AREA MARINA PROTETTA di TAVOLARA, luogo di conservazione della biodiversità: dove navigare significa rispetto per l’ambiente a 360°

31/05/2012

Ci sono cose che magari sappiamo, o intuiamo, perché in fondo non sono appannaggio di grandi scienziati, ma che nella quotidianità tendiamo a relegare nel dimenticatoio.

Posidonia

Per esempio, bisogna andare a pescare nella memoria di qualche servizio naturalistico in tv per ricordarci che la posidonia non è un’alga (vedi foto), che le sue praterie producono salutare ossigeno (qualcuno ricorderà quando nell’Adriatico pompavano aria ossigenata per bonificare dalla mucillagine), che proteggono le coste da fenomeni di erosione e danno rifugio e nutrimento a circa mille specie animali…
Se andate a Porto Istana, tutto questo e molto altro lo riscoprite grazie agli agili pieghevoli dell’ente gestore dell’Area Marina Protetta (AMP) Tavolara e Capo Coda Cavallo.
La base dei Levante è dentro l’AMP, nella zona C  (vedi foto) che, delle tre: A, B e C, è la più vasta e con restrizioni meno rigide. Tuttavia con la posidonia farete i conti, perché la salvaguardia di queste praterie è uno dei punti fissi di tutta l’area. Sulle praterie è richiesto di non ancorare, per non correre il rischio di danneggiare l’intreccio delle loro radici. Che poi un marinaio ben sappia come anche la miglior àncora sulle posidonie non tenga, è cosa nostra, che ci diciamo tra noi… Come ci diciamo che sulla roccia è tanto peggio, perché lì corriamo il rischio addirittura di perderla. Non ci diciamo, invece, ma è un nostro limite e a Istana dovremo superarlo, che anche la roccia è un elemento prezioso da salvaguardare, perché ricettacolo di una microfauna (coralli, madrepore, ecc) che garantisce l’equilibrio della biodiversità.

cartina Area Marina Protetta di Tavolara

Se metteremo bene a fuoco, facendo snorkeling, la vedremo, questa ricchissima e inaspettata vita: a due bracciate dalla riva e ancora meglio nella fascia di mare in zona B che si estende verso est a partire da poco più in là di dove siamo noi. E tutto questo ci fa comprendere perché l’acqua di quella zona e di quelle baiette sia così trasparente e dai riflessi incantati…
Per chi è abituato a usare il litorale in maniera consumistica o, peggio, a sfruttarlo con insensati insediamenti residenziali, le “regole” di un’area marina protetta sono vincoli da combattere. Per noi, invece, sono la garanzia di una vacanza unica, di un luogo da godere nella sua bellezza naturale e non contaminata. E’ per questo che i Levante abbracciano queste regole e anzi, si impegnano a collaborare con l’Ente gestore per diffonderle. Dice l’Ente: ” Gli importanti valori naturalistici, arricchiti da un paesaggio spettacolare rendono questa area di rilevanza internazionale per la conservazione e per questo sono necessarie azioni di tutela guidate da una nuova filosofia che affianca alla cura e alla difesa del territorio, l’idea di una fruizione sostenibile nel lungo periodo. In quest’ottica il Consorzio di Gestione ha previsto, contestualmente alle attività di monitoraggio e ricerca scientifica, azioni con importanti risvolti di comunicazione ed educazione rivolti ai potenziali fruitori. L’ A.M.P. si propone come un interlocutore privilegiato sia della comunità locale sia per i numerosi visitatori, nella consapevolezza che solo se la responsabilità condivisa e la costruzione di scenari di gestione e tutela del territorio veramente partecipati, potranno avere una ricaduta duratura”.
Ci sono altri esempi di come questa tutela si applica in una vita di comunità: il primo, e ne abbiamo già parlato in un precedente articolo, è la raccolta differenziata dei rifiuti, come azione terminale di un nuovo approccio al problema: prima di raccogliere, bisogna ridurre la produzione. Ed ecco che nella nostra base l’uso dei contenitori di plastica e il consumo incontrollato dell’acqua saranno ridotti al minimo indispensabile. La filosofia dell’ AMP si sposa perfettamente con lo stile di vita di un marinaio: in barca non ci sono docce da fare tutto il tempo e tanto meno inceneritori… Ci si lava con l’acqua di mare e con il sapone biodegradabile adatto e si cura che i rifiuti siano contenuti. Da sempre consideriamo che la base CNL è il primo allenamento per affrontare la vita in mare, in sostanza una grande barca.
Ed ecco altre azioni, sempre in sé minimali, ma di grande significato. Le dune, per esempio. Le radici delle piante della duna, anche le più piccole, sono molto lunghe e servono a trattenere la sabbia: calpestarle o peggio sradicarle vuol dire contribuire al loro disfacimento. Oppure i mozziconi di sigaretta, che “nascosti” sotto la sabbia, al momento non si vedono, ma hanno bisogno di numerosi anni per degradarsi (per non parlare dei sacchi di plastica e di tutti i prodotti di derivazione petrolifera). Per non parlare delle aree di terra ferma, dove nidifica una fauna unica e indifesa: avvicinarsi alle zone di riproduzione delle specie animali costituisce un grave motivo di disturbo e dobbiamo evitare di farlo.
La mancanza di attenzione a questi gesti quotidiani, moltiplicata per tutti i singoli utenti del litorale, danneggia irreparabilmente le caratteristiche naturali per le quali noi apprezziamo il sito, modifica o inquina un habitat in cui l’obbiettivo della conservazione della biodiversità è lo scopo primario. Impoverisce quella ricchezza naturale proprio per la quale noi oggi diciamo che navighiamo in un…”paradiso”.

E, tanto per passare dalle parole ai fatti, quest’anno l’AMP collaborerà con noi in INTERVENTI FORMATIVI SULLO STAFF che segue i Junior, oltre a proporci interventi diretti sia con i ragazzi che con gli adulti. Non solo: a cominciare da settembre sarà possibile sperimentare corsi di vela integrati da attività legate alla scoperta e conoscenza naturalistica del sito (snorkeling, diving, trekking), in collaborazione con l’AMP e altri operatori da essa accreditati.


DRINK&SAIL – Aperitivo Levante – 5 città, un unico evento, un’unica data

15/05/2012


Solo donne a fare la CAMBUSIERA?

10/05/2012

Ritorna un ruolo storico importantissimo nella vita dei corsi

La cambusiera, un ruolo unicamente femminile ai Levante? Ma come… Istruttori maschi e cambusiere femmine: da noi si fanno ancora distinzioni di genere? Che delusione!

No, non è una scelta voluta, tant’è che ci sono cambusieri maschi, anche se per ora in minoranza.
E’ un’eredità che ci viene dai Glénans e che noi abbiamo travasato praticamente pari-pari.

L’idea è che ci sia una persona, già pratica del funzionamento della base (quindi con una minima “anzianità” di corso) che gestisca la cambusa e coordini la comandata.>

Per dire, in Francia la chiamano maitresse de maison (intraducibile: capo-casa?), ma anche, dopo il femminismo, maître de logis , tanto per mettere i generi alla pari. Noi ne abbiamo arricchito la funzione, dato che il compito più importante è di gestire, oltre a “quel che c’è”, soprattutto “quel che ci deve essere” nella cambusa. Di fatto, poiché anche qui si tratta di un lavoro volontario, si sono rese disponibili più donne che uomini, forse perché queste hanno una maggiore competenza personale specifica.
Fare il cambusiere non è facile e non ci si improvvisa, per questo il Centro Nautico di Levante richiede che venga seguito un breve corso di formazione e prevede in cambio del servizio che per circa mezza giornata si possa continuare a navigare.

in sintesi, chi è il CAMBUSIERE LEVANTE?

  • conosce il nostro stile di vita (ha una minima “anzianità” di corso)
  • gestisce la cambusa, coordina e controlla la comandata, collabora con lo staff.
  • è inquadrato come “istruttore a terra”, matura bonus e rimborsi
  • è occupato per circa mezza giornata, e per il resto può continuare ad andare in barca.

Il ruolo costituisce un’importante interfaccia tra gli istruttori e lo staff della base, in particolare il cuoco e il cambusiere centrale (che da noi viene da sempre appellato supercambusiere) ed è inquadrato come “istruttore a terra”, tant’è che partecipa alle riunioni organizzative con gli istruttori del corso e contribuisce alla valutazione finale degli allievi, fornendo utili elementi sull’attitudine di ciascuno alla vita in collettività e alla disponibilità al servizio.
Se ragioniamo con il metro tanto in voga oggi della “visibilità”, beh, il cambusiere, maschio o femmina che sia, fa piuttosto un lavoro dietro le quinte, meno appariscente e quindi, se volete, meno immediatamente gratificante.
Ma l’esperienza di moltissime persone passate per anni da questo ruolo è stata importante sia per la loro crescita personale che come primo gradino del percorso formativo che le ha portate a diventare istruttori.
A Porto Istana i Levante ancora una volta si rinnovano (…pur nel solco della tradizione, come usa e abusa dire altrove). La vita a terra sarà molto più convergente sulla base, non disporremo del bar del campeggio, né della “balera”, avremo un modo più attento di produrre e smaltire rifiuti, l’acqua dolce dovrà essere usata con parsimonia.

Tutti elementi che troveranno un punto d’incrocio nel cambusiere che tornerà ad essere, quindi, uno snodo centrale nella loro gestione.


A Porto Istana UN PERIMETRO DA SCOPRIRE per corsi di ogni livello sui cabinati

07/05/2012


La carta nautica parla chiaro: o sapete navigare in acque ristrette, oppure meglio non prendersi il rischio. Quale migliore occasione, quindi, di imparare in una “situazione di scuola”?
Se a Porto Pozzo tiravi magari un bordo unico fino a Spargi, magari aggrappato alla falchetta per reggere lo sbandamento e poi tornavi, magari con un altro bordo dritto-dritto di spi, qui a Porto Istana niente di tutto questo.
E’ scuola, ragazzi: lo farete una sola volta nella vita, ma potrete dire di averlo fatto. Se non volete andare a scogli dovete imparare a leggere i minimi particolari della carta nautica. Dovete imparare a seguire una rotta precisa senza tanta bussola: a occhio. Ma attenzione qui a occhio non vuol dire “circa”, “pressappoco”, vuol dire aver occhio su un allineamento: una meda e la caduta di un’isola, uno scoglio e un punto cospicuo (ci sarà qualche vecchio istruttore ancora depositario della tecnica della cimetta?). E poi, per complicare le cose, gli allineamenti diventeranno due, come i triangoli che tengono le palle da biliardo. A dritta un allineamento: oltre quello si tocca; a sinistra un altro allineamento, anch’esso al limite. E voi che dovete tirar bordi dentro questo triangolo, perché la meta è il suo vertice. Volete aumentare la complicazione? Bene, mettetevi in poppa, tirate fuori lo spi e fate slalom tra scogli e isole, magari aiutandovi con un altro triangolo: un allineamento in prua e l’altro in poppa (eh sì: ci si gira indietro a traguardare l’allineamento, però senza perdere lo spi, altrimenti dov’è il bello dell’esercizio?).
Tutto questo ci dice la carta nautica. Ci offre la potenzialità di opzioni didattiche diversificate e progressive, che possono completare le esperienze necessarie a formare un membro di equipaggio. Non a caso qui usiamo il termine membro di equipaggio al posto di velista. Su una deriva, su un catamarano si possono raggiungere i massimi vertici, essere quindi degli ottimi velisti (o ottimi surfisti con il wind-surf). Il membro di equipaggio, sottinteso di crociera, aggiunge all’esperienza del velista un ulteriore bagaglio di conoscenze e pratiche che gli permettono di andar per mare nella massima sicurezza. In una parola: di navigare. Il navigare è nell’esperienza storica, nel dna del Centro Nautico di Levante (per esempio: vent’anni fa c’erano barche di 7 metri, senza motore –navigavano in flotta e una sola aveva un f.b., che andavano su e giù per l’Istria e Dalmazia, oppure c’era un 8,30 che si faceva bellamente la Grecia delle Cicladi, nei mesi di meltemi). Un dna costruito su un corso-base: allora come oggi chiamato Scuola di mare.

Porto Istana offre ai cabinati un perimetro ideale per i corsi di Scuola di mare e Precrociera, e unisce alle caratteristiche sopra accennate l’abbondanza di ridossi, anche a nord di Olbia, verso Golfo Aranci, che permetterà la navigazione con qualsiasi tempo e la sperimentazione del nuovo corso avventura “Stark explorer”: uscite di due giorni o più sugli stark, con pernottamento a bordo (4 cuccette) o in campeggio nautico (lo stark pesca 90 cm.) alla scoperta delle baiette più isolate e delle spiagge meno frequentate dal turismo di massa.

Elan 31 e crociereSe poi zoomiamo indietro sulla carta nautica, scopriamo tutta la costa orientale della Sardegna che, meno intasata dal turismo nautico d’élite, offre spunti interessanti anche per i corsi Crociera sugli Elan. Chi volesse misurarsi con le Bocche, le ha a mezza giornata di navigazione. Ma se il meteo dice due giorni di maestralata forte, lungo la costa orientale in poco più di 24 ore di navigazione puoi arrivare a Capo Carbonara (Villasimius) tutto di spi, pronto per essere, d’un balzo, a comprare pesce fresco al famoso mercato di Cagliari (absit iniuria verbis: a visitare la famosa Cittadella dei musei… che, scherzi a parte, davvero merita una sosta).


Bentornato VELADAMATTI e benvenuto PORTO ISTANA

24/04/2012
PORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNA
PORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNA
PORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNA
PORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNA

LA NUOVA BASE – Porto Istana, un set su Flickr.

Ciao Levantini!

con l’arrivo della bella stagione torna in attività anche il blog Veladamatti. L’inverno è stato denso di decisioni e di scelte importanti per la nostra associazione.

È il caso di fare un veloce riassunto di quello che è successo nell’ultimo anno.

Nel pieno della scorsa stagione estiva abbiamo avuto notizia che il Camping Arcobaleno di Porto Pozzo, che ospitava da 12 anni la nostra base nautica, chiudeva l’attività per mancanza di autorizzazione amministrativa. La notizia, inaspettata, ci ha fatto fortemente temere per il nostro futuro, visto il poco tempo a disposizione e la difficoltà oggettiva di trovare una nuova idonea sistemazione. Anche perchè, diciamocelo, siamo esigenti! Vogliamo una spiaggia e uno specchio d’acqua protetto per le derive, ma anche un perimetro interessante per i cabinati con ormeggi sicuri; una sistemazione logistica “riservata” dove fare “casa nostra”, magari in un contesto ambientale di valore, però non troppo isolata e facile da raggiungere. Il tutto, ovviamente, a costi abbordabili per non essere costretti ad alzare i prezzi dei corsi. Insomma: volevamo la luna e abbiamo passato l’autunno e l’inverno a cercarla! Se a questo aggiungete la decisione di Stefano, il nostro capobase e amministratore delegato, di lasciarci per ricercare nuove esperienze professionali, capite bene come l’orizzonte fosse fosco e promettesse burrasca per il CNL.

Ma anche questa volta San Clemente, il nostro santo protettore fin dai tempi della prima base a Venezia negli anni ’80, ha guardato in giù e ci ha dato una mano. Siamo infatti riusciti a trovare una base che risponde a tutte le caratteristiche che cercavamo, con anche qualcosa in più: l’essere inserita in un’area marina protetta e in un contesto ambientale di grandissimo pregio.

L’unico cruccio è di non avere avuto la possibilità di fare una sperimentazione, sia logistica, ma soprattutto nautica, per verificare le specificità del sito e del perimetro. Ma tant’è: siamo marinai! La sperimentazione la faremo quest’estate, istruttori e allievi insieme, e scopriremo le peculiarità e le potenzialità del nuovo sito, affinando didattica, organizzazione a terra, modalità di gestione, prospettive con un lavoro collettivo che darà certamente ottimi risultati. Le premesse ci sono tutte perchè il sito ha veramente grandi potenzialità e sta solo a noi saperle cogliere e sviluppare. Su questo lo staff è “carico come una molla” e tutto il corpo istruttori è pronto e assai motivato.

Voglio presentarvelo, lo staff, in gran parte già noto, che sta già lavorando da mesi a preparare la base: Diego, il biondo capobase; Arthur, il francese materialsta ma anche istruttore cabinati; Federico, idraulico, elettricista, muratore che in stagione si trasformerà in responsabile della cucina (è bravo anche a far da mangiare!); Pippo il rasta tuttofare, maghetto del windsurf; e poi Sara, efficentissima supercambu; Giulia, dolce superanimatrice per i ragazzi; Simone capoistruttore junior. E naturalmente in segreteria a Torino, Marina “voce di velluto”. Insieme agli istruttori volontari che già fremono per scendere a Porto Istana, formeranno una squadra per una stagione nautica indimenticabile.

Ma della stagione che si sta aprendo, delle caratteristiche della nuova base e del perimetro di navigazione, parleremo diffusamente nei prossimi interventi su questo blog.

Voglio invitarvi a leggerlo, questo blog, commentarlo e collaborare con note, articoli, resoconti, domande affinchè sia uno strumento di informazione e di confronto per e tra tutti gli amici levantini. La redazione neo costituita, formata dal sottoscritto, da Roberto Carbognin (vecchia quercia, già direttore di Veladamatti negli anni ’80 e ’90) e Marina garantiranno una informazione aggiornata almeno settimanale.

Ma la vera redazione del Blog siete voi, Levantini: da voi ci aspettiamo da subito commenti e domande, e poi resoconti di corsi e crociere, discussioni di didattica e di organizzazione, critiche (e magari qualche complimento). Senza il vostro contributo il blog si riduce a un notiziario unidirezionale, alla fine forse un po’ noioso: facciamo che diventi un vero forum propositivo di aggiornamento e di discussione. Anche questo vuol dire essere associazione.

Buon blog a tutti e benvenuti a Porto Istana.

Tiziano Carbognin
(Presidente Centro Nautico di Levante)


chi siamo

21/11/2008

Ho trovato in uffico una serie di volantini e programmi dei primi anni ottanta ,quando il LEVANTE si chiamava ancora GLENANS ITALIA.

image1

Si’ perche’ noi siamo nati nel 1982 come sede italiana dei Glenans e i fondatori erano un gruppo di istruttori italiani dei Glenans.

Questa e’ la storia.

vol82

La prima base fu S.Clemente,un’isola di Venezia che al tempo era anche occupata dall’Ospedale Psichiatrico

Ecco perche’ VELADAMATTI! Qui ne trovi una versione originale

veladamatti82

Ecco alcune foto d’epoca.

82

87

vol87



eccola!

19/11/2008

LA T-SHIRT DEI VELISTI ANONIMI

il_velista_anonimo

Stasera alle 2200 al Macgillycuddy’s Pub in piazza Arbarello-Torino

video : AUSSIE SKIFFS – i 18 piedi australiani


Regate sul Garda

17/11/2008

Inizia il Cimento invernale ,il campionato invernale aperto a tutte le classi ma incentrato sulla classe Dolphin 81 a cui partecipiamo anche noi.
E’ un’ottima occasione per migliorare tecnicamente:il livello molto alto dei partecipanti e la monotipia(barche tutte uguali) favoriscono i confronti con le altre imbarcazioni e imitando gli altri si riesce sempre a imparare qualcosa.

Quest’anno siamo due barche (Precap e Peler)e c’e’ anche una coppa per le barche delle scuole di vela (4 in tutto)percio’ non siamo costretti a gareggiare con barche ed equipaggi molto piu’ preparati di noi.
La coppa l’abbiamo chiamata “Barcollo ma non mollo”

Sabato a Desenzano.
Barca in acqua e allenamento
Il meteo prevede vento leggero ed infatti non c’e’ granche’ ma almeno proviamo lo spi.

Domenica la regata viene accorciata causa vento latitante,finiamo noni per una partenza sbagliata,ma comunque dopo aver recuperato su Peler che finisce undicesimo!
Grande risultato!

Vabbe’ le barche erano 13


Io, animale da terra

23/05/2007

No, non ci volevo salire in barca e si, ancora oggi quando la bolina è stretta stretta sento un po’ di tremore dentro, sana paura che quel blu notte sotto lo scafo possa prima o poi inghiottirmi.

No, non ci credevo che in barca poi non vuoi più scendere e le spiagge sono più belle e invitanti, se raggiunte dal mare.

Non ci credevo, ma ci sono salita.

E non su un comodo cabinato, ma su una deriva, un pesantissimo Trident che per spostarlo, al mattino, ci dopavamo tutti di vitamine e nutella. Leggi il seguito di questo post »


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