AREA MARINA PROTETTA di TAVOLARA, luogo di conservazione della biodiversità: dove navigare significa rispetto per l’ambiente a 360°

31/05/2012

Ci sono cose che magari sappiamo, o intuiamo, perché in fondo non sono appannaggio di grandi scienziati, ma che nella quotidianità tendiamo a relegare nel dimenticatoio.

Posidonia

Per esempio, bisogna andare a pescare nella memoria di qualche servizio naturalistico in tv per ricordarci che la posidonia non è un’alga (vedi foto), che le sue praterie producono salutare ossigeno (qualcuno ricorderà quando nell’Adriatico pompavano aria ossigenata per bonificare dalla mucillagine), che proteggono le coste da fenomeni di erosione e danno rifugio e nutrimento a circa mille specie animali…
Se andate a Porto Istana, tutto questo e molto altro lo riscoprite grazie agli agili pieghevoli dell’ente gestore dell’Area Marina Protetta (AMP) Tavolara e Capo Coda Cavallo.
La base dei Levante è dentro l’AMP, nella zona C  (vedi foto) che, delle tre: A, B e C, è la più vasta e con restrizioni meno rigide. Tuttavia con la posidonia farete i conti, perché la salvaguardia di queste praterie è uno dei punti fissi di tutta l’area. Sulle praterie è richiesto di non ancorare, per non correre il rischio di danneggiare l’intreccio delle loro radici. Che poi un marinaio ben sappia come anche la miglior àncora sulle posidonie non tenga, è cosa nostra, che ci diciamo tra noi… Come ci diciamo che sulla roccia è tanto peggio, perché lì corriamo il rischio addirittura di perderla. Non ci diciamo, invece, ma è un nostro limite e a Istana dovremo superarlo, che anche la roccia è un elemento prezioso da salvaguardare, perché ricettacolo di una microfauna (coralli, madrepore, ecc) che garantisce l’equilibrio della biodiversità.

cartina Area Marina Protetta di Tavolara

Se metteremo bene a fuoco, facendo snorkeling, la vedremo, questa ricchissima e inaspettata vita: a due bracciate dalla riva e ancora meglio nella fascia di mare in zona B che si estende verso est a partire da poco più in là di dove siamo noi. E tutto questo ci fa comprendere perché l’acqua di quella zona e di quelle baiette sia così trasparente e dai riflessi incantati…
Per chi è abituato a usare il litorale in maniera consumistica o, peggio, a sfruttarlo con insensati insediamenti residenziali, le “regole” di un’area marina protetta sono vincoli da combattere. Per noi, invece, sono la garanzia di una vacanza unica, di un luogo da godere nella sua bellezza naturale e non contaminata. E’ per questo che i Levante abbracciano queste regole e anzi, si impegnano a collaborare con l’Ente gestore per diffonderle. Dice l’Ente: ” Gli importanti valori naturalistici, arricchiti da un paesaggio spettacolare rendono questa area di rilevanza internazionale per la conservazione e per questo sono necessarie azioni di tutela guidate da una nuova filosofia che affianca alla cura e alla difesa del territorio, l’idea di una fruizione sostenibile nel lungo periodo. In quest’ottica il Consorzio di Gestione ha previsto, contestualmente alle attività di monitoraggio e ricerca scientifica, azioni con importanti risvolti di comunicazione ed educazione rivolti ai potenziali fruitori. L’ A.M.P. si propone come un interlocutore privilegiato sia della comunità locale sia per i numerosi visitatori, nella consapevolezza che solo se la responsabilità condivisa e la costruzione di scenari di gestione e tutela del territorio veramente partecipati, potranno avere una ricaduta duratura”.
Ci sono altri esempi di come questa tutela si applica in una vita di comunità: il primo, e ne abbiamo già parlato in un precedente articolo, è la raccolta differenziata dei rifiuti, come azione terminale di un nuovo approccio al problema: prima di raccogliere, bisogna ridurre la produzione. Ed ecco che nella nostra base l’uso dei contenitori di plastica e il consumo incontrollato dell’acqua saranno ridotti al minimo indispensabile. La filosofia dell’ AMP si sposa perfettamente con lo stile di vita di un marinaio: in barca non ci sono docce da fare tutto il tempo e tanto meno inceneritori… Ci si lava con l’acqua di mare e con il sapone biodegradabile adatto e si cura che i rifiuti siano contenuti. Da sempre consideriamo che la base CNL è il primo allenamento per affrontare la vita in mare, in sostanza una grande barca.
Ed ecco altre azioni, sempre in sé minimali, ma di grande significato. Le dune, per esempio. Le radici delle piante della duna, anche le più piccole, sono molto lunghe e servono a trattenere la sabbia: calpestarle o peggio sradicarle vuol dire contribuire al loro disfacimento. Oppure i mozziconi di sigaretta, che “nascosti” sotto la sabbia, al momento non si vedono, ma hanno bisogno di numerosi anni per degradarsi (per non parlare dei sacchi di plastica e di tutti i prodotti di derivazione petrolifera). Per non parlare delle aree di terra ferma, dove nidifica una fauna unica e indifesa: avvicinarsi alle zone di riproduzione delle specie animali costituisce un grave motivo di disturbo e dobbiamo evitare di farlo.
La mancanza di attenzione a questi gesti quotidiani, moltiplicata per tutti i singoli utenti del litorale, danneggia irreparabilmente le caratteristiche naturali per le quali noi apprezziamo il sito, modifica o inquina un habitat in cui l’obbiettivo della conservazione della biodiversità è lo scopo primario. Impoverisce quella ricchezza naturale proprio per la quale noi oggi diciamo che navighiamo in un…”paradiso”.

E, tanto per passare dalle parole ai fatti, quest’anno l’AMP collaborerà con noi in INTERVENTI FORMATIVI SULLO STAFF che segue i Junior, oltre a proporci interventi diretti sia con i ragazzi che con gli adulti. Non solo: a cominciare da settembre sarà possibile sperimentare corsi di vela integrati da attività legate alla scoperta e conoscenza naturalistica del sito (snorkeling, diving, trekking), in collaborazione con l’AMP e altri operatori da essa accreditati.


Porto Ístana, verso una BASE A IMPATTO ZERO

25/05/2012

La bellezza naturale della nuova Base del Centro Nautico di Levante, a Porto Ístana, esige che la nostra presenza a terra abbia il minor impatto possibile.
La Base, intesa come insieme degli edifici e delle aree scoperte di nostra diretta pertinenza, si trova all’interno di un più vasto compendio recintato e non abitato che, un tempo organizzato a vialetti, giardini e spazi verdi con una decisa azione antropica, si va ora rapidamente rinaturalizzando. Esso sta quindi riacquistando le caratteristiche di wildness che troviamo proprio oltre i confini della recinzione.
Il nostro “compendio” infatti è l’ultimo insediamento umano prima del promontorio che termina con Capo Ceraso, di fronte a Tavolara e che è caratterizzato dalla presenza di aree a uliveto o, nella maggior parte, di macchia mediterranea, una zona con poche strade bianche, pochissime case e coste intatte talvolta inaccessibili. Il tutto è compreso nell’ Area Marina Protetta di Tavolara e Punta Coda Cavallo, il ché ci conferma una volta di più quanto quest’area sia pregiata e da salvaguardare.

Per i Levante il rispetto e la salvaguardia dell’ambiente costituiscono parte integrante delle proposte didattiche, oltre a essere connaturate al nostro stile di vita e al nostro modo di fare scuola di vela e di mare.
A Venezia abbiamo imparato che l’equilibrio della laguna è così delicato e spesso riservato a occhi esperti, che solo con la velocità del remo o una barca a fondo piatto è possibile coglierlo e salvaguardarlo.
A Torre Guaceto abbiamo imparato che l’acqua è un bene prezioso (proprio come in barca…) e che va tenuta sotto controllo la produzione dei rifiuti e il loro smaltimento.
A Porto Pozzo abbiamo imparato, a nostre spese, pur non essendo noi responsabili, che un territorio già dichiarato a rischio ambientale (inondazioni, smottamenti e mancato deflusso delle acque) non può essere abbandonato all’incuria e all’assenza di opere specifiche di bonifica, pena il rischio delle tragedie che tutti abbiamo vissuto e condiviso con la Liguria, la Calabria, il Piemonte.

Per noi, quindi, è del tutto “normale” guardare al “compendio” e alla penisola in cui esso è inserito come a un oggetto da vivere e tenere in vita, ma non da consumare e mettere a rischio con una presenza irresponsabile.
Come è del tutto “normale” lavorare per portare l’impatto della nostra presenza il più vicino possibile allo zero.
Ecco allora il lancio dello slogan “Base a impatto zero”, con l’intento di indicare la tendenza verso cui ci stiamo dirigendo e le pratiche ecologiche che metteremo in atto:

  • un contenimento e risparmio nell’uso dell’acqua e delle fonti energetiche non rinnovabili
  • la fornitura di acqua calda attraverso pannelli solari
  • l’utilizzo di saponi e detersivi interamente biodegradabili (probabilmente già da quest’anno anche i saponi personali saranno forniti in base)
  • minor produzione di rifiuti: eliminazione pressochè totale di piatti, stoviglie, bottiglie e contenitori di plastica
  • il riciclo dei rifiuti biodegradabili attraverso sistemi di compostaggio
  • la delimitazione e il segnalamento e il controllo di “aree smoking” attrezzate



Queste pratiche ecologiche si affiancano al nostro tradizionale impegno per la protezione della duna e della spiaggia, per l’utilizzo dei camminamenti esistenti a salvaguardia della macchia mediterranea e al divieto assoluto di accendere fuochi e di fumare al di fuori delle “aree smoking”.
Se le guardiamo singolarmente, sono pratiche non particolarmente impegnative e in larga misura entrate nell’uso quotidiano del vivere civile. Applicarle tutte insieme, in un contesto di comunità, è oggettivamente più difficile: sarà un lavoro di auto-educazione a cui sono chiamati tutti i partecipanti, dagli istruttori agli allievi.

Grazie a questo lavoro arriveremo davvero a una base a impatto ambientale zero.


DRINK&SAIL – Aperitivo Levante – 5 città, un unico evento, un’unica data

15/05/2012


Solo donne a fare la CAMBUSIERA?

10/05/2012

Ritorna un ruolo storico importantissimo nella vita dei corsi

La cambusiera, un ruolo unicamente femminile ai Levante? Ma come… Istruttori maschi e cambusiere femmine: da noi si fanno ancora distinzioni di genere? Che delusione!

No, non è una scelta voluta, tant’è che ci sono cambusieri maschi, anche se per ora in minoranza.
E’ un’eredità che ci viene dai Glénans e che noi abbiamo travasato praticamente pari-pari.

L’idea è che ci sia una persona, già pratica del funzionamento della base (quindi con una minima “anzianità” di corso) che gestisca la cambusa e coordini la comandata.>

Per dire, in Francia la chiamano maitresse de maison (intraducibile: capo-casa?), ma anche, dopo il femminismo, maître de logis , tanto per mettere i generi alla pari. Noi ne abbiamo arricchito la funzione, dato che il compito più importante è di gestire, oltre a “quel che c’è”, soprattutto “quel che ci deve essere” nella cambusa. Di fatto, poiché anche qui si tratta di un lavoro volontario, si sono rese disponibili più donne che uomini, forse perché queste hanno una maggiore competenza personale specifica.
Fare il cambusiere non è facile e non ci si improvvisa, per questo il Centro Nautico di Levante richiede che venga seguito un breve corso di formazione e prevede in cambio del servizio che per circa mezza giornata si possa continuare a navigare.

in sintesi, chi è il CAMBUSIERE LEVANTE?

  • conosce il nostro stile di vita (ha una minima “anzianità” di corso)
  • gestisce la cambusa, coordina e controlla la comandata, collabora con lo staff.
  • è inquadrato come “istruttore a terra”, matura bonus e rimborsi
  • è occupato per circa mezza giornata, e per il resto può continuare ad andare in barca.

Il ruolo costituisce un’importante interfaccia tra gli istruttori e lo staff della base, in particolare il cuoco e il cambusiere centrale (che da noi viene da sempre appellato supercambusiere) ed è inquadrato come “istruttore a terra”, tant’è che partecipa alle riunioni organizzative con gli istruttori del corso e contribuisce alla valutazione finale degli allievi, fornendo utili elementi sull’attitudine di ciascuno alla vita in collettività e alla disponibilità al servizio.
Se ragioniamo con il metro tanto in voga oggi della “visibilità”, beh, il cambusiere, maschio o femmina che sia, fa piuttosto un lavoro dietro le quinte, meno appariscente e quindi, se volete, meno immediatamente gratificante.
Ma l’esperienza di moltissime persone passate per anni da questo ruolo è stata importante sia per la loro crescita personale che come primo gradino del percorso formativo che le ha portate a diventare istruttori.
A Porto Istana i Levante ancora una volta si rinnovano (…pur nel solco della tradizione, come usa e abusa dire altrove). La vita a terra sarà molto più convergente sulla base, non disporremo del bar del campeggio, né della “balera”, avremo un modo più attento di produrre e smaltire rifiuti, l’acqua dolce dovrà essere usata con parsimonia.

Tutti elementi che troveranno un punto d’incrocio nel cambusiere che tornerà ad essere, quindi, uno snodo centrale nella loro gestione.


A Porto Istana UN PERIMETRO DA SCOPRIRE per corsi di ogni livello sui cabinati

07/05/2012


La carta nautica parla chiaro: o sapete navigare in acque ristrette, oppure meglio non prendersi il rischio. Quale migliore occasione, quindi, di imparare in una “situazione di scuola”?
Se a Porto Pozzo tiravi magari un bordo unico fino a Spargi, magari aggrappato alla falchetta per reggere lo sbandamento e poi tornavi, magari con un altro bordo dritto-dritto di spi, qui a Porto Istana niente di tutto questo.
E’ scuola, ragazzi: lo farete una sola volta nella vita, ma potrete dire di averlo fatto. Se non volete andare a scogli dovete imparare a leggere i minimi particolari della carta nautica. Dovete imparare a seguire una rotta precisa senza tanta bussola: a occhio. Ma attenzione qui a occhio non vuol dire “circa”, “pressappoco”, vuol dire aver occhio su un allineamento: una meda e la caduta di un’isola, uno scoglio e un punto cospicuo (ci sarà qualche vecchio istruttore ancora depositario della tecnica della cimetta?). E poi, per complicare le cose, gli allineamenti diventeranno due, come i triangoli che tengono le palle da biliardo. A dritta un allineamento: oltre quello si tocca; a sinistra un altro allineamento, anch’esso al limite. E voi che dovete tirar bordi dentro questo triangolo, perché la meta è il suo vertice. Volete aumentare la complicazione? Bene, mettetevi in poppa, tirate fuori lo spi e fate slalom tra scogli e isole, magari aiutandovi con un altro triangolo: un allineamento in prua e l’altro in poppa (eh sì: ci si gira indietro a traguardare l’allineamento, però senza perdere lo spi, altrimenti dov’è il bello dell’esercizio?).
Tutto questo ci dice la carta nautica. Ci offre la potenzialità di opzioni didattiche diversificate e progressive, che possono completare le esperienze necessarie a formare un membro di equipaggio. Non a caso qui usiamo il termine membro di equipaggio al posto di velista. Su una deriva, su un catamarano si possono raggiungere i massimi vertici, essere quindi degli ottimi velisti (o ottimi surfisti con il wind-surf). Il membro di equipaggio, sottinteso di crociera, aggiunge all’esperienza del velista un ulteriore bagaglio di conoscenze e pratiche che gli permettono di andar per mare nella massima sicurezza. In una parola: di navigare. Il navigare è nell’esperienza storica, nel dna del Centro Nautico di Levante (per esempio: vent’anni fa c’erano barche di 7 metri, senza motore –navigavano in flotta e una sola aveva un f.b., che andavano su e giù per l’Istria e Dalmazia, oppure c’era un 8,30 che si faceva bellamente la Grecia delle Cicladi, nei mesi di meltemi). Un dna costruito su un corso-base: allora come oggi chiamato Scuola di mare.

Porto Istana offre ai cabinati un perimetro ideale per i corsi di Scuola di mare e Precrociera, e unisce alle caratteristiche sopra accennate l’abbondanza di ridossi, anche a nord di Olbia, verso Golfo Aranci, che permetterà la navigazione con qualsiasi tempo e la sperimentazione del nuovo corso avventura “Stark explorer”: uscite di due giorni o più sugli stark, con pernottamento a bordo (4 cuccette) o in campeggio nautico (lo stark pesca 90 cm.) alla scoperta delle baiette più isolate e delle spiagge meno frequentate dal turismo di massa.

Elan 31 e crociereSe poi zoomiamo indietro sulla carta nautica, scopriamo tutta la costa orientale della Sardegna che, meno intasata dal turismo nautico d’élite, offre spunti interessanti anche per i corsi Crociera sugli Elan. Chi volesse misurarsi con le Bocche, le ha a mezza giornata di navigazione. Ma se il meteo dice due giorni di maestralata forte, lungo la costa orientale in poco più di 24 ore di navigazione puoi arrivare a Capo Carbonara (Villasimius) tutto di spi, pronto per essere, d’un balzo, a comprare pesce fresco al famoso mercato di Cagliari (absit iniuria verbis: a visitare la famosa Cittadella dei musei… che, scherzi a parte, davvero merita una sosta).


Bentornato VELADAMATTI e benvenuto PORTO ISTANA

24/04/2012
PORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNA
PORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNA
PORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNA
PORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNAPORTO ISTANA - NUOVA BASE IN SARDEGNA

LA NUOVA BASE – Porto Istana, un set su Flickr.

Ciao Levantini!

con l’arrivo della bella stagione torna in attività anche il blog Veladamatti. L’inverno è stato denso di decisioni e di scelte importanti per la nostra associazione.

È il caso di fare un veloce riassunto di quello che è successo nell’ultimo anno.

Nel pieno della scorsa stagione estiva abbiamo avuto notizia che il Camping Arcobaleno di Porto Pozzo, che ospitava da 12 anni la nostra base nautica, chiudeva l’attività per mancanza di autorizzazione amministrativa. La notizia, inaspettata, ci ha fatto fortemente temere per il nostro futuro, visto il poco tempo a disposizione e la difficoltà oggettiva di trovare una nuova idonea sistemazione. Anche perchè, diciamocelo, siamo esigenti! Vogliamo una spiaggia e uno specchio d’acqua protetto per le derive, ma anche un perimetro interessante per i cabinati con ormeggi sicuri; una sistemazione logistica “riservata” dove fare “casa nostra”, magari in un contesto ambientale di valore, però non troppo isolata e facile da raggiungere. Il tutto, ovviamente, a costi abbordabili per non essere costretti ad alzare i prezzi dei corsi. Insomma: volevamo la luna e abbiamo passato l’autunno e l’inverno a cercarla! Se a questo aggiungete la decisione di Stefano, il nostro capobase e amministratore delegato, di lasciarci per ricercare nuove esperienze professionali, capite bene come l’orizzonte fosse fosco e promettesse burrasca per il CNL.

Ma anche questa volta San Clemente, il nostro santo protettore fin dai tempi della prima base a Venezia negli anni ’80, ha guardato in giù e ci ha dato una mano. Siamo infatti riusciti a trovare una base che risponde a tutte le caratteristiche che cercavamo, con anche qualcosa in più: l’essere inserita in un’area marina protetta e in un contesto ambientale di grandissimo pregio.

L’unico cruccio è di non avere avuto la possibilità di fare una sperimentazione, sia logistica, ma soprattutto nautica, per verificare le specificità del sito e del perimetro. Ma tant’è: siamo marinai! La sperimentazione la faremo quest’estate, istruttori e allievi insieme, e scopriremo le peculiarità e le potenzialità del nuovo sito, affinando didattica, organizzazione a terra, modalità di gestione, prospettive con un lavoro collettivo che darà certamente ottimi risultati. Le premesse ci sono tutte perchè il sito ha veramente grandi potenzialità e sta solo a noi saperle cogliere e sviluppare. Su questo lo staff è “carico come una molla” e tutto il corpo istruttori è pronto e assai motivato.

Voglio presentarvelo, lo staff, in gran parte già noto, che sta già lavorando da mesi a preparare la base: Diego, il biondo capobase; Arthur, il francese materialsta ma anche istruttore cabinati; Federico, idraulico, elettricista, muratore che in stagione si trasformerà in responsabile della cucina (è bravo anche a far da mangiare!); Pippo il rasta tuttofare, maghetto del windsurf; e poi Sara, efficentissima supercambu; Giulia, dolce superanimatrice per i ragazzi; Simone capoistruttore junior. E naturalmente in segreteria a Torino, Marina “voce di velluto”. Insieme agli istruttori volontari che già fremono per scendere a Porto Istana, formeranno una squadra per una stagione nautica indimenticabile.

Ma della stagione che si sta aprendo, delle caratteristiche della nuova base e del perimetro di navigazione, parleremo diffusamente nei prossimi interventi su questo blog.

Voglio invitarvi a leggerlo, questo blog, commentarlo e collaborare con note, articoli, resoconti, domande affinchè sia uno strumento di informazione e di confronto per e tra tutti gli amici levantini. La redazione neo costituita, formata dal sottoscritto, da Roberto Carbognin (vecchia quercia, già direttore di Veladamatti negli anni ’80 e ’90) e Marina garantiranno una informazione aggiornata almeno settimanale.

Ma la vera redazione del Blog siete voi, Levantini: da voi ci aspettiamo da subito commenti e domande, e poi resoconti di corsi e crociere, discussioni di didattica e di organizzazione, critiche (e magari qualche complimento). Senza il vostro contributo il blog si riduce a un notiziario unidirezionale, alla fine forse un po’ noioso: facciamo che diventi un vero forum propositivo di aggiornamento e di discussione. Anche questo vuol dire essere associazione.

Buon blog a tutti e benvenuti a Porto Istana.

Tiziano Carbognin
(Presidente Centro Nautico di Levante)


Sopravvivenza in mare_edizioni Mediterranee

27/04/2011

Con la segnalazione del libro “Sopravvivenza in mare” di Frank Golden e Michael Tipton, Edizioni Mediterranee (2011),  il Centro Nautico di Levante introduce nel suo blog la categoria “libri nautici”.
Buona lettura! 

Sopravvivenza in mare

Autore: Frank Golden, Michael Tipton
Pagine: 280
Illustrazioni: 13 foto – 40 disegni – 18 tabelle
Formato: 17X24
Tematiche: sport
Argomenti: mare
Prezzo: € 18,00

Prevenire e superare le emergenze.
Se vi dedicate ad attività nautiche, avete mai riflettuto sulla natura dei rischi che correte? Cosa potete fare per aumentare le vostre possibilità di sopravvivere in acqua o a bordo di un canotto di salvataggio? La vostra conoscenza dei relativi principi di base è sufficiente a permettervi di affrontare la situazione, improvvisare e quindi riuscire a cavarvela? Attingendo a fatti storici e alla ricerca scientifica pubblicata, questo libro esamina il carattere dei pericoli che minacciano i sopravvissuti in mare e illustra, in termini accessibili a tutti, i metodi per prevenirli o minimizzarli. La prima parte riguarda principalmente le reazioni fisiologiche e comportamentali al freddo, all’immersione e all’annegamento; la seconda tratta le tecniche di sopravvivenza e soccorso sia in acqua che su un’imbarcazione di salvataggio. Le lezioni insegnate sono tratte da tipici disastri marittimi e da racconti personali di sopravvivenza al limite del miracoloso, nonché da esperimenti di laboratorio attentamente verificati. Allo scopo di rendere la lettura più agevole, gli autori hanno evitato di appesantire il testo con eccessivi riferimenti, anche se alla fine del volume viene fornita una ricca bibliografia. L’obiettivo è quello di offrire allo specialista come al profano una guida valida, informativa e completa sulla sopravvivenza in mare aperto, particolarmente in climi freddi. Dopo averla letta, chi ama le attività nautiche avrà una conoscenza esauriente e pratica dei rischi che sta per affrontare e sarà in grado di elaborare un’efficace strategia, aumentando al massimo le possibilità di sopravvivere nel malaugurato caso di un incidente.


Just a perfect day_racconto di un giorno al corso Kat Explorer

24/01/2011

Alla fine arriva. Come sempre. La sensazione impareggiabile di essere un’unica entità: la barca, l’equipaggio, il mare, il vento. L’Hobie 16 plana dolcemente sull’onda, raggiunge l’incavo, risale l’onda successiva e così via, senza fine. Pietro, al trapezio, mantiene un assetto impeccabile e lasca appena il fiocco per non ingavonare. È la natura a suggerire cosa fare ed io non devo fare altro che assecondarla, senza pensieri, senza parole. L’incrocio con un grosso cabinato interrompe il momento magico, ma non la sensazione di avere passato una giornata veramente speciale.
Una settimana prima è cominciato il corso Kat Explorer: corso stupendo ma estremamente impegnativo, sia per gli allievi che per gli istruttori; una settimana di navigazione tra le Bocche di Bonifacio, visitando le isole
dell’ arcipelago della Maddalena, a bordo dei piccoli ma veloci Hobie Cat 16. Il primo giorno è dedicato all’affinamento di tutte le manovre che potrebbero rendersi necessarie in mare aperto: raddrizzamento del Kat, recupero di uomo a mare, traino della barca. Stranamente c’è pochissimo vento; il maestrale degli ultimi giorni è svanito, lasciando spazio a deboli brezze che rendono le manovre abbastanza semplici da eseguire. Bene, per il primo giorno, ma dovremo replicare le manovre con vento teso e mare formato, per essere certi che l’equipaggio possa gestire situazioni critiche. Il secondo giorno un debole maestrale ci consente di navigare tranquillamente verso Capo Testa. Non abbiamo in programma di fermarci per la notte, quindi non abbiamo caricato il contenitore stagno con tende e sacchi a pelo e così facciamo scuffiare il Kat in mare aperto. La manovra di raddrizzamento riesce senza problemi, anche se risulta più complicata della stessa effettuata all’interno di Porto Pozzo, dove è situata una base del Centro Nautico di Levante, una baia lunga e stretta che impedisce il formarsi di onda anche con forte vento. Arriviamo nella baia della Marmorata e ci concediamo qualche “bordo ignorante” al traverso, avanti e indietro, facendo sollevare lo scafo sopravento ben oltre il necessario, solo per il gusto di arrivare al limite, al grido di “chi lasca è un coniglio”. Ragazzate, indubbiamente, ma divertenti anche dopo i quaranta. Al ritorno il (finto) maestrale cala sensibilmente e il lungo lasco diventa un po’ penoso in confronto alla bolina del mattino. Il Kat è comunque veloce e riusciamo a tornare alla base ad un’ora decente.
Le previsioni per i giorni successivi sono impietose: calma piatta. Le brezze aiutano, ma calano immediatamente appena ci allontaniamo, anche di poco, dalla costa, così non ci arrischiamo a stare fuori la notte per evitare sfiancanti pagaiate come quella dell’anno scorso: quattro ore ininterrotte per tornare a Porto Pozzo con totale assenza di vento. E così, nei due giorni successivi, esploriamo le calette lungo costa, dalle più ampie ed affollate, dove seminiamo il panico manovrando a vela tra le barche, alle più strette e deserte, dove gli scogli affioranti rendono l’atterraggio complicato e pericoloso, più per le barche che per l’equipaggio.
Mercoledì, finalmente, il vento rinforza; stranamente è un Est pieno, piuttosto raro in questo periodo, ma benvenuto poiché ci permette di bolinare verso Spargi, Budelli e Razzoli consentendoci un veloce ritorno al lasco in serata. La sera il bollettino meteo annuncia un ulteriore rinforzo del vento a forza 6, con tendenza a 7 nelle bocche, sempre da Est: però!
La mattina comincia con una pessima notizia: un allievo sta male e non riesce proprio ad uscire. Le condizioni meteo impongono un equipaggio abbastanza esperto e non riusciamo a trovare nessuno disponibile. Improvvisamente da una tenda emerge una testa di riccioli biondi e occhi cerulei per la verità ancora socchiusi. “Pietro!” – esclamo -“Cosa hai da fare oggi?”.
“Veramente oggi pensavo di riposarmi” risponde il nostro giovane istruttore, con una voce cavernosa che contrasta nettamente con il suo aspetto angelico.
“Peccato!” – replico – “Ci serviva qualcuno per sostituire l’allievo del Kat Explorer”.
La trasformazione è immediata! Gli occhi si spalancano e la voce si schiarisce: “Dammi cinque minuti!”.
Dopo quattro minuti e venti secondi Pietro è pronto, con tanto di trapezio e occhiali da sole.
Raggiungiamo Lucia in spiaggia che, vedendoci arrivare, capisce subito e corre ad armare il Kat.
Partiamo a tempo di record e, appena usciti  da Porto Pozzo, ci accorgiamo che due giorni di Est hanno alzato parecchia onda. Puntiamo verso Spargi con circa 15 nodi di vento. La barca viaggia veloce di bolina e taglia le onde con facilità, la navigazione è piacevole e regala meravigliose sensazioni, il vento continua a rinforzare, lentamente ma con costanza. Decidiamo di fermarci per pranzo a in una caletta dove solitamente sosta il “Nordovest”, un peschereccio riadattato a barca turistica che fa base a Porto Pozzo. Ci riconoscono immediatamente e, malgrado qualche piccola discussione passata per motivi di precedenza, ci offrono un ottimo piatto di pasta preparata con il pescato del giorno. I turisti, incuriositi, cominciano a fare qualche domanda; effettivamente non è usuale vedere questi piccoli Kat navigare in mare aperto, soprattutto con queste condizioni meteo.
Ripartiamo, il vento ormai è intorno ai 20 nodi, e decidiamo di continuare la nostra navigazione di bolina verso l’Isola Barrettini.
Rimango stupito dalla facilità con cui superiamo le barche dei turisti, che comunque viaggiano intorno a 8-10 nodi, con Pietro al trapezio che saluta, entusiasticamente ricambiato, le ragazze sul ponte. Sorrido, pensando che, malgrado tutto, Pietro non rinuncerebbe mai a questa meravigliosa navigazione, neppure per una serata con Claudia Schiffer (anzi, ora che ci penso, forse non sa nemmeno chi è Claudia Schiffer).
Riusciamo a doppiare gli Isolotti Barrettinelli, il vento si è stabilizzato tra i 20 e i 55 nodi e le onde più alte sfiorano i due metri; puntiamo verso Sud e ci fermiamo a fare una piccola sosta dopo Porto Massimo; il tempo di un gelato ed è ora di tornare: ci aspettano  lunghi bordi al lasco che promettono bene.
E così, planata dopo planata, arriva il momento magico, che dura un’eternità.
Il ritorno è veramente veloce. Come al solito, Lucia, leggera come una piuma sul timone, mi precede di parecchi minuti e, quando arrivo in spiaggia, ha già disarmato il Kat e la vedo correre verso la base.
La ritrovo in ufficio, china sulle carte nautiche; entro e solleva lo sguardo sorridendomi: “Al ritorno abbiamo tenuto una media di circa 15 nodi!”. Incredulo, controllo miglia e tempi: non trovo errori, incredibile!
Domani è l’ultimo giorno di corso ma le previsioni danno vento in forte calo. Non importa. Mentre vado a farmi la doccia noto che allievi e istruttori del corso Kat Explorer hanno un sorrisino ebete stampato in faccia. Probabilmente anche io. Mentre aspetto il mio turno per la doccia comincio a fischiettare, sovrappensiero.
È Lou Reed: “Just a Perfect Day”.

E. M.


chi siamo

21/11/2008

Ho trovato in uffico una serie di volantini e programmi dei primi anni ottanta ,quando il LEVANTE si chiamava ancora GLENANS ITALIA.

image1

Si’ perche’ noi siamo nati nel 1982 come sede italiana dei Glenans e i fondatori erano un gruppo di istruttori italiani dei Glenans.

Questa e’ la storia.

vol82

La prima base fu S.Clemente,un’isola di Venezia che al tempo era anche occupata dall’Ospedale Psichiatrico

Ecco perche’ VELADAMATTI! Qui ne trovi una versione originale

veladamatti82

Ecco alcune foto d’epoca.

82

87

vol87



eccola!

19/11/2008

LA T-SHIRT DEI VELISTI ANONIMI

il_velista_anonimo

Stasera alle 2200 al Macgillycuddy’s Pub in piazza Arbarello-Torino

video : AUSSIE SKIFFS – i 18 piedi australiani


Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.