La Spezia – Campionato Regate di Primavera

17/03/2014
Levante - Regate di Primavera 2014 - La SpeziaLevante - Regate di Primavera 2014 - La SpeziaLevante - Regate di Primavera 2014 - La SpeziaLevante - Regate di Primavera 2014 - La SpeziaLevante - Regate di Primavera 2014 - La SpeziaLevante - Regate di Primavera 2014 - La Spezia
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La Spezia – Campionato Regate di Primavera, un set su Flickr.

Sempre alti gli spi! Forza Levante.
Alcune belle immagini delle Regate dei Circoli velici di la Spezia, campionato primaverile a cui il Levante partecipa con gli Elan 31


03/10/2013 – AGGIORNAMENTO RS500 Lago di Como

23/10/2013

Sul lago di Como faceva freddo. Io arrivavo dalla Sardegna dunque ho sentito particolarmente lo sbalzo, ma anche gli altri si sono presentati belli vestiti.

garda mondiali rs 500 rs eurocup day
Molti di noi (compreso chi sta leggendo) conoscevano già l’RS500 avendolo usato sul lago di Garda e a Porto Pozzo: a chi non piace? È intrigante senza essere troppo complicato, veloce e scattante, manovriero, abbastanza robusto… Ma dall’essere divertente al saperlo portare al 100% delle sue possibilità, e sapervi condurre un corso completo di terzo/quarto livello, ce ne passa… Ce ne siamo accorti lì, a Bellano, dove era ospitato il mondiale classe rs100 ( bel giocattolino!!) e nazionale classe rs500. Ci ha accolto Michele Giorgini della rs Academy, gran professionista, il quale con calma ci ha armato da zero un 500, mostrandoci la regolazione e la tensione delle sartie, trapezio, circuito gennaker e forma dello scafo.
Dopo un panino e una birretta, ci siamo infilati quante più mute potevamo sopportare e a turno abbiamo provato la barca.

Ale e Giulia mentre provano la barca
Prima impressione: non è così instabile come ci si aspetterebbe, ma non stai un secondo fermo.
Seconda impressione: stare al trapezio è molto più comodo, quasi naturale (lo schiacciamento alle parti molli comunque è sempre quello…doloroso… ;-) )
Terza impressione: che strano essere in barca con un altro a cazziarti dal gommone!!
La faccio breve: la barca ci piace, non solo come divertimento ma anche come prospettiva di crescita della scuola: averla sarebbe un’occasione per innalzare il livello del corso avanzato deriva e degli istruttori.


Ora invito tutti, chi c’era e chi non c’era, a intervenire in riunione istruttori per parlarne, per ragionare sull’opportunità o meno di prenderne due e per programmare un’eventuale formazione istruttori dedicata.
E chissà che non si finisca tutti a planare tra l’isola Piana e le Tre Sorelle, quest’estate, al sole della Sardegna…
A presto e… Buon vento!!

Pietro


1 RS Vison, 2 impavide Teen e il vento di Porto Istana

23/05/2013

In base sono tutti rassegnati, oggi non si esce: 22 – 24 nodi di vento sembrano troppi per le nostre derive e i materialisti insistono sul rischio di eventuali danni alle barche e alle vele. Gli allievi più motivati e audaci, tra i quali io ed Erica, convincono però gli istruttori ad uscire in mare con una flotta ridotta: un RS vision, un easy e un cat.

ImmagineIl Felappi ci si avvicina e ci dice:” Erica, Chiara, preparate i trapezi, oggi si plana”.

Cariche ed euforiche corriamo alla spiaggia ed armiamo, più in fretta del solito, il nostro vision grigio, tuttavia il primo giro non sarebbe toccato a noi ma a Bruno e Vittoria, ci sistemiamo così sul gommone con i nostri due istruttori Giovanni e Davide.

Dal mare vediamo come la forza del vento e l’onda formata crea problemi a ogni allievo: in particolare l’easy con l’equipaggio di iniziazione, nonostante la vela a fazzoletto, ha grosse difficoltà a navigare e riusciamo a sentire la nostra amica Chiara schiamazzare ad ogni scuffia. I gommoni della sicurezza sono super impegnati ad aiutare, assistere e a cambiare gli equipaggi affaticati.

A noi due tutto questo non fa che caricarci ancora di più.

Finalmente arriva il nostro momento, in un secondo ci ritroviamo a dominare con le nostre piccole forze e la nostra grande tecnica (si per dire -:) i laschi e le boline.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Dopo alcuni bordi Erica si stanca del trapezio e decide di prendere il timone. Subito punta il gommone del Felappi con sopra gli altri equipaggi del corso avanzato, ancorato pochi metri sopra vento rispetto a noi. Appena capisco la sua intenzione la incito ad avvicinarsi pericolosamente al gommone e nel momento in cui scorgiamo il ghigno invidioso di Bruno, Erica mi urla: “Battigli il cinque!”.

In una foto di quel momento si sarebbe potuto vedere la nostra possente imbarcazione sbandata di 45°, sovrastare il gommone sotto di noi e la mia mano incontrare quella di Bruno con stampato sul viso di tutti un sorriso adrenalinico. OLYMPUS DIGITAL CAMERAAl contrario non si sarebbero potute sentire le nostre soddisfatte risate e i successivi rimbrotti e richiami alla prudenza del capo corso Davide.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Nei bordi di lasco riusciamo anche ad issare il gennaker e planare, che dico? Volare! letteralmente sull’acqua a una velocità che ci sembra impressionante: la barca pare leggerissima e la nostra euforia sale alle stelle.

Verso metà pomeriggio, però, gli istruttori, rendendosi conto che gli esercizi programmati si stavano trasformando sempre di più in disperate manovre per non far scuffiare le barche, decidono di fare entrare uno per volta gli equipaggi seguendoli fino alla baia. OLYMPUS DIGITAL CAMERADecidono però che, grazie alla nostra bravura e esperienza maturata negli anni (!!!), il nostro vision sarebbe stato l’ultimo a rientrare, da solo.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Ironia della sorte dopo pochi secondi mi ritrovo in acqua, senza inizialmente accorgermi di essere ancora attaccata al trapezio e che, così, mi stavo tirando addosso la barca; cosa che puntualmente avviene. Che scuffia del piffero!!

E così, malgrado la fiducia nei nostri confronti, il gommone sicurezza si ritrova   a doverci aiutare e assistere nel rientro.

Alla sera tutti stanchi ma strasoddisfatti e felici, alternando un bicchiere di mirto (gli istruttori, per noi succo di frutta) e una risata in compagnia, sdraiati sulle amache sotto le fronde dei mandorli, ci si racconta, tra istruttori e allievi, le peripezie della giornata accarezzati da una lieve brezza fresca e salmastra, residuo del forte vento pomeridiano.

Chiara ed Erica, 20 agosto 2012


I JUNIOR A PORTO ISTANA: UNA GIORNATA DI STARK E SNORKELING

09/05/2013
Immagine

Levante 2012 – Porto Istana – Sardegna
Ragazzi pronti per l’uscita vela+snorkeling

È un assolato mercoledì a Porto Istana; a metà settimana i corsi junior prevedono una pausa nella normale didattica con le derive per fare una giornata di navigazione sugli Stark, i nostri cabinati usati normalmente per i corsi di “scuola di mare”, con una sorpresa che i ragazzi attendono da giorni: una uscita “snorkeling” in acque aperte. L’obiettivo didattico della giornata è stato discusso nella riunione istruttori del mattino: far assaggiare agli allievi una navigazione in mare aperto, fuori dai soliti circuiti intorno alle boe, facendoli sentire equipaggio di un cabinato che ha un luogo preciso da raggiungere: Punta Don Diego e il mitico relitto semisommerso.

DSC03465Ci imbarchiamo su tre Stark e lasciamo i gavitelli di ormeggio bordeggiando con una leggera brezza di NE; per uscire dalla baia di Porto Istana tra barche ormeggiate e secche non segnalate occorre bolinare di precisione: i ragazzi devono imparare subito a muoversi come equipaggio e, dopo le prime prove, le virate si succedono veloci e precise. Superando la base incrociamo i vision in linea di fila; proviamo ad ingaggiarli, ma non c’è storia: con grande stupore dei ragazzi, che forse  immaginavano lo Stark una barca lenta e poco performante, scopriamo che di bolina lo Stark è nettamente più veloce delle derive.

Come previsto, fuori il vento gira a SE e rinfresca: dovremo continuare di bolina! È il momento di tirar fuori la carta nautica, orientarsi e capire dove siamo visto che davanti a noi ci sono diverse isole e isolette e dobbiamo scegliere dove passare. La carta nautica è un’altra scoperta che coinvolge il mio equipaggio, anche perchè sono bravo a fare un po’ teatro, fingermi perso e preoccupato per la rotta da seguire. DSC03521Ma non è facile orientarsi su una carta se non si ha esperienza e infatti le prime osservazioni ci pongono nei punti più disparati; insegno allora come osservare la costa e riconoscere i punti cospicui, spiego cos’è un allineamento e come ci può aiutare la bussola di bordo; alla fine individuiamo il nostro punto nave sulla carta e non lo molliamo più: a turno un ragazzo seguirà la rotta sulla carta e ci darà indicazione sui passaggi più sicuri e quando virare.

P1030468Giungiamo così nei pressi del relitto, un cargo incagliato e semi sommerso adagiato sui bassi fondali davanti a Punta Don Diego: i resti rugginosi della coperta a pelo d’acqua, con il castello di prua inclinato su un lato fanno una certa impressione; “ma vedrete sotto che spettacolo, ragazzi”, dico: eh già perchè la nuotata la faremo proprio sul relitto. Dietro punta Don Diego ci aspetta una caletta riparata dalle acque terse e cristalline: prua al vento! Fermi, fondo all’ancora! Ecco un’altra manovra inconsueta per i miei giovani derivisti che la effettuano eseguendo gli ordini disciplinatamente come vecchi marinai. Il tempo di ammainare e imbrogliare le vele che vediamo arrivare il gommone di Axinella, la società di diving che collabora con noi per queste attività, con Gian Mario e Corrado che ci assisteranno nell’uscita; saliamo a bordo e Gian Mario fornisce a tutti maschera, pinne boccaglio e anche qualche muta per i più freddolosi e andiamo ad ancorarci sul relitto. Ci tuffiamo nell’acqua trasparente seguendo gli istruttori sub; la parte immersa del relitto appoggia su spuntoni di granito che hanno squarciato le fiancate, tutto intorno le rocce sono immerse in una prateria di posidonia che ondeggia tranquilla nella corrente. P1030463Pinneggiamo in gruppo circondati da sciami di pesciolini colorati, mentre tra le lamiere sul fondo fa capolini la grossa testa di una cernia. Scendiamo in apnea fra i resti del naufragio, nuotando tra il fumaiolo abbattuto e strutture contorte e incrostate; sul fondo si scorge l’elica della nave, staccata e ricoperta di vegetazione. Gian Mario scatto foto sub a raffica e i ragazzi fanno a gara a mettersi in posa volteggiando sotto il pelo dell’acqua. L’esplorazione del relitto dura quasi un’ora: una bella nuotata! Poi risaliamo sul gommone che ci riporta alle nostre barche anche perchè è ora di mangiare e la nuotata ha messo a tutti una gran fame: il pic nic preparato dalle cambu, riso freddo, panini e frutta viene divorato all’istante e poi c’è tempo anche per un riposino sdraiati al sole. Intanto la fresca brezza di SE non ha mollato e quando è ora di partire i ragazzi mi chiedono di provare lo spi, visto che il ritorno è tutto col vento in poppa; non me lo faccio certo ripetere: una breve lezione per ripassare le manovre e dividerci i ruoli e via, si issa. Torniamo zigzagando tra l’isolotto Reulino, Punta spalmatore e l’isola Piana, con tutto l’equipaggio attento e coordinato, per poi infilarci nella baia di Porto Istana. Arrivati al gavitello, mentre disarmiamo la barca, mi congratulo con i ragazzi che sono stati bravi e partecipi per tutta la giornata e la più grande soddisfazione per me è stata la loro domanda rientrando in base: “quand’è che usciamo ancora con lo Stark?”
Tiz


Vela e Trekking in Sardegna, 26/09 – 02/10 2012. Una vera settimana multipassione in policromia

13/10/2012

Corso sperimentale

BLU – VERDE – ROSA – BIANCO:
Ascesa a Punta Cannone – Tavolara


Quattro colori dominanti hanno caratterizzato la settimana trascorsa da un gruppo di levantini al corso sperimentale di vela + escursionismo terrestre: il blu del mare, il verde della macchia e dei boschi, il rosa dei graniti e il bianco del calcare di Tavolara. L’aggiunta di un’esplosione di fioriture dovute alle piogge di fine estate ha reso il quadro sempre più somigliante a una tavolozza impressionista.
Il suggestivo mix di colori di questa stagione ha accompagnato il mix intenso di attività che il gruppo ha realizzato: non solo navigazione ed escursionismo, ma anche cultura, approfondimenti naturalistici e di storia locale e, ovviamente, enogastronomia con porcettu e cannonau, zuppa gallurese, pesce…

Uscite vela su Stark – equipaggio


La novità: il trekking
Andiamo con ordine: il programma prevedeva un’alternanza di uscite in barca, sugli Stark, e di escursioni a piedi, alcune impegnative con l’assistenza di una guida, altre più facili e turistiche senza guida. Ne è uscito un “corso” vario, molto apprezzato dai partecipanti, di grande interesse e fascino grazie anche alla presenza di Massimo Putzu, la nostra guida, grande conoscitore del territorio, della cultura e della storia sarda, naturalista e guida escursionistica professionale (http://www.tramontanaescursioni.ea29.com/ ).
Qui voglio parlare soprattutto della parte escursionistica del corso, la vera novità tra le nostre proposte sportive; le uscite su Stark, di esplorazione dell’arcipelago, hanno fatto da contrappunto, per completare anche l’angolo di visuale, all’esplorazione via terra dei dintorni; le uscite, assai gradite, sono state condotte con didattica da iniziazione visto che alcuni partecipanti erano alla prima esperienza nautica.

S. Pantaleo e le torri granitiche
La prima escursione è stata alle Torri granitiche di San Pantaleo, a circa 25 km dalla base. San Pantaleo è un piccolo borgo autentico, contornato da un massiccio granitico, con altezza massima di 800 mt. che lo separa dalla Costa Smeralda e dal golfo di Canniggione.

S. Pantaleo – Torri Granitiche


Questa separazione anche fisica dalla costa più famosa della Sardegna l’ha preservato praticamente intatto, senza gli eccessi edilizi delle località vicine, mantenendo un fascino antico e rurale. Quella mattina sulla piazza della chiesa si svolgeva il mercato settimanale, in un tripudio di colori e profumi di Sardegna. Appena fuori dal paese inizia il sentiero che conduce ai torrioni granitici: il programma prevedeva il giro alla base delle torri, con un percorso facile e senza grandi dislivelli di circa 5 ore; buona parte del sentiero si sviluppa sotto boschi e macchie di leccio, ginepro, erica arborea, olivastro.

S. Pantaleo – Torri Granitiche


Bello! Molto bello, però … Poco a poco le guglie granitiche che intravediamo sopra di noi tra le fronde esercitano un’irresistibile attrazione: “Non si può salire in cima e vedere il panorama dall’alto?” (Costa Smeralda da un lato, piana di Arzachena dall’altro). Massimo non se lo fa ripetere, ruota di 90° e comincia a inerpicarsi in un vallone detritico incuneato tra costoni e pareti a picco; tira fuori dallo zaino delle cesoie e, dove serve, si apre il varco tra rovi e cespugli. Man mano che si sale il percorso diventa un po’ più alpinistico, non difficile in realtà, con alcuni passaggi un po’ esposti che superiamo brillantemente (con qualche aiutino di Massimo). Siamo circondati da un paesaggio aspro, lunare: enormi rocce levigate dal vento strapiombano verso il bosco ormai lontano; in alto le creste erose dal salmastro sono disegnate di fantastici merletti, con figure che accendono la fantasia. Una è la testa di una cane, l’altra sembra un vecchio con la barba, quella è il rostro dell’aquila!
In circa un’ora e mezza di salita arriviamo alla cresta (a circa 700 mt di altezza) e vediamo dall’alto la Costa Smeralda e le isole di Mortorio: peccato solo il cielo velato e la visibilità non ottima. La discesa sull’altro versante segue un sentiero ben tracciato che progressivamente rientra nella macchia dove, all’ombra di un boschetto di lecci, facciamo una meritata merenda.

S. Pantaleo – Torri Granitiche


La variante alla cresta ha caratterizzato l’escursione come EE (escursionista esperto) e ha ovviamente allungato il percorso previsto: in tutto 7 ore.

S. Pantaleo – Torri Granitiche


Note a margine: abbiamo raccolto circa 2 kg di porcini reali, finiti in uno splendido risotto alla sera; di questi uno era veramente da esposizione: più di sette etti e sanissimo. (porcini in Sardegna??!??). Inaspettato incontro con tre testuggini marginate, una assai vecchia e di ragguardevoli dimensioni (50 cm. di carapace) e con due splendidi e isolati esemplari arborei: un maestoso Ginepro, probabilmente vecchio anche di 1.000 anni e un Leccio di almeno 5 secoli. Vetuste presenze sfuggite quasi miracolosamente al disboscamento intensivo operato nei due secoli scorsi, quando la Sardegna forniva traversine e carbone vegetale per lo sviluppo ferroviario del Regno di Sardegna (Piemonte) prima e del Regno d’Italia poi: storie di ordinario sfruttamento coloniale che ci racconteremo un’altra volta.

Un po’ di vela per godersi il mare di Sardegna

Capo Ceraso e il Parco fluviale di Padrongianus
Il tempo incerto e un po’ piovoso dei giorni successivi ci ha fatto rinviare l’escursione a Tavolara, permettendoci però di fare passeggiate meno impegnative nei pressi della base; alcune già praticate quest’estate quali la salita all’osservatorio antincendio sul monte Maladrummì (fantastico panorama sul golfo di Olbia e su quello di Porto Istana) o il giro delle spiagge delle Tre Sorelle, del Dottore, di Porto Legnaiolo, con splendidi bagni in acque smeraldine, o il giro della baia di Porto Istana fino alla costa Corallina.

Capo Ceraso e Parco fluviale di Padrongianus


E altri di nuovi: Capo Ceraso, lungo la costa nord del promontorio fino alla torretta militare sulla punta che fronteggia il profilo tozzo di Tavolara, con vista a 180° da Capo Figari a Punta Coda Cavallo; ma anche il parco fluviale del Padrongianus, il fiume che sfocia alle Saline nel lato sud del golfo di Olbia, con salita alla collinetta che separa la valle dalla piana dell’aeroporto sulla quale si trovano i resti di un nuraghe.

Parco fluviale di Padrongianus – resti Nuraghe


Per scoprire che nel 1.500 a.C. esisteva un sistema di torri nuragiche lungo la costa, poste a difesa, ma anche indispensabili per la navigazione e per l’entrata nei porti attraverso precisi allineamenti dati dai fuochi accesi sui tetti. (Ma come? Non si diceva che gli antichi popoli sardi non erano navigatori? Altro luogo comune, ci spiegherà poi Massimo, sfatato dalle più recenti ricerche archeologiche).

Parco fluviale di Padrongianus – Torretta di Capo Ceraso


Sardegna – vela e trekking – Spiaggia raggiungibile con breve escursione dalla Base Levante


Tavolara
E finalmente, l’ultimo giorno, l’escursione più attesa: ascesa a Punta Cannone, cima più alta di Tavolara, 564 mt. Sull’isola arriviamo con il capiente gommone di Axinella, condotto da Gian Mario che ci apre il bungalow dell’info point per attrezzarci (imbrago, moschettoni, caschetto) e lasciare il bagaglio superfluo.

Vela e trekking in Sardegna – Spiaggia raggiungibile dalla Base Levante con breve escursione


La salita è classificata EEA (escursionista esperto attrezzato), perchè l’ultimo tratto è su roccia esposta attrezzata con corda fissa, mentre la discesa si fa con una calata in corda doppia. Sull’isola però ci sono anche percorsi turistici per chi non se la sente di arrivare alla cima: il giro di Spalmatore di terra e la passeggiata fino a Punta la Mandria.

Passeggiata verso Punta Mandria


Il percorso inizia proprio da qui: un facile sentiero, quasi una stradina che sale lungo la costa sud ovest, dove si trovano i resti dei forni di produzione della calce, attività fiorente fino alla metà del secolo scorso.
Poi il percorso procede in massima pendenza lungo ripidi ghiaioni di roccia bianca, quasi abbacinante nel sole, e sfasciumi calcarei che ci fanno capire l’origine geologica dell’isola: una piattaforma di sedimento calcareo su un basamento più antico di granito.

Ascesa a Punta Cannone – Tavolara


La salita, pur faticosa, è accompagnata dalla continua vista del mare, che pare appena sotto di noi, quasi a portata di tuffo; il paesaggio è grandioso: si vede al di là di Punta Coda Cavallo fino a San Teodoro e la spiaggia della Cinta;

Ascesa a Punta Cannone – Tavolara


le isole dell’arcipelago risaltano nettamente sullo sfondo blu cobalto del mare, pare di toccarle; e più in là Porto Istana e Capo Ceraso. Si arriva dopo un passaggio in roccia a una cengia erbosa da cui parte il tratto finale alpinistico.

Ascesa a Punta Cannone – Tavolara


Alcuni si fermano, gli altri affrontano l’ultima fatica assicurandosi con corda e moschettoni e arrivano alla cima,

Tratto alpinistico – Ascesa a Punta Cannone


dove viene sventolata la bandiera CNL!
Eolo però ci gioca lo scherzo: il tempo, variabile per tutta la salita, alternando sprazzi di sole terso e luminoso a veloci passaggi nuvolosi, si mette al brutto e un violento acquazzone sorprende i nostri prodi bagnandoli completamente e complicando non poco la discesa.
Ci si asciugherà all’arrivo, al ristorante di Tonino mangiando panini davanti a un caffè bollente. Complessivamente cinque ore di escursione.
Note a margine: abbiamo incrociato storie (non tanto antiche) di tremenda fatica sul lavoro nei forni di calce, quando cavatori di pietra e boscaioli portavano le pietre estratte dalle rocce e il legname da combustione ai forni posti lungo la costa; e il trasporto poi, talvolta su improbabili barche a remi, della calce viva o delle stesse pietre verso il porto di Olbia (10 miglia) con la paura che montasse il maestrale a mandare tutti indietro o a fondo.
Da approfondire: la complessa struttura geologica dell’isola, in pratica una montagna dolomitica appoggiata su una piattaforma di granito quasi tutto sommerso tranne per alcuni costa nord: unica formazione calcarea di rilievo di tutta la Gallura; la flora, rigogliosa e fiorita dopo le recenti piogge; l’incontro con l’animale più noto dell’isola, la capra dai denti d’oro (colorazione dovuta alle particolari erbe che costituiscono la sua dieta) e il desiderio di vedere l’aquila, che ha dei nidi sulle cime e ogni tanto viene avvistata. E poi, la dolcezza, in contrasto con l’asprezza verticale della montagna subito incombente, dello Spalmatore, lingua di terra e sabbia che si allunga nel mare e vi si perde. Qui tenaci specie alofile difendono la duna dal vento e dal mare, qui in un minuscolo cimitero quasi a livello del mare riposano i re di Tavolara. Già, abbiamo anche conosciuto Tonino Bertoleoni, l’ultimo re di Tavolara. (perchè non lo sapevate che Tavolara era un regno? Il più piccolo del mondo, dicono).

Su Punta Cannone sventolano le vele Levante

Work in progress
L’esperienza è stata assai positiva e andrà sicuramente riproposta; molte altre sono le mete non molto distanti dalla base da scoprire: il Monte Nieddu, alle spalle di san Teodoro o Capo Figari con la casa di Guglielmo Marconi che da qui sperimentava le prime trasmissioni radio con il continente; e perchè no? Tiscali alla scoperta del villaggio nuragico completamente racchiusa all’interno di una gigantesca dolina carsica.
Senza dimenticare il mare e la vela: perchè da qui partiamo, dallo spirito di avventura e dalla curiosità verso il mondo che sono propri dei marinai; approdati su coste sconosciute a esplorare terre nuove.

(Tiz)


ESTATE 2012 – LA BASE

06/09/2012
EHMMM... PEZZO DI FAUNAALBERI E ROCCEVEGETAZIONE LUSSUREGGIANTELA BASE LEVANTE DI PORTO ISTANA - ESTATE 2012LA BASE LEVANTE DI PORTO ISTANA - ESTATE 2012VISTA PANORAMICA DELLA BASE
I PERCORSI PE RIL MAREI PERCORSI PER IL MAREFLORASIGNSLA BASE LEVANTE DI PORTO ISTANA - ESTATE 2012LA FLOTTA
LE BARCHE NELLA NATURALA BASE LEVANTE DI PORTO ISTANA - ESTATE 2012I BAGNI INTERNII BAGNI INTERNILE CAMERATE "TUTTI INSIEME"LE CAMERATE "TUTTI INSIEME"
I DORMITORILA BASE LEVANTE DI PORTO ISTANA - ESTATE 2012I DORMITORI - PORTO ISTANA - LEVANTEI DORMITORI LA SERA IN PIENA NATURASUONA LA CAMPANA!

ESTATE 2012 – LA BASE, un set su Flickr.

La base descritta per immagini


Porto Istana 2012 – Facce da Levante

21/08/2012
FACCE DA LEVANTE!!! - GIUGNO N2012FACCE DA LEVANTE!!! - GIUGNO N2012FACCE DA LEVANTE!!! - GIUGNO N2012FACCE DA LEVANTE!!! - GIUGNO N2012FACCE DA LEVANTE!!! - GIUGNO N2012FACCE DA LEVANTE!!! - GIUGNO N2012
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Porto Istana 2012 – Facce da Levante, un set su Flickr.


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