Porto Ístana, verso una BASE A IMPATTO ZERO

25/05/2012

La bellezza naturale della nuova Base del Centro Nautico di Levante, a Porto Ístana, esige che la nostra presenza a terra abbia il minor impatto possibile.
La Base, intesa come insieme degli edifici e delle aree scoperte di nostra diretta pertinenza, si trova all’interno di un più vasto compendio recintato e non abitato che, un tempo organizzato a vialetti, giardini e spazi verdi con una decisa azione antropica, si va ora rapidamente rinaturalizzando. Esso sta quindi riacquistando le caratteristiche di wildness che troviamo proprio oltre i confini della recinzione.
Il nostro “compendio” infatti è l’ultimo insediamento umano prima del promontorio che termina con Capo Ceraso, di fronte a Tavolara e che è caratterizzato dalla presenza di aree a uliveto o, nella maggior parte, di macchia mediterranea, una zona con poche strade bianche, pochissime case e coste intatte talvolta inaccessibili. Il tutto è compreso nell’ Area Marina Protetta di Tavolara e Punta Coda Cavallo, il ché ci conferma una volta di più quanto quest’area sia pregiata e da salvaguardare.

Per i Levante il rispetto e la salvaguardia dell’ambiente costituiscono parte integrante delle proposte didattiche, oltre a essere connaturate al nostro stile di vita e al nostro modo di fare scuola di vela e di mare.
A Venezia abbiamo imparato che l’equilibrio della laguna è così delicato e spesso riservato a occhi esperti, che solo con la velocità del remo o una barca a fondo piatto è possibile coglierlo e salvaguardarlo.
A Torre Guaceto abbiamo imparato che l’acqua è un bene prezioso (proprio come in barca…) e che va tenuta sotto controllo la produzione dei rifiuti e il loro smaltimento.
A Porto Pozzo abbiamo imparato, a nostre spese, pur non essendo noi responsabili, che un territorio già dichiarato a rischio ambientale (inondazioni, smottamenti e mancato deflusso delle acque) non può essere abbandonato all’incuria e all’assenza di opere specifiche di bonifica, pena il rischio delle tragedie che tutti abbiamo vissuto e condiviso con la Liguria, la Calabria, il Piemonte.

Per noi, quindi, è del tutto “normale” guardare al “compendio” e alla penisola in cui esso è inserito come a un oggetto da vivere e tenere in vita, ma non da consumare e mettere a rischio con una presenza irresponsabile.
Come è del tutto “normale” lavorare per portare l’impatto della nostra presenza il più vicino possibile allo zero.
Ecco allora il lancio dello slogan “Base a impatto zero”, con l’intento di indicare la tendenza verso cui ci stiamo dirigendo e le pratiche ecologiche che metteremo in atto:

  • un contenimento e risparmio nell’uso dell’acqua e delle fonti energetiche non rinnovabili
  • la fornitura di acqua calda attraverso pannelli solari
  • l’utilizzo di saponi e detersivi interamente biodegradabili (probabilmente già da quest’anno anche i saponi personali saranno forniti in base)
  • minor produzione di rifiuti: eliminazione pressochè totale di piatti, stoviglie, bottiglie e contenitori di plastica
  • il riciclo dei rifiuti biodegradabili attraverso sistemi di compostaggio
  • la delimitazione e il segnalamento e il controllo di “aree smoking” attrezzate



Queste pratiche ecologiche si affiancano al nostro tradizionale impegno per la protezione della duna e della spiaggia, per l’utilizzo dei camminamenti esistenti a salvaguardia della macchia mediterranea e al divieto assoluto di accendere fuochi e di fumare al di fuori delle “aree smoking”.
Se le guardiamo singolarmente, sono pratiche non particolarmente impegnative e in larga misura entrate nell’uso quotidiano del vivere civile. Applicarle tutte insieme, in un contesto di comunità, è oggettivamente più difficile: sarà un lavoro di auto-educazione a cui sono chiamati tutti i partecipanti, dagli istruttori agli allievi.

Grazie a questo lavoro arriveremo davvero a una base a impatto ambientale zero.

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A Porto Istana UN PERIMETRO DA SCOPRIRE per corsi di ogni livello sui cabinati

07/05/2012


La carta nautica parla chiaro: o sapete navigare in acque ristrette, oppure meglio non prendersi il rischio. Quale migliore occasione, quindi, di imparare in una “situazione di scuola”?
Se a Porto Pozzo tiravi magari un bordo unico fino a Spargi, magari aggrappato alla falchetta per reggere lo sbandamento e poi tornavi, magari con un altro bordo dritto-dritto di spi, qui a Porto Istana niente di tutto questo.
E’ scuola, ragazzi: lo farete una sola volta nella vita, ma potrete dire di averlo fatto. Se non volete andare a scogli dovete imparare a leggere i minimi particolari della carta nautica. Dovete imparare a seguire una rotta precisa senza tanta bussola: a occhio. Ma attenzione qui a occhio non vuol dire “circa”, “pressappoco”, vuol dire aver occhio su un allineamento: una meda e la caduta di un’isola, uno scoglio e un punto cospicuo (ci sarà qualche vecchio istruttore ancora depositario della tecnica della cimetta?). E poi, per complicare le cose, gli allineamenti diventeranno due, come i triangoli che tengono le palle da biliardo. A dritta un allineamento: oltre quello si tocca; a sinistra un altro allineamento, anch’esso al limite. E voi che dovete tirar bordi dentro questo triangolo, perché la meta è il suo vertice. Volete aumentare la complicazione? Bene, mettetevi in poppa, tirate fuori lo spi e fate slalom tra scogli e isole, magari aiutandovi con un altro triangolo: un allineamento in prua e l’altro in poppa (eh sì: ci si gira indietro a traguardare l’allineamento, però senza perdere lo spi, altrimenti dov’è il bello dell’esercizio?).
Tutto questo ci dice la carta nautica. Ci offre la potenzialità di opzioni didattiche diversificate e progressive, che possono completare le esperienze necessarie a formare un membro di equipaggio. Non a caso qui usiamo il termine membro di equipaggio al posto di velista. Su una deriva, su un catamarano si possono raggiungere i massimi vertici, essere quindi degli ottimi velisti (o ottimi surfisti con il wind-surf). Il membro di equipaggio, sottinteso di crociera, aggiunge all’esperienza del velista un ulteriore bagaglio di conoscenze e pratiche che gli permettono di andar per mare nella massima sicurezza. In una parola: di navigare. Il navigare è nell’esperienza storica, nel dna del Centro Nautico di Levante (per esempio: vent’anni fa c’erano barche di 7 metri, senza motore –navigavano in flotta e una sola aveva un f.b., che andavano su e giù per l’Istria e Dalmazia, oppure c’era un 8,30 che si faceva bellamente la Grecia delle Cicladi, nei mesi di meltemi). Un dna costruito su un corso-base: allora come oggi chiamato Scuola di mare.

Porto Istana offre ai cabinati un perimetro ideale per i corsi di Scuola di mare e Precrociera, e unisce alle caratteristiche sopra accennate l’abbondanza di ridossi, anche a nord di Olbia, verso Golfo Aranci, che permetterà la navigazione con qualsiasi tempo e la sperimentazione del nuovo corso avventura “Stark explorer”: uscite di due giorni o più sugli stark, con pernottamento a bordo (4 cuccette) o in campeggio nautico (lo stark pesca 90 cm.) alla scoperta delle baiette più isolate e delle spiagge meno frequentate dal turismo di massa.

Elan 31 e crociereSe poi zoomiamo indietro sulla carta nautica, scopriamo tutta la costa orientale della Sardegna che, meno intasata dal turismo nautico d’élite, offre spunti interessanti anche per i corsi Crociera sugli Elan. Chi volesse misurarsi con le Bocche, le ha a mezza giornata di navigazione. Ma se il meteo dice due giorni di maestralata forte, lungo la costa orientale in poco più di 24 ore di navigazione puoi arrivare a Capo Carbonara (Villasimius) tutto di spi, pronto per essere, d’un balzo, a comprare pesce fresco al famoso mercato di Cagliari (absit iniuria verbis: a visitare la famosa Cittadella dei musei… che, scherzi a parte, davvero merita una sosta).


Just a perfect day_racconto di un giorno al corso Kat Explorer

24/01/2011

Alla fine arriva. Come sempre. La sensazione impareggiabile di essere un’unica entità: la barca, l’equipaggio, il mare, il vento. L’Hobie 16 plana dolcemente sull’onda, raggiunge l’incavo, risale l’onda successiva e così via, senza fine. Pietro, al trapezio, mantiene un assetto impeccabile e lasca appena il fiocco per non ingavonare. È la natura a suggerire cosa fare ed io non devo fare altro che assecondarla, senza pensieri, senza parole. L’incrocio con un grosso cabinato interrompe il momento magico, ma non la sensazione di avere passato una giornata veramente speciale.
Una settimana prima è cominciato il corso Kat Explorer: corso stupendo ma estremamente impegnativo, sia per gli allievi che per gli istruttori; una settimana di navigazione tra le Bocche di Bonifacio, visitando le isole
dell’ arcipelago della Maddalena, a bordo dei piccoli ma veloci Hobie Cat 16. Il primo giorno è dedicato all’affinamento di tutte le manovre che potrebbero rendersi necessarie in mare aperto: raddrizzamento del Kat, recupero di uomo a mare, traino della barca. Stranamente c’è pochissimo vento; il maestrale degli ultimi giorni è svanito, lasciando spazio a deboli brezze che rendono le manovre abbastanza semplici da eseguire. Bene, per il primo giorno, ma dovremo replicare le manovre con vento teso e mare formato, per essere certi che l’equipaggio possa gestire situazioni critiche. Il secondo giorno un debole maestrale ci consente di navigare tranquillamente verso Capo Testa. Non abbiamo in programma di fermarci per la notte, quindi non abbiamo caricato il contenitore stagno con tende e sacchi a pelo e così facciamo scuffiare il Kat in mare aperto. La manovra di raddrizzamento riesce senza problemi, anche se risulta più complicata della stessa effettuata all’interno di Porto Pozzo, dove è situata una base del Centro Nautico di Levante, una baia lunga e stretta che impedisce il formarsi di onda anche con forte vento. Arriviamo nella baia della Marmorata e ci concediamo qualche “bordo ignorante” al traverso, avanti e indietro, facendo sollevare lo scafo sopravento ben oltre il necessario, solo per il gusto di arrivare al limite, al grido di “chi lasca è un coniglio”. Ragazzate, indubbiamente, ma divertenti anche dopo i quaranta. Al ritorno il (finto) maestrale cala sensibilmente e il lungo lasco diventa un po’ penoso in confronto alla bolina del mattino. Il Kat è comunque veloce e riusciamo a tornare alla base ad un’ora decente.
Le previsioni per i giorni successivi sono impietose: calma piatta. Le brezze aiutano, ma calano immediatamente appena ci allontaniamo, anche di poco, dalla costa, così non ci arrischiamo a stare fuori la notte per evitare sfiancanti pagaiate come quella dell’anno scorso: quattro ore ininterrotte per tornare a Porto Pozzo con totale assenza di vento. E così, nei due giorni successivi, esploriamo le calette lungo costa, dalle più ampie ed affollate, dove seminiamo il panico manovrando a vela tra le barche, alle più strette e deserte, dove gli scogli affioranti rendono l’atterraggio complicato e pericoloso, più per le barche che per l’equipaggio.
Mercoledì, finalmente, il vento rinforza; stranamente è un Est pieno, piuttosto raro in questo periodo, ma benvenuto poiché ci permette di bolinare verso Spargi, Budelli e Razzoli consentendoci un veloce ritorno al lasco in serata. La sera il bollettino meteo annuncia un ulteriore rinforzo del vento a forza 6, con tendenza a 7 nelle bocche, sempre da Est: però!
La mattina comincia con una pessima notizia: un allievo sta male e non riesce proprio ad uscire. Le condizioni meteo impongono un equipaggio abbastanza esperto e non riusciamo a trovare nessuno disponibile. Improvvisamente da una tenda emerge una testa di riccioli biondi e occhi cerulei per la verità ancora socchiusi. “Pietro!” – esclamo -“Cosa hai da fare oggi?”.
“Veramente oggi pensavo di riposarmi” risponde il nostro giovane istruttore, con una voce cavernosa che contrasta nettamente con il suo aspetto angelico.
“Peccato!” – replico – “Ci serviva qualcuno per sostituire l’allievo del Kat Explorer”.
La trasformazione è immediata! Gli occhi si spalancano e la voce si schiarisce: “Dammi cinque minuti!”.
Dopo quattro minuti e venti secondi Pietro è pronto, con tanto di trapezio e occhiali da sole.
Raggiungiamo Lucia in spiaggia che, vedendoci arrivare, capisce subito e corre ad armare il Kat.
Partiamo a tempo di record e, appena usciti  da Porto Pozzo, ci accorgiamo che due giorni di Est hanno alzato parecchia onda. Puntiamo verso Spargi con circa 15 nodi di vento. La barca viaggia veloce di bolina e taglia le onde con facilità, la navigazione è piacevole e regala meravigliose sensazioni, il vento continua a rinforzare, lentamente ma con costanza. Decidiamo di fermarci per pranzo a in una caletta dove solitamente sosta il “Nordovest”, un peschereccio riadattato a barca turistica che fa base a Porto Pozzo. Ci riconoscono immediatamente e, malgrado qualche piccola discussione passata per motivi di precedenza, ci offrono un ottimo piatto di pasta preparata con il pescato del giorno. I turisti, incuriositi, cominciano a fare qualche domanda; effettivamente non è usuale vedere questi piccoli Kat navigare in mare aperto, soprattutto con queste condizioni meteo.
Ripartiamo, il vento ormai è intorno ai 20 nodi, e decidiamo di continuare la nostra navigazione di bolina verso l’Isola Barrettini.
Rimango stupito dalla facilità con cui superiamo le barche dei turisti, che comunque viaggiano intorno a 8-10 nodi, con Pietro al trapezio che saluta, entusiasticamente ricambiato, le ragazze sul ponte. Sorrido, pensando che, malgrado tutto, Pietro non rinuncerebbe mai a questa meravigliosa navigazione, neppure per una serata con Claudia Schiffer (anzi, ora che ci penso, forse non sa nemmeno chi è Claudia Schiffer).
Riusciamo a doppiare gli Isolotti Barrettinelli, il vento si è stabilizzato tra i 20 e i 55 nodi e le onde più alte sfiorano i due metri; puntiamo verso Sud e ci fermiamo a fare una piccola sosta dopo Porto Massimo; il tempo di un gelato ed è ora di tornare: ci aspettano  lunghi bordi al lasco che promettono bene.
E così, planata dopo planata, arriva il momento magico, che dura un’eternità.
Il ritorno è veramente veloce. Come al solito, Lucia, leggera come una piuma sul timone, mi precede di parecchi minuti e, quando arrivo in spiaggia, ha già disarmato il Kat e la vedo correre verso la base.
La ritrovo in ufficio, china sulle carte nautiche; entro e solleva lo sguardo sorridendomi: “Al ritorno abbiamo tenuto una media di circa 15 nodi!”. Incredulo, controllo miglia e tempi: non trovo errori, incredibile!
Domani è l’ultimo giorno di corso ma le previsioni danno vento in forte calo. Non importa. Mentre vado a farmi la doccia noto che allievi e istruttori del corso Kat Explorer hanno un sorrisino ebete stampato in faccia. Probabilmente anche io. Mentre aspetto il mio turno per la doccia comincio a fischiettare, sovrappensiero.
È Lou Reed: “Just a Perfect Day”.

E. M.