutto che si divertano, non posso e non voglio aspettarmi subito grandi risposte».
Per Alessia «la base è molto bella e la situazione piena di stimoli interessanti. Il figlio che starà con il genitore che non inquadra imparerà i ritmi della base, a rispettare spazi e funzioni di corsi e corsisti e troverà altre cose che lo distraggano: il prato è pieno di insetti! E potremo comunque alimentare la sua curiosità verso la barca con qualche “assaggino”. Mi aspetto che ci si diverta tutti. Si tratterà di organizzarsi un po’ e di prendere le misure. Il rispetto di persone, ruoli e situazioni renderà le cose più facili. E per la Cate, mia figlia che fa il corso, sarò felice se non mi dirà che dall’anno prossimo preferisce giocare a tennis».
Una punta di nostalgia continua a non mancare in Gian Marco, che conclude: «Le difficoltà logistiche saranno inevitabili, con lo spostamento di sede; mi fa tuttavia molto piacere tornare proprio quest’anno perché nel corso del tempo sono sempre stato presente ai cambi di base. E poi nei traslochi si trova sempre qualcosa di cui non ci si ricordava più».


AREA MARINA PROTETTA di TAVOLARA, luogo di conservazione della biodiversità: dove navigare significa rispetto per l’ambiente a 360°

31/05/2012

Ci sono cose che magari sappiamo, o intuiamo, perché in fondo non sono appannaggio di grandi scienziati, ma che nella quotidianità tendiamo a relegare nel dimenticatoio.

Posidonia

Per esempio, bisogna andare a pescare nella memoria di qualche servizio naturalistico in tv per ricordarci che la posidonia non è un’alga (vedi foto), che le sue praterie producono salutare ossigeno (qualcuno ricorderà quando nell’Adriatico pompavano aria ossigenata per bonificare dalla mucillagine), che proteggono le coste da fenomeni di erosione e danno rifugio e nutrimento a circa mille specie animali…
Se andate a Porto Istana, tutto questo e molto altro lo riscoprite grazie agli agili pieghevoli dell’ente gestore dell’Area Marina Protetta (AMP) Tavolara e Capo Coda Cavallo.
La base dei Levante è dentro l’AMP, nella zona C  (vedi foto) che, delle tre: A, B e C, è la più vasta e con restrizioni meno rigide. Tuttavia con la posidonia farete i conti, perché la salvaguardia di queste praterie è uno dei punti fissi di tutta l’area. Sulle praterie è richiesto di non ancorare, per non correre il rischio di danneggiare l’intreccio delle loro radici. Che poi un marinaio ben sappia come anche la miglior àncora sulle posidonie non tenga, è cosa nostra, che ci diciamo tra noi… Come ci diciamo che sulla roccia è tanto peggio, perché lì corriamo il rischio addirittura di perderla. Non ci diciamo, invece, ma è un nostro limite e a Istana dovremo superarlo, che anche la roccia è un elemento prezioso da salvaguardare, perché ricettacolo di una microfauna (coralli, madrepore, ecc) che garantisce l’equilibrio della biodiversità.

cartina Area Marina Protetta di Tavolara

Se metteremo bene a fuoco, facendo snorkeling, la vedremo, questa ricchissima e inaspettata vita: a due bracciate dalla riva e ancora meglio nella fascia di mare in zona B che si estende verso est a partire da poco più in là di dove siamo noi. E tutto questo ci fa comprendere perché l’acqua di quella zona e di quelle baiette sia così trasparente e dai riflessi incantati…
Per chi è abituato a usare il litorale in maniera consumistica o, peggio, a sfruttarlo con insensati insediamenti residenziali, le “regole” di un’area marina protetta sono vincoli da combattere. Per noi, invece, sono la garanzia di una vacanza unica, di un luogo da godere nella sua bellezza naturale e non contaminata. E’ per questo che i Levante abbracciano queste regole e anzi, si impegnano a collaborare con l’Ente gestore per diffonderle. Dice l’Ente: ” Gli importanti valori naturalistici, arricchiti da un paesaggio spettacolare rendono questa area di rilevanza internazionale per la conservazione e per questo sono necessarie azioni di tutela guidate da una nuova filosofia che affianca alla cura e alla difesa del territorio, l’idea di una fruizione sostenibile nel lungo periodo. In quest’ottica il Consorzio di Gestione ha previsto, contestualmente alle attività di monitoraggio e ricerca scientifica, azioni con importanti risvolti di comunicazione ed educazione rivolti ai potenziali fruitori. L’ A.M.P. si propone come un interlocutore privilegiato sia della comunità locale sia per i numerosi visitatori, nella consapevolezza che solo se la responsabilità condivisa e la costruzione di scenari di gestione e tutela del territorio veramente partecipati, potranno avere una ricaduta duratura”.
Ci sono altri esempi di come questa tutela si applica in una vita di comunità: il primo, e ne abbiamo già parlato in un precedente articolo, è la raccolta differenziata dei rifiuti, come azione terminale di un nuovo approccio al problema: prima di raccogliere, bisogna ridurre la produzione. Ed ecco che nella nostra base l’uso dei contenitori di plastica e il consumo incontrollato dell’acqua saranno ridotti al minimo indispensabile. La filosofia dell’ AMP si sposa perfettamente con lo stile di vita di un marinaio: in barca non ci sono docce da fare tutto il tempo e tanto meno inceneritori… Ci si lava con l’acqua di mare e con il sapone biodegradabile adatto e si cura che i rifiuti siano contenuti. Da sempre consideriamo che la base CNL è il primo allenamento per affrontare la vita in mare, in sostanza una grande barca.
Ed ecco altre azioni, sempre in sé minimali, ma di grande significato. Le dune, per esempio. Le radici delle piante della duna, anche le più piccole, sono molto lunghe e servono a trattenere la sabbia: calpestarle o peggio sradicarle vuol dire contribuire al loro disfacimento. Oppure i mozziconi di sigaretta, che “nascosti” sotto la sabbia, al momento non si vedono, ma hanno bisogno di numerosi anni per degradarsi (per non parlare dei sacchi di plastica e di tutti i prodotti di derivazione petrolifera). Per non parlare delle aree di terra ferma, dove nidifica una fauna unica e indifesa: avvicinarsi alle zone di riproduzione delle specie animali costituisce un grave motivo di disturbo e dobbiamo evitare di farlo.
La mancanza di attenzione a questi gesti quotidiani, moltiplicata per tutti i singoli utenti del litorale, danneggia irreparabilmente le caratteristiche naturali per le quali noi apprezziamo il sito, modifica o inquina un habitat in cui l’obbiettivo della conservazione della biodiversità è lo scopo primario. Impoverisce quella ricchezza naturale proprio per la quale noi oggi diciamo che navighiamo in un…”paradiso”.

E, tanto per passare dalle parole ai fatti, quest’anno l’AMP collaborerà con noi in INTERVENTI FORMATIVI SULLO STAFF che segue i Junior, oltre a proporci interventi diretti sia con i ragazzi che con gli adulti. Non solo: a cominciare da settembre sarà possibile sperimentare corsi di vela integrati da attività legate alla scoperta e conoscenza naturalistica del sito (snorkeling, diving, trekking), in collaborazione con l’AMP e altri operatori da essa accreditati.


Porto Ístana, verso una BASE A IMPATTO ZERO

25/05/2012

La bellezza naturale della nuova Base del Centro Nautico di Levante, a Porto Ístana, esige che la nostra presenza a terra abbia il minor impatto possibile.
La Base, intesa come insieme degli edifici e delle aree scoperte di nostra diretta pertinenza, si trova all’interno di un più vasto compendio recintato e non abitato che, un tempo organizzato a vialetti, giardini e spazi verdi con una decisa azione antropica, si va ora rapidamente rinaturalizzando. Esso sta quindi riacquistando le caratteristiche di wildness che troviamo proprio oltre i confini della recinzione.
Il nostro “compendio” infatti è l’ultimo insediamento umano prima del promontorio che termina con Capo Ceraso, di fronte a Tavolara e che è caratterizzato dalla presenza di aree a uliveto o, nella maggior parte, di macchia mediterranea, una zona con poche strade bianche, pochissime case e coste intatte talvolta inaccessibili. Il tutto è compreso nell’ Area Marina Protetta di Tavolara e Punta Coda Cavallo, il ché ci conferma una volta di più quanto quest’area sia pregiata e da salvaguardare.

Per i Levante il rispetto e la salvaguardia dell’ambiente costituiscono parte integrante delle proposte didattiche, oltre a essere connaturate al nostro stile di vita e al nostro modo di fare scuola di vela e di mare.
A Venezia abbiamo imparato che l’equilibrio della laguna è così delicato e spesso riservato a occhi esperti, che solo con la velocità del remo o una barca a fondo piatto è possibile coglierlo e salvaguardarlo.
A Torre Guaceto abbiamo imparato che l’acqua è un bene prezioso (proprio come in barca…) e che va tenuta sotto controllo la produzione dei rifiuti e il loro smaltimento.
A Porto Pozzo abbiamo imparato, a nostre spese, pur non essendo noi responsabili, che un territorio già dichiarato a rischio ambientale (inondazioni, smottamenti e mancato deflusso delle acque) non può essere abbandonato all’incuria e all’assenza di opere specifiche di bonifica, pena il rischio delle tragedie che tutti abbiamo vissuto e condiviso con la Liguria, la Calabria, il Piemonte.

Per noi, quindi, è del tutto “normale” guardare al “compendio” e alla penisola in cui esso è inserito come a un oggetto da vivere e tenere in vita, ma non da consumare e mettere a rischio con una presenza irresponsabile.
Come è del tutto “normale” lavorare per portare l’impatto della nostra presenza il più vicino possibile allo zero.
Ecco allora il lancio dello slogan “Base a impatto zero”, con l’intento di indicare la tendenza verso cui ci stiamo dirigendo e le pratiche ecologiche che metteremo in atto:

  • un contenimento e risparmio nell’uso dell’acqua e delle fonti energetiche non rinnovabili
  • la fornitura di acqua calda attraverso pannelli solari
  • l’utilizzo di saponi e detersivi interamente biodegradabili (probabilmente già da quest’anno anche i saponi personali saranno forniti in base)
  • minor produzione di rifiuti: eliminazione pressochè totale di piatti, stoviglie, bottiglie e contenitori di plastica
  • il riciclo dei rifiuti biodegradabili attraverso sistemi di compostaggio
  • la delimitazione e il segnalamento e il controllo di “aree smoking” attrezzate



Queste pratiche ecologiche si affiancano al nostro tradizionale impegno per la protezione della duna e della spiaggia, per l’utilizzo dei camminamenti esistenti a salvaguardia della macchia mediterranea e al divieto assoluto di accendere fuochi e di fumare al di fuori delle “aree smoking”.
Se le guardiamo singolarmente, sono pratiche non particolarmente impegnative e in larga misura entrate nell’uso quotidiano del vivere civile. Applicarle tutte insieme, in un contesto di comunità, è oggettivamente più difficile: sarà un lavoro di auto-educazione a cui sono chiamati tutti i partecipanti, dagli istruttori agli allievi.

Grazie a questo lavoro arriveremo davvero a una base a impatto ambientale zero.


DRINK&SAIL – Aperitivo Levante – 5 città, un unico evento, un’unica data

15/05/2012