The Crossing – appunti di viaggio durante una traversata

13/01/2015
Piero Baroni, istruttore Centro Nautico di Levante, ha attraversato da poco l’Atlantico. Con ancora il sale nei capelli e l’oceano negli occhi, ci regala questo breve racconto.

10433937_10152894388659851_3364155611096087922_n[1]“Finalmente ce l’ho fatta! Un sogno che si avvera, dopo tanti anni e anche un rinvio: la traversata atlantica in barca a vela. “The Crossing”, come la chiamano gli inglesi. Ero infatti su barca britannica con crossing 2014 312equipaggio di lingua inglese. Si è trattato di un “delivery”, cioè un trasferimento di uno Swan 62 di 10 anni, Uxorious IV, dal Mediterraneo (Palma di Majorca) ai Caraibi (St. Lucia). In totale 5 settimane. La barca è molto bella, con tutti i comfort (generatore, freezer, aria condizionata, winch elettrici ecc.). E molto veloce: abbiamo superato i 17 nodi surfando con vento al lasco su raffiche di 27 nodi e due mani terzaroli!
crossing 2014 0725 membri di equipaggio da Majorca a Gran Canaria, a cui si è aggiunto un sesto a Gran Canaria. Lo Skipper, Cris, ha doppia nazionalità, Britannica e St Luciana. Nonostante i soli 33 anni di età, è st10897911_10153019627479851_7649554969166919705_n[2]ata la sua 13^ crossing (7 verso ovest e 6 verso Est). Irene sua moglie, cuoca di bordo e, per fortuna, Italiana (abbiamo mangiato benissimo). Loro sono equipaggio fisso di Uxorious. Poi Ben, istuttore di kite surf gallese; Ian, ingegnere di bordo della marina mercantile inglese in pensione; Veronica, studentessa americana. Infine il sottoscritto, “Levantino emiliano”.
Partenza da Palma il 28 Ottobre 2014, una smotorata al caldo di 2 giorni fino a Gibilterra, dove ci siamo fermati 1 giorno per ragioni “ammincrossing 2014 102istrative”. Poi meno di 5 giorni per arrivare a Gran Canaria, con un bel vento e branchi di Delfini che ci seguivano giorno e notte. Arrivo a Las Palmas crossing 2014 110alle 4 di mattina del 5 Novembre con 30 nodi di vento e acquazzoni (la peggiore situazione incontrata in tutto il viaggio).
Riposiamo a Las Palmas 1 settimana aspettando il tempo giusto (e alcuni ricambi che devono arrivarci via aerea). Finalmente il 12 Novembre (il mio compleanno) si parte! crossing 2014 346Sarà una bella cavalcata con venti portanti, andatura a farfalla con 1 o 2 mani terzaroli e fiocco tangonato. Turni: 1,5 ore al timone, 1, 5 ore in stand-by e 6 ore di riposo.crossing 2014 079 Facciamo una media di 250 miglia al giorno e percorriamo le 2700 miglia che separano le Canarie da St. Lucia in 14 giorni, durante i quali non incontriamo alcun essere umano.
Emozionante l’arrivo: mare formato, 25 nodi di vento, temporali in giro che però miracolosamente ci evitano, arcobaleni, surfate incredibili. crossing 2014 354Al tramonto siamo in banchina con un “comitato di accoglienza” che ci fa capire subito dove siamo: brindisi a base di rum…e sarà solo l’inizio!crossing 2014 300
E’ stata una esperienza molto intensa, a tratti faticosa, più psicologicamente che fisicamente, molto formativa soprattutto rispetto agli aspetti organizzativi (tutto è andato liscio, ma nulla era stato lasciato al caso!) e di navigazione! Cosa mi resta? La voglia di riprovarci, magari la prossima volta come skipper, e magari con una barca mia (a volte i sogni si avverano, no?!).
Ciao a tutti!”
Pierocrossing 2014 349
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Si parla di noi su La Nuova Venezia

22/04/2014

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1 RS Vison, 2 impavide Teen e il vento di Porto Istana

23/05/2013

In base sono tutti rassegnati, oggi non si esce: 22 – 24 nodi di vento sembrano troppi per le nostre derive e i materialisti insistono sul rischio di eventuali danni alle barche e alle vele. Gli allievi più motivati e audaci, tra i quali io ed Erica, convincono però gli istruttori ad uscire in mare con una flotta ridotta: un RS vision, un easy e un cat.

ImmagineIl Felappi ci si avvicina e ci dice:” Erica, Chiara, preparate i trapezi, oggi si plana”.

Cariche ed euforiche corriamo alla spiaggia ed armiamo, più in fretta del solito, il nostro vision grigio, tuttavia il primo giro non sarebbe toccato a noi ma a Bruno e Vittoria, ci sistemiamo così sul gommone con i nostri due istruttori Giovanni e Davide.

Dal mare vediamo come la forza del vento e l’onda formata crea problemi a ogni allievo: in particolare l’easy con l’equipaggio di iniziazione, nonostante la vela a fazzoletto, ha grosse difficoltà a navigare e riusciamo a sentire la nostra amica Chiara schiamazzare ad ogni scuffia. I gommoni della sicurezza sono super impegnati ad aiutare, assistere e a cambiare gli equipaggi affaticati.

A noi due tutto questo non fa che caricarci ancora di più.

Finalmente arriva il nostro momento, in un secondo ci ritroviamo a dominare con le nostre piccole forze e la nostra grande tecnica (si per dire -:) i laschi e le boline.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Dopo alcuni bordi Erica si stanca del trapezio e decide di prendere il timone. Subito punta il gommone del Felappi con sopra gli altri equipaggi del corso avanzato, ancorato pochi metri sopra vento rispetto a noi. Appena capisco la sua intenzione la incito ad avvicinarsi pericolosamente al gommone e nel momento in cui scorgiamo il ghigno invidioso di Bruno, Erica mi urla: “Battigli il cinque!”.

In una foto di quel momento si sarebbe potuto vedere la nostra possente imbarcazione sbandata di 45°, sovrastare il gommone sotto di noi e la mia mano incontrare quella di Bruno con stampato sul viso di tutti un sorriso adrenalinico. OLYMPUS DIGITAL CAMERAAl contrario non si sarebbero potute sentire le nostre soddisfatte risate e i successivi rimbrotti e richiami alla prudenza del capo corso Davide.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Nei bordi di lasco riusciamo anche ad issare il gennaker e planare, che dico? Volare! letteralmente sull’acqua a una velocità che ci sembra impressionante: la barca pare leggerissima e la nostra euforia sale alle stelle.

Verso metà pomeriggio, però, gli istruttori, rendendosi conto che gli esercizi programmati si stavano trasformando sempre di più in disperate manovre per non far scuffiare le barche, decidono di fare entrare uno per volta gli equipaggi seguendoli fino alla baia. OLYMPUS DIGITAL CAMERADecidono però che, grazie alla nostra bravura e esperienza maturata negli anni (!!!), il nostro vision sarebbe stato l’ultimo a rientrare, da solo.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Ironia della sorte dopo pochi secondi mi ritrovo in acqua, senza inizialmente accorgermi di essere ancora attaccata al trapezio e che, così, mi stavo tirando addosso la barca; cosa che puntualmente avviene. Che scuffia del piffero!!

E così, malgrado la fiducia nei nostri confronti, il gommone sicurezza si ritrova   a doverci aiutare e assistere nel rientro.

Alla sera tutti stanchi ma strasoddisfatti e felici, alternando un bicchiere di mirto (gli istruttori, per noi succo di frutta) e una risata in compagnia, sdraiati sulle amache sotto le fronde dei mandorli, ci si racconta, tra istruttori e allievi, le peripezie della giornata accarezzati da una lieve brezza fresca e salmastra, residuo del forte vento pomeridiano.

Chiara ed Erica, 20 agosto 2012


I JUNIOR A PORTO ISTANA: UNA GIORNATA DI STARK E SNORKELING

09/05/2013
Immagine

Levante 2012 – Porto Istana – Sardegna
Ragazzi pronti per l’uscita vela+snorkeling

È un assolato mercoledì a Porto Istana; a metà settimana i corsi junior prevedono una pausa nella normale didattica con le derive per fare una giornata di navigazione sugli Stark, i nostri cabinati usati normalmente per i corsi di “scuola di mare”, con una sorpresa che i ragazzi attendono da giorni: una uscita “snorkeling” in acque aperte. L’obiettivo didattico della giornata è stato discusso nella riunione istruttori del mattino: far assaggiare agli allievi una navigazione in mare aperto, fuori dai soliti circuiti intorno alle boe, facendoli sentire equipaggio di un cabinato che ha un luogo preciso da raggiungere: Punta Don Diego e il mitico relitto semisommerso.

DSC03465Ci imbarchiamo su tre Stark e lasciamo i gavitelli di ormeggio bordeggiando con una leggera brezza di NE; per uscire dalla baia di Porto Istana tra barche ormeggiate e secche non segnalate occorre bolinare di precisione: i ragazzi devono imparare subito a muoversi come equipaggio e, dopo le prime prove, le virate si succedono veloci e precise. Superando la base incrociamo i vision in linea di fila; proviamo ad ingaggiarli, ma non c’è storia: con grande stupore dei ragazzi, che forse  immaginavano lo Stark una barca lenta e poco performante, scopriamo che di bolina lo Stark è nettamente più veloce delle derive.

Come previsto, fuori il vento gira a SE e rinfresca: dovremo continuare di bolina! È il momento di tirar fuori la carta nautica, orientarsi e capire dove siamo visto che davanti a noi ci sono diverse isole e isolette e dobbiamo scegliere dove passare. La carta nautica è un’altra scoperta che coinvolge il mio equipaggio, anche perchè sono bravo a fare un po’ teatro, fingermi perso e preoccupato per la rotta da seguire. DSC03521Ma non è facile orientarsi su una carta se non si ha esperienza e infatti le prime osservazioni ci pongono nei punti più disparati; insegno allora come osservare la costa e riconoscere i punti cospicui, spiego cos’è un allineamento e come ci può aiutare la bussola di bordo; alla fine individuiamo il nostro punto nave sulla carta e non lo molliamo più: a turno un ragazzo seguirà la rotta sulla carta e ci darà indicazione sui passaggi più sicuri e quando virare.

P1030468Giungiamo così nei pressi del relitto, un cargo incagliato e semi sommerso adagiato sui bassi fondali davanti a Punta Don Diego: i resti rugginosi della coperta a pelo d’acqua, con il castello di prua inclinato su un lato fanno una certa impressione; “ma vedrete sotto che spettacolo, ragazzi”, dico: eh già perchè la nuotata la faremo proprio sul relitto. Dietro punta Don Diego ci aspetta una caletta riparata dalle acque terse e cristalline: prua al vento! Fermi, fondo all’ancora! Ecco un’altra manovra inconsueta per i miei giovani derivisti che la effettuano eseguendo gli ordini disciplinatamente come vecchi marinai. Il tempo di ammainare e imbrogliare le vele che vediamo arrivare il gommone di Axinella, la società di diving che collabora con noi per queste attività, con Gian Mario e Corrado che ci assisteranno nell’uscita; saliamo a bordo e Gian Mario fornisce a tutti maschera, pinne boccaglio e anche qualche muta per i più freddolosi e andiamo ad ancorarci sul relitto. Ci tuffiamo nell’acqua trasparente seguendo gli istruttori sub; la parte immersa del relitto appoggia su spuntoni di granito che hanno squarciato le fiancate, tutto intorno le rocce sono immerse in una prateria di posidonia che ondeggia tranquilla nella corrente. P1030463Pinneggiamo in gruppo circondati da sciami di pesciolini colorati, mentre tra le lamiere sul fondo fa capolini la grossa testa di una cernia. Scendiamo in apnea fra i resti del naufragio, nuotando tra il fumaiolo abbattuto e strutture contorte e incrostate; sul fondo si scorge l’elica della nave, staccata e ricoperta di vegetazione. Gian Mario scatto foto sub a raffica e i ragazzi fanno a gara a mettersi in posa volteggiando sotto il pelo dell’acqua. L’esplorazione del relitto dura quasi un’ora: una bella nuotata! Poi risaliamo sul gommone che ci riporta alle nostre barche anche perchè è ora di mangiare e la nuotata ha messo a tutti una gran fame: il pic nic preparato dalle cambu, riso freddo, panini e frutta viene divorato all’istante e poi c’è tempo anche per un riposino sdraiati al sole. Intanto la fresca brezza di SE non ha mollato e quando è ora di partire i ragazzi mi chiedono di provare lo spi, visto che il ritorno è tutto col vento in poppa; non me lo faccio certo ripetere: una breve lezione per ripassare le manovre e dividerci i ruoli e via, si issa. Torniamo zigzagando tra l’isolotto Reulino, Punta spalmatore e l’isola Piana, con tutto l’equipaggio attento e coordinato, per poi infilarci nella baia di Porto Istana. Arrivati al gavitello, mentre disarmiamo la barca, mi congratulo con i ragazzi che sono stati bravi e partecipi per tutta la giornata e la più grande soddisfazione per me è stata la loro domanda rientrando in base: “quand’è che usciamo ancora con lo Stark?”
Tiz


Vela e Trekking in Sardegna, 26/09 – 02/10 2012. Una vera settimana multipassione in policromia

13/10/2012

Corso sperimentale

BLU – VERDE – ROSA – BIANCO:
Ascesa a Punta Cannone – Tavolara


Quattro colori dominanti hanno caratterizzato la settimana trascorsa da un gruppo di levantini al corso sperimentale di vela + escursionismo terrestre: il blu del mare, il verde della macchia e dei boschi, il rosa dei graniti e il bianco del calcare di Tavolara. L’aggiunta di un’esplosione di fioriture dovute alle piogge di fine estate ha reso il quadro sempre più somigliante a una tavolozza impressionista.
Il suggestivo mix di colori di questa stagione ha accompagnato il mix intenso di attività che il gruppo ha realizzato: non solo navigazione ed escursionismo, ma anche cultura, approfondimenti naturalistici e di storia locale e, ovviamente, enogastronomia con porcettu e cannonau, zuppa gallurese, pesce…

Uscite vela su Stark – equipaggio


La novità: il trekking
Andiamo con ordine: il programma prevedeva un’alternanza di uscite in barca, sugli Stark, e di escursioni a piedi, alcune impegnative con l’assistenza di una guida, altre più facili e turistiche senza guida. Ne è uscito un “corso” vario, molto apprezzato dai partecipanti, di grande interesse e fascino grazie anche alla presenza di Massimo Putzu, la nostra guida, grande conoscitore del territorio, della cultura e della storia sarda, naturalista e guida escursionistica professionale (http://www.tramontanaescursioni.ea29.com/ ).
Qui voglio parlare soprattutto della parte escursionistica del corso, la vera novità tra le nostre proposte sportive; le uscite su Stark, di esplorazione dell’arcipelago, hanno fatto da contrappunto, per completare anche l’angolo di visuale, all’esplorazione via terra dei dintorni; le uscite, assai gradite, sono state condotte con didattica da iniziazione visto che alcuni partecipanti erano alla prima esperienza nautica.

S. Pantaleo e le torri granitiche
La prima escursione è stata alle Torri granitiche di San Pantaleo, a circa 25 km dalla base. San Pantaleo è un piccolo borgo autentico, contornato da un massiccio granitico, con altezza massima di 800 mt. che lo separa dalla Costa Smeralda e dal golfo di Canniggione.

S. Pantaleo – Torri Granitiche


Questa separazione anche fisica dalla costa più famosa della Sardegna l’ha preservato praticamente intatto, senza gli eccessi edilizi delle località vicine, mantenendo un fascino antico e rurale. Quella mattina sulla piazza della chiesa si svolgeva il mercato settimanale, in un tripudio di colori e profumi di Sardegna. Appena fuori dal paese inizia il sentiero che conduce ai torrioni granitici: il programma prevedeva il giro alla base delle torri, con un percorso facile e senza grandi dislivelli di circa 5 ore; buona parte del sentiero si sviluppa sotto boschi e macchie di leccio, ginepro, erica arborea, olivastro.

S. Pantaleo – Torri Granitiche


Bello! Molto bello, però … Poco a poco le guglie granitiche che intravediamo sopra di noi tra le fronde esercitano un’irresistibile attrazione: “Non si può salire in cima e vedere il panorama dall’alto?” (Costa Smeralda da un lato, piana di Arzachena dall’altro). Massimo non se lo fa ripetere, ruota di 90° e comincia a inerpicarsi in un vallone detritico incuneato tra costoni e pareti a picco; tira fuori dallo zaino delle cesoie e, dove serve, si apre il varco tra rovi e cespugli. Man mano che si sale il percorso diventa un po’ più alpinistico, non difficile in realtà, con alcuni passaggi un po’ esposti che superiamo brillantemente (con qualche aiutino di Massimo). Siamo circondati da un paesaggio aspro, lunare: enormi rocce levigate dal vento strapiombano verso il bosco ormai lontano; in alto le creste erose dal salmastro sono disegnate di fantastici merletti, con figure che accendono la fantasia. Una è la testa di una cane, l’altra sembra un vecchio con la barba, quella è il rostro dell’aquila!
In circa un’ora e mezza di salita arriviamo alla cresta (a circa 700 mt di altezza) e vediamo dall’alto la Costa Smeralda e le isole di Mortorio: peccato solo il cielo velato e la visibilità non ottima. La discesa sull’altro versante segue un sentiero ben tracciato che progressivamente rientra nella macchia dove, all’ombra di un boschetto di lecci, facciamo una meritata merenda.

S. Pantaleo – Torri Granitiche


La variante alla cresta ha caratterizzato l’escursione come EE (escursionista esperto) e ha ovviamente allungato il percorso previsto: in tutto 7 ore.

S. Pantaleo – Torri Granitiche


Note a margine: abbiamo raccolto circa 2 kg di porcini reali, finiti in uno splendido risotto alla sera; di questi uno era veramente da esposizione: più di sette etti e sanissimo. (porcini in Sardegna??!??). Inaspettato incontro con tre testuggini marginate, una assai vecchia e di ragguardevoli dimensioni (50 cm. di carapace) e con due splendidi e isolati esemplari arborei: un maestoso Ginepro, probabilmente vecchio anche di 1.000 anni e un Leccio di almeno 5 secoli. Vetuste presenze sfuggite quasi miracolosamente al disboscamento intensivo operato nei due secoli scorsi, quando la Sardegna forniva traversine e carbone vegetale per lo sviluppo ferroviario del Regno di Sardegna (Piemonte) prima e del Regno d’Italia poi: storie di ordinario sfruttamento coloniale che ci racconteremo un’altra volta.

Un po’ di vela per godersi il mare di Sardegna

Capo Ceraso e il Parco fluviale di Padrongianus
Il tempo incerto e un po’ piovoso dei giorni successivi ci ha fatto rinviare l’escursione a Tavolara, permettendoci però di fare passeggiate meno impegnative nei pressi della base; alcune già praticate quest’estate quali la salita all’osservatorio antincendio sul monte Maladrummì (fantastico panorama sul golfo di Olbia e su quello di Porto Istana) o il giro delle spiagge delle Tre Sorelle, del Dottore, di Porto Legnaiolo, con splendidi bagni in acque smeraldine, o il giro della baia di Porto Istana fino alla costa Corallina.

Capo Ceraso e Parco fluviale di Padrongianus


E altri di nuovi: Capo Ceraso, lungo la costa nord del promontorio fino alla torretta militare sulla punta che fronteggia il profilo tozzo di Tavolara, con vista a 180° da Capo Figari a Punta Coda Cavallo; ma anche il parco fluviale del Padrongianus, il fiume che sfocia alle Saline nel lato sud del golfo di Olbia, con salita alla collinetta che separa la valle dalla piana dell’aeroporto sulla quale si trovano i resti di un nuraghe.

Parco fluviale di Padrongianus – resti Nuraghe


Per scoprire che nel 1.500 a.C. esisteva un sistema di torri nuragiche lungo la costa, poste a difesa, ma anche indispensabili per la navigazione e per l’entrata nei porti attraverso precisi allineamenti dati dai fuochi accesi sui tetti. (Ma come? Non si diceva che gli antichi popoli sardi non erano navigatori? Altro luogo comune, ci spiegherà poi Massimo, sfatato dalle più recenti ricerche archeologiche).

Parco fluviale di Padrongianus – Torretta di Capo Ceraso


Sardegna – vela e trekking – Spiaggia raggiungibile con breve escursione dalla Base Levante


Tavolara
E finalmente, l’ultimo giorno, l’escursione più attesa: ascesa a Punta Cannone, cima più alta di Tavolara, 564 mt. Sull’isola arriviamo con il capiente gommone di Axinella, condotto da Gian Mario che ci apre il bungalow dell’info point per attrezzarci (imbrago, moschettoni, caschetto) e lasciare il bagaglio superfluo.

Vela e trekking in Sardegna – Spiaggia raggiungibile dalla Base Levante con breve escursione


La salita è classificata EEA (escursionista esperto attrezzato), perchè l’ultimo tratto è su roccia esposta attrezzata con corda fissa, mentre la discesa si fa con una calata in corda doppia. Sull’isola però ci sono anche percorsi turistici per chi non se la sente di arrivare alla cima: il giro di Spalmatore di terra e la passeggiata fino a Punta la Mandria.

Passeggiata verso Punta Mandria


Il percorso inizia proprio da qui: un facile sentiero, quasi una stradina che sale lungo la costa sud ovest, dove si trovano i resti dei forni di produzione della calce, attività fiorente fino alla metà del secolo scorso.
Poi il percorso procede in massima pendenza lungo ripidi ghiaioni di roccia bianca, quasi abbacinante nel sole, e sfasciumi calcarei che ci fanno capire l’origine geologica dell’isola: una piattaforma di sedimento calcareo su un basamento più antico di granito.

Ascesa a Punta Cannone – Tavolara


La salita, pur faticosa, è accompagnata dalla continua vista del mare, che pare appena sotto di noi, quasi a portata di tuffo; il paesaggio è grandioso: si vede al di là di Punta Coda Cavallo fino a San Teodoro e la spiaggia della Cinta;

Ascesa a Punta Cannone – Tavolara


le isole dell’arcipelago risaltano nettamente sullo sfondo blu cobalto del mare, pare di toccarle; e più in là Porto Istana e Capo Ceraso. Si arriva dopo un passaggio in roccia a una cengia erbosa da cui parte il tratto finale alpinistico.

Ascesa a Punta Cannone – Tavolara


Alcuni si fermano, gli altri affrontano l’ultima fatica assicurandosi con corda e moschettoni e arrivano alla cima,

Tratto alpinistico – Ascesa a Punta Cannone


dove viene sventolata la bandiera CNL!
Eolo però ci gioca lo scherzo: il tempo, variabile per tutta la salita, alternando sprazzi di sole terso e luminoso a veloci passaggi nuvolosi, si mette al brutto e un violento acquazzone sorprende i nostri prodi bagnandoli completamente e complicando non poco la discesa.
Ci si asciugherà all’arrivo, al ristorante di Tonino mangiando panini davanti a un caffè bollente. Complessivamente cinque ore di escursione.
Note a margine: abbiamo incrociato storie (non tanto antiche) di tremenda fatica sul lavoro nei forni di calce, quando cavatori di pietra e boscaioli portavano le pietre estratte dalle rocce e il legname da combustione ai forni posti lungo la costa; e il trasporto poi, talvolta su improbabili barche a remi, della calce viva o delle stesse pietre verso il porto di Olbia (10 miglia) con la paura che montasse il maestrale a mandare tutti indietro o a fondo.
Da approfondire: la complessa struttura geologica dell’isola, in pratica una montagna dolomitica appoggiata su una piattaforma di granito quasi tutto sommerso tranne per alcuni costa nord: unica formazione calcarea di rilievo di tutta la Gallura; la flora, rigogliosa e fiorita dopo le recenti piogge; l’incontro con l’animale più noto dell’isola, la capra dai denti d’oro (colorazione dovuta alle particolari erbe che costituiscono la sua dieta) e il desiderio di vedere l’aquila, che ha dei nidi sulle cime e ogni tanto viene avvistata. E poi, la dolcezza, in contrasto con l’asprezza verticale della montagna subito incombente, dello Spalmatore, lingua di terra e sabbia che si allunga nel mare e vi si perde. Qui tenaci specie alofile difendono la duna dal vento e dal mare, qui in un minuscolo cimitero quasi a livello del mare riposano i re di Tavolara. Già, abbiamo anche conosciuto Tonino Bertoleoni, l’ultimo re di Tavolara. (perchè non lo sapevate che Tavolara era un regno? Il più piccolo del mondo, dicono).

Su Punta Cannone sventolano le vele Levante

Work in progress
L’esperienza è stata assai positiva e andrà sicuramente riproposta; molte altre sono le mete non molto distanti dalla base da scoprire: il Monte Nieddu, alle spalle di san Teodoro o Capo Figari con la casa di Guglielmo Marconi che da qui sperimentava le prime trasmissioni radio con il continente; e perchè no? Tiscali alla scoperta del villaggio nuragico completamente racchiusa all’interno di una gigantesca dolina carsica.
Senza dimenticare il mare e la vela: perchè da qui partiamo, dallo spirito di avventura e dalla curiosità verso il mondo che sono propri dei marinai; approdati su coste sconosciute a esplorare terre nuove.

(Tiz)


Three Sheets to the Wind

13/07/2012

Gooood Morning, Port!

Strolling along the harbour under the hot sun of the Italian Riviera, we were met by

our friendly instructor, Enzo.

Three sheets to the wind.

We stepped cautiously onto the boat as we took to the sea for the very first time.  Butterflies flapping in my stomach, I was unsure if it was due to nerves or the sea—sickness starting to kick in already.

As we left the port behind us and sailed freely out into the Tyrrhenian sea it was clear that my grandfather’s sailor instincts were in my blood too.  It felt so natural and free to be out at sea, and when we switched off the engine there was a moment of silence as we appreciated the lapping of the waves and the sounds of nature.

Learning to sail was like learning a new language, a language reserved for those with the patience and drive to learn it.  ‘Sheet in’, Sheet out’, ‘port’, ‘starboard’ watch the ‘bow’Words that at first seem strange but that with repetition became more familiar to us.

Relaxing on the boat.

The desire to jump off the stern of the boat was starting to mount as we made our way further out to sea.  Finally, under the exhausting heat of the mid-day sun, we splashed into the water for a refreshing swim. The five of us were joined by some unexpected tourists in the form of Jellyfish, it was at that point that we decided to retreat to the safety of the boat and take a well earned lunch break.

A refreshing dip in the sea!

The afternoon was spent tackling various manoeuvres and learning how to handle the boat while getting to know her and her rhythm.  We finally docked at about 7pm and were free to reflect on our day’s adventure while recharging with showers and aperitifs.

Romantic sunset at Porto Venere


Barca e figli: a Porto Istana si può!

29/06/2012

IN BARCA IN FAMIGLIA A PORTO ISTANA
Quattro domande a istruttori Levante con figli

Anna Torre:
1 figlia (7 anni)
istruttore dal 2008
inquadrato fino al 2010

Gian Marco De Maria:
2 figli (8 e 6 anni)
istruttore dal 1988
inquadrato fino al 2000

Marco Sciannimanico:
2 figli (5 e 3 anni)
istruttore dal 1996
inquadrato fino al 2007

Alessia Salerno:
due figli (7 e 5 anni)
istruttrice dal 1993
inquadrato fino al 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le domande

1)  Cosa pensi dell’idea dei Levante di invitarti a inquadrare in un corso, portando in base tuo figlio? 

2)  Ci sarà un tuo figlio iscritto a un corso, durante la tua permanenza? Non corre il rischio di un trattamento diverso dagli altri bambini che vengono senza genitori?

3) Se vieni senza iscrivere tuo figlio a un corso, sarà accompagnato da qualcuno che rimane a terra? Ci saranno problemi di “integrazione” con gli altri in base?

4)  Cosa ti aspetti da questa esperienza? Prevedi difficoltà organizzative o logistiche?

Sono istruttori Levante con famiglia e figli. In buona parte per questo nelle ultime stagioni hanno rallentato la loro presenza in base.
A tutti l’idea di tornare e di portare con sé i figli è piaciuta.
«Inquadrare in un corso mentre mio figlio ne frequenta un altro, dice Marco, dà la possibilità ad entrambi di fare qualcosa di interessante e di creare un filo conduttore tra due percorsi separati» e Anna, entusiasta dell’idea, fa subito un passo più in là: «A me piacerebbe proporla addirittura a mamme-non-istruttrici con figli: molte mamme portano i figli in vacanza senza il papà. Poterlo fare a Porto Istana sarebbe bello: mamma, bimbo 5 anni, bimbo 8 anni. Quello di 8 anni è iscritto a un corso. La mamma sta con il piccolo». Anche ad Alessia piace molto la proposta: «Tra l’altro il mio caso è particolare, perché viene l’intera famiglia. Anche Stefano, padre dei miei figli è istruttore: potremo inquadrare alternativamente tutti e due ed uno starà con il figlio più piccolo (gli mancano 2 anni all’età canonica). Mi piace inquadrare, cosa a cui tengo molto, e mi piace la possibilità di coinvolgere i miei figli in una realtà che spero sentiranno presto loro».
Gian Marco si spinge oltre, proponendo un’interpretazione di taglio… freudiano: «La risposta si porta dentro un pezzo della nostra vecchia vita. Credo che per molti di noi, dai tempi di San Clemente, i Levante abbiano significato, senza troppe metafore e lacrimucce, sia un porto che un mare in tempesta; anzi a volte, come direbbe uno dei vecchi istruttori, è stato anche centro di smistamento per casi umani». Ahi! Allora siamo alla nostalgia e alla giovinezza perduta? «Non credo e comunque vedremo: Porto Istana è un posto sconosciuto anche per me, da esplorare. Anche se, tra me e i miei figli, i veri esploratori adesso sono loro. Io, tutt’al più, posso essere solo quello che scrive un timido e minuto diario di bordo».
Anna non verrà: «Non voglio forzare mia figlia. In più mio marito non partecipa: non lo trascinerò mai nelle nostre vacanze famigliari in base. Quindi mi troverei nella situazione di “single” con figlia. Avevo anche pensato di portarmi amici in campeggio cui affidare la bimba (a Porto Pozzo l’ho fatto quando lei aveva 4 anni, per il corso di formazione istruttori: ma sinceramente il mare di Porto Pozzo non è una meraviglia). Porto Istana è invece tutta un’altra cosa! Ecco perché è importante prevedere una sorta di “ospiti” magari con tenda: allargherebbe il passa parola».
Anche Marco ritiene prematuro venire, e attende che siano più grandi: «Cercherei di spingere i miei figli a frequentare un corso e a vivere attivamente la base». Non lo spaventano problemi di integrazione, sebbene riconosca che «il rischio esiste, ma sta al genitore rendersene conto ed evitarlo: quando vedo i miei piccoli relazionarsi e giocare con i loro coetanei faccio volentieri un passo indietro. Conosco la professionalità degli istruttori Levante e il passo indietro non mi costerebbe: pur avendo insegnato ai Levante per oltre un decennio, cercherei di interferire il meno possibile con le esperienze dei miei figli».
Verrà invece Gian Marco e suo figlio frequenterà un corso Junior, come la figlia di Alessia. Entrambi non temono che la loro presenza in base costituirà un problema. «Stefano e io teniamo che Caterina impari e segua le regole che le verranno insegnate a prescindere dalla nostra presenza» dice Alessia«Avrà nuovi riferimenti, l’istruttore, il cambusiere, i compagni. E mi piace che ci veda come parte attiva di quel mondo, che sappia che ne condividiamo le regole». «D’altra parte»aggiunge Gian Marco «i figli passano molto tempo senza di noi, penso quindi che possa essere importante che si impari reciprocamente ad osservarsi quando si condivide una stessa esperienza. Mi sembra, tutt’al più, che questo “sguardo di ritorno” possa fare più paura ai genitori».
Anche Gian Marco verrà con la famiglia e il figlio più piccolo sarà affidato alla moglie che, dice, è una mamma molto disponibile, e «…spero innanzitutto che l’esperienza giovi a me! I figli sono ancora piccoli, mi auguro soprattutto che si divertano, non posso e non voglio aspettarmi subito grandi risposte».
Per Alessia «la base è molto bella e la situazione piena di stimoli interessanti. Il figlio che starà con il genitore che non inquadra imparerà i ritmi della base, a rispettare spazi e funzioni di corsi e corsisti e troverà altre cose che lo distraggano: il prato è pieno di insetti! E potremo comunque alimentare la sua curiosità verso la barca con qualche “assaggino”. Mi aspetto che ci si diverta tutti. Si tratterà di organizzarsi un po’ e di prendere le misure. Il rispetto di persone, ruoli e situazioni renderà le cose più facili. E per la Cate, mia figlia che fa il corso, sarò felice se non mi dirà che dall’anno prossimo preferisce giocare a tennis».
Una punta di nostalgia continua a non mancare in Gian Marco, che conclude: «Le difficoltà logistiche saranno inevitabili, con lo spostamento di sede; mi fa tuttavia molto piacere tornare proprio quest’anno perché nel corso del tempo sono sempre stato presente ai cambi di base. E poi nei traslochi si trova sempre qualcosa di cui non ci si ricordava più».