Just a perfect day_racconto di un giorno al corso Kat Explorer

Alla fine arriva. Come sempre. La sensazione impareggiabile di essere un’unica entità: la barca, l’equipaggio, il mare, il vento. L’Hobie 16 plana dolcemente sull’onda, raggiunge l’incavo, risale l’onda successiva e così via, senza fine. Pietro, al trapezio, mantiene un assetto impeccabile e lasca appena il fiocco per non ingavonare. È la natura a suggerire cosa fare ed io non devo fare altro che assecondarla, senza pensieri, senza parole. L’incrocio con un grosso cabinato interrompe il momento magico, ma non la sensazione di avere passato una giornata veramente speciale.
Una settimana prima è cominciato il corso Kat Explorer: corso stupendo ma estremamente impegnativo, sia per gli allievi che per gli istruttori; una settimana di navigazione tra le Bocche di Bonifacio, visitando le isole
dell’ arcipelago della Maddalena, a bordo dei piccoli ma veloci Hobie Cat 16. Il primo giorno è dedicato all’affinamento di tutte le manovre che potrebbero rendersi necessarie in mare aperto: raddrizzamento del Kat, recupero di uomo a mare, traino della barca. Stranamente c’è pochissimo vento; il maestrale degli ultimi giorni è svanito, lasciando spazio a deboli brezze che rendono le manovre abbastanza semplici da eseguire. Bene, per il primo giorno, ma dovremo replicare le manovre con vento teso e mare formato, per essere certi che l’equipaggio possa gestire situazioni critiche. Il secondo giorno un debole maestrale ci consente di navigare tranquillamente verso Capo Testa. Non abbiamo in programma di fermarci per la notte, quindi non abbiamo caricato il contenitore stagno con tende e sacchi a pelo e così facciamo scuffiare il Kat in mare aperto. La manovra di raddrizzamento riesce senza problemi, anche se risulta più complicata della stessa effettuata all’interno di Porto Pozzo, dove è situata una base del Centro Nautico di Levante, una baia lunga e stretta che impedisce il formarsi di onda anche con forte vento. Arriviamo nella baia della Marmorata e ci concediamo qualche “bordo ignorante” al traverso, avanti e indietro, facendo sollevare lo scafo sopravento ben oltre il necessario, solo per il gusto di arrivare al limite, al grido di “chi lasca è un coniglio”. Ragazzate, indubbiamente, ma divertenti anche dopo i quaranta. Al ritorno il (finto) maestrale cala sensibilmente e il lungo lasco diventa un po’ penoso in confronto alla bolina del mattino. Il Kat è comunque veloce e riusciamo a tornare alla base ad un’ora decente.
Le previsioni per i giorni successivi sono impietose: calma piatta. Le brezze aiutano, ma calano immediatamente appena ci allontaniamo, anche di poco, dalla costa, così non ci arrischiamo a stare fuori la notte per evitare sfiancanti pagaiate come quella dell’anno scorso: quattro ore ininterrotte per tornare a Porto Pozzo con totale assenza di vento. E così, nei due giorni successivi, esploriamo le calette lungo costa, dalle più ampie ed affollate, dove seminiamo il panico manovrando a vela tra le barche, alle più strette e deserte, dove gli scogli affioranti rendono l’atterraggio complicato e pericoloso, più per le barche che per l’equipaggio.
Mercoledì, finalmente, il vento rinforza; stranamente è un Est pieno, piuttosto raro in questo periodo, ma benvenuto poiché ci permette di bolinare verso Spargi, Budelli e Razzoli consentendoci un veloce ritorno al lasco in serata. La sera il bollettino meteo annuncia un ulteriore rinforzo del vento a forza 6, con tendenza a 7 nelle bocche, sempre da Est: però!
La mattina comincia con una pessima notizia: un allievo sta male e non riesce proprio ad uscire. Le condizioni meteo impongono un equipaggio abbastanza esperto e non riusciamo a trovare nessuno disponibile. Improvvisamente da una tenda emerge una testa di riccioli biondi e occhi cerulei per la verità ancora socchiusi. “Pietro!” – esclamo -“Cosa hai da fare oggi?”.
“Veramente oggi pensavo di riposarmi” risponde il nostro giovane istruttore, con una voce cavernosa che contrasta nettamente con il suo aspetto angelico.
“Peccato!” – replico – “Ci serviva qualcuno per sostituire l’allievo del Kat Explorer”.
La trasformazione è immediata! Gli occhi si spalancano e la voce si schiarisce: “Dammi cinque minuti!”.
Dopo quattro minuti e venti secondi Pietro è pronto, con tanto di trapezio e occhiali da sole.
Raggiungiamo Lucia in spiaggia che, vedendoci arrivare, capisce subito e corre ad armare il Kat.
Partiamo a tempo di record e, appena usciti  da Porto Pozzo, ci accorgiamo che due giorni di Est hanno alzato parecchia onda. Puntiamo verso Spargi con circa 15 nodi di vento. La barca viaggia veloce di bolina e taglia le onde con facilità, la navigazione è piacevole e regala meravigliose sensazioni, il vento continua a rinforzare, lentamente ma con costanza. Decidiamo di fermarci per pranzo a in una caletta dove solitamente sosta il “Nordovest”, un peschereccio riadattato a barca turistica che fa base a Porto Pozzo. Ci riconoscono immediatamente e, malgrado qualche piccola discussione passata per motivi di precedenza, ci offrono un ottimo piatto di pasta preparata con il pescato del giorno. I turisti, incuriositi, cominciano a fare qualche domanda; effettivamente non è usuale vedere questi piccoli Kat navigare in mare aperto, soprattutto con queste condizioni meteo.
Ripartiamo, il vento ormai è intorno ai 20 nodi, e decidiamo di continuare la nostra navigazione di bolina verso l’Isola Barrettini.
Rimango stupito dalla facilità con cui superiamo le barche dei turisti, che comunque viaggiano intorno a 8-10 nodi, con Pietro al trapezio che saluta, entusiasticamente ricambiato, le ragazze sul ponte. Sorrido, pensando che, malgrado tutto, Pietro non rinuncerebbe mai a questa meravigliosa navigazione, neppure per una serata con Claudia Schiffer (anzi, ora che ci penso, forse non sa nemmeno chi è Claudia Schiffer).
Riusciamo a doppiare gli Isolotti Barrettinelli, il vento si è stabilizzato tra i 20 e i 55 nodi e le onde più alte sfiorano i due metri; puntiamo verso Sud e ci fermiamo a fare una piccola sosta dopo Porto Massimo; il tempo di un gelato ed è ora di tornare: ci aspettano  lunghi bordi al lasco che promettono bene.
E così, planata dopo planata, arriva il momento magico, che dura un’eternità.
Il ritorno è veramente veloce. Come al solito, Lucia, leggera come una piuma sul timone, mi precede di parecchi minuti e, quando arrivo in spiaggia, ha già disarmato il Kat e la vedo correre verso la base.
La ritrovo in ufficio, china sulle carte nautiche; entro e solleva lo sguardo sorridendomi: “Al ritorno abbiamo tenuto una media di circa 15 nodi!”. Incredulo, controllo miglia e tempi: non trovo errori, incredibile!
Domani è l’ultimo giorno di corso ma le previsioni danno vento in forte calo. Non importa. Mentre vado a farmi la doccia noto che allievi e istruttori del corso Kat Explorer hanno un sorrisino ebete stampato in faccia. Probabilmente anche io. Mentre aspetto il mio turno per la doccia comincio a fischiettare, sovrappensiero.
È Lou Reed: “Just a Perfect Day”.

E. M.

3 risposte a Just a perfect day_racconto di un giorno al corso Kat Explorer

  1. Bella storia eugenio complimenti!
    comunque ti consiglio di correggere quei 55 nodi!
    Manu, il toro

    • juliette desfeux scrive:

      Eugenio abbiamo scoperto i tuoi talenti di scrittore ! Già che correggi i 55 nodi, correggi anche i 2 metri d’onda… mi sa che erano 2,50 !😉
      Juls, la polletta.

  2. celeste scrive:

    ecco, adesso mi viene una crisi di nostalgia… cosa mi viene in mente di andare a caccia di foto del levante quando fuori nevica???

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