Arrivo di corsa, è tardi. Amici, allievi, curiosi iniziano ad affacciarci sulla “baia del cortile del maglio” ma la scenografia non è ancora pronta, le vele dei windsurf sono sdraiate, manca il cartellone di benvenuto, il dj, la birra, insomma tutto. Calma, calma. “Devo chiedere a te per le consumazioni?”, “Ehm, sì, cioè, no, allo stand Levante (ma quale stand? Leggiadre mani da kattista armeggiano ancora al montaggio del tavolo)”. Calma, sorrido, prendo una birra, ora va meglio.
15 minuti e tutto magicamente (e faticosamente) va al suo posto, arrivano a decine, riconosco tanti tra i curiosi che si affollano al nostro stand, molti no, per fortuna. Volti noti e nuovi si mescolano, chiedono, sfogliano, diffidano, si fidano.
“Dov’è la base in Sardegna?”, “Ma se voglio fare solo un weekend?”, “Fate anche corsi per i bambini?”
L’atmosfera si fa via via più partecipe e rilassata, la musica attira ballerini sul dancefloor mentre la folla continua a chiacchierare all’esterno. Per il secondo anno l’evento festante di inizio estate porta in città la voglia di mare e di vento di ognuno di noi. Si parla di Portovenere, della magia di navigazioni notturne in rotta verso Capraia, di sogni bretoni e caraibici.
A mezzanotte qualcuno si mette in viaggio perchè la navigazione lo aspetta 8 ore dopo, gli ultimi ritardatari fanno capolino e il dj pompa pop psichedelico.
Alla fine ognuno va via con una voglia di mare in più, con il desiderio di ritrovarsi a navigare, di incontrare ancora tutte queste persone legate dalla passione per il vento e per il mare.